Hannah Arendt e il declino del Nolfi a Fano

Vorrei ricollegarmi alle argomentazioni opposte dal preside Grilli alla mia semplice constatazione di fatto del suo rifiuto a mandare i suoi studenti all’incontro di sabato 19 gennaio “Vivere per la legalità”, dedicato a Paolo Borsellino, di cui quel giorno ricorreva la nascita, organizzato dal Mov. Agende Rosse PU.

Leggendo  tali  motivazioni mi sono reso conto che la scuola che io vorrei per mia figlia è una scuola pubblica totalmente diversa da quella preconizzata da Grilli, e vorrei portare il discorso su un livello più “alto” che il semplice, e scontato, “ogni giorno di lezione persa è un danno grosso” per i nostri studenti.

E parlo da genitore, eletto rappresentante dei genitori dalla classe di mia figlia al liceo linguistico.

Innanzitutto voglio premettere la mia scelta di fare l’incontro al mattino non era tanto per avere 600 studenti senza spese di pubblicità, quanto perché sono convinto che quei messaggi, di Pippo Giordano, Daniele Paci e Pino Finocchiaro erano altamente educativi per una platea di giovani, perché “se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente mafia sparirà”,  e quindi al mattino  li potevo avere tutti presenti (anche se non tutti attenti…).

E ritengo offensivo parificare la commemorazione di Paolo Borsellino alle tante iniziative interessanti che si fanno a Fano: a parte la Giornata della memoria, a cui Grilli da 10 anni non aderisce, ci sono iniative e iniziative. E, con tutto il rispetto per altre iniziative (in genere lodevoli e formative), alcune assumono un valore anche simbolico più significativo e educativo di altre.

La scuola che io vorrei, oltre a trasmettere nozioni, dovrebbe anche insegnare a come pensare.

C’è un’enorme differenza, come comprese Socrate, tra l’insegnare alle persone cosa pensare e l’insegnar loro come pensare. 

Il pensiero è un dialogo con il proprio io interiore. Quelli che pensano pongono domande, domande che coloro che detengono l’autorità non vogliono siano poste.  E sabato gli studenti presenti hanno posto ai relatori varie domande molto intelligenti, probabilmente stimolati dai discorsi che avevano sentito.

Questa capacità di pensare è baluardo contro ogni autorità centralizzata-sia esso il ministro, o il preside – che cerchi di imporre un’obbedienza stupida.  Quelli che sono in grado di porre le domande giuste sono armati della capacità di fare una scelta morale, di difendere il bene contro le pressioni esterne.  Ed è per questo che il filosofo Immanuel Kant pone i doveri che abbiamo verso noi stessi prima dei doveri che abbiamo verso gli altri. Il riferimento, per Kant è il rispetto di sé. Quel che ci dà valore e significato come esseri umani è la capacità di sollevarci ed opporci all’ingiustizia. Quelli che obbediscono docilmente alle leggi e alle norme imposte dall’esterno – comprese le leggi religiose – non sono esseri umani morali.   “Il male più grande che sia stato perpetrato,” ha scritto Hannah Arendt, “è il male commesso dai nessuno, ovvero dagli esseri umani che rifiutano di essere persone.” Come ha puntualizzato la Arendt, dobbiamo aver fiducia soltanto in coloro che hanno questa consapevolezza di sé stessi. Questa consapevolezza di sé stessi viene solo dalla coscienza.E dovrebbe essere compito della scuola trasmettere questi valori di auto-consapevolezza.  Dobbiamo temere, parafrasando  la Arendt, quei presidi e quegli insegnanti il cui sistema morale è costruito sulla struttura inconsistente dell’obbedienza cieca.   “I malvagi peggiori sono quelli che non ricordano perché non hanno mai prestato attenzione alla questione e, senza ricordo, niente può trattenerli,” scrive la Arendt.  “Per gli esseri umani, pensare al passato significa muoversi nella dimensione della profondità, gettando radici e così rendendosi stabili, in modo da non essere spazzati via da qualsiasi cosa possa accadere”. 

L’atteggiamento  del preside Grilli, inoltre, alla lunga finisce per squalificare la scuola agli occhi dei suoi cittadini.

Cosa che potrà avere (e de facto ha già da diversi anni) severe ripercussioni negative nel numero degli iscritti.

Il Liceo, quello serio, deve essere punto di riferimento culturale nel tessuto cittadino. Il Nolfi lo è sempre stato, soprattutto negli anni settanta e ottanta. Ora  questo ruolo è stato lentamente ma inequivocabilmente assunto dal Liceo Scientifico.

Noi che lo guardiamo da fuori non possiamo non notare questa progressiva perdita di credibilità e di funzione trainante, che una scuola come un Liceo Classico “deve” e non solo “può” avere nella propria città.

Un atteggiamento che  conviene tanto all’insegnante ligio al dovere, a colui che interpreta il suo ruolo in modo meccanico e tecnico (entrare in classe in orario, fare il “programma”, assegnare i due voti “minimi” a quadrimestre… e per il resto chi s’è visto s’è visto), ma che non può non destare qualche legittimo sospetto in tutti gli altri insegnanti, e spero siano la maggioranza, che interpretano il loro ruolo con passione e senso civile che educare i giovani è, o dovrebbe essere, più una missione che un lavoro.

Ettore Marini – rappresentante dei genitori della IA del Liceo Linguistico Nolfi e coordinatore prov.le del Mov. Agende Rosse

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