«Ora tu sei, Minestra, de’ miei versi l’oggetto / E dir di abbominarti mi apporta un gran diletto. Ah, se potessi escluderti da tutti i regni interi»

L’infanzia spensierata di baby Leopardi
ALESSANDRA ROTA
A Giacomo Leopardi da piccolo non piaceva la minestra, soprattutto se di semolino. Tanto che a 11 anni compose una poesia dal titolo inequivocabile Contro la minestra : «Ora tu sei, Minestra, de’ miei versi l’oggetto / E dir di abbominarti mi apporta un gran diletto. Ah, se potessi escluderti da tutti i regni interi». Paolo Di Paolo nel libro Giacomo il signor bambino racconta che questa lirica, da lui riscoperta per caso un’estate mentre era a Salamanca, lo ha invogliato a scrivere una favola che ha come protagonisti i fratelli Leopardi, descritti nella loro umanità di bambini birichini e pronti a inventare storie e scuse fantasiose per giustificarsi. Un’incantevole fiaba dal sapore antico, che si svolge nella casa del severo Monaldo dove però Paolina, Carlo e Giacomo si muovono come tutti i ragazzini del mondo e il futuro poeta non si accorge nemmeno del peso dei suoi nomi, che sono sei: «dal lunedì al sabato. Dal sabato sera si può stare senza nome ». Come gioca l’autore delle
Operette morali ? Organizza battaglie in cui interpreta Achille. Ma, per tornare alla minestra, Giacomo mette su una vera e propria spedizione che ha come obiettivo quello di far sparire il semolino, indispensabile ingrediente per l’odiata pietanza. Così per una settimana ci saranno frittelle, maccheroni, paste frolle e dolcetti. Per organizzare il «fattaccio » però ci vuole il buio e l’appuntamento è in cucina alle tre di notte, bisogna avere degli aiutanti e allora è necessario coinvolgere i burattini che distraggano la ringhiante cagnetta Dorina. A distruggere i sogni del piccolo Leopardi ci si mette il cuoco che, purtroppo, ha smarrito in un cassetto la felicità. L’introduzione è di Mario Martone, le bellissime illustrazioni di Gianni De Conno.

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