Suggestioni

Michele si tolse il cappello.

Aveva camminato di buon passo, e ora aveva bisogno di scoprirsi.

La giornata di primavera era cominciata col freddo della notte sparso sopra le auto coperte di brina.  Ma ora, a metà mattina, dopo due ore di passeggiata, cominciava a sentire caldo.

Era uscito di casa senza una meta precisa, così decide di lasciare il centro della città, e dirigersi verso la campagna, facilmente raggiungibile attraverso il parco.

Osservando le chiome degli alberi si accorgeva di quanto i colori di quei fiori rosa, bianchi , o lillà, gli riempissero l’animo di emozioni, ed i profumi di quella natura al suo risveglio, lo riempisse di meraviglia e stupore. Una cosa che si ripeteva, regolarmente, ogni anno.

Michele si ritrovò a pensare a se stesso bambino, che andava spesso ai giochi dentro al parco, tenuto per mano da sua madre, e di ogni cosa che vedeva chiedeva perché…

“Perché, mamma, gli uccelli volano così veloci?”, oppure “Mamma, perché quel vecchietto che vediamo tutte le volte seduto là, sulla stessa panchina, è sempre da solo?”

Domande che rimanevano sospese in aria, sempre senza risposta. Come quella volta che chiese “Mamma, perché certi giorni mi chiudi nella mia cameretta, mi metti su una videocassetta dei miei cartoni preferiti, e tu te ne stai in salotto a ridere col tuo amico?”

Per Michele, quella mattina di primavera,  togliersi il cappello era stato come togliere il coperchio alla pentola dei ricordi, che fluivano fuori come il fumo dell’acqua che bolle…

finché un giorno mi hai chiuso in camera, ma dopo un po’ sei tornata dicendomi “Dai, preparati, ti porto al parco, ai giochi.”, ma avevi già messo gli occhiali da sole, e da sotto gli occhiali scendeva una lacrima… Quel giorno, me lo ricordo come fosse ieri, invece di tenermi la mia mano, così piccola nella tua così calda, me la stringevi forte forte, e io ti chiesi “Mamma perché piangi?”, e tu per la prima volta mi hai risposto “Non è niente, piccolino mio, non è niente”

Un colpo di vento freddo colpì Michele con violenza , costringendolo a rimettersi il cappello; improvvisamente, come era cominciato, il flusso di ricordi terminò, come se avesse rimesso, insieme al cappello, il coperchio sulla pentola. Il freddo lo aveva riportato alla realtà.

L’attenzione di Michele, fatti pochi passi, fu attratta da un parlottio: girò la testa verso la panchina del parco, quella panchina, e con sua grande sorpresa vide seduto là lo stesso vecchietto di trent’anni prima.  Questa volta non era solo, c’era accanto a lui un bambino, che assomigliava stranamente a lui da piccolo…”Oddio – pensò Michele – mi sembra di essere dentro a un romanzo!”

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