Poesia dedicata a PierPaolo Pasolini da Silvia Cecchi in occasione dell’evento “Pasolinianamente”

Mi fai venire in mente

Khaled Al Assad, il guardiano di Palmira

l’archeologo anziano, il custode di vestigia,

l’uomo sapiente, il dolce e mite chicco di grano.

D’un tratto un boia incappucciato, un formulario

tetro e volgare, l’interminabile tortura:

finché non parli– grida – finché non dici i tesori dove sono.

Il vecchio tace.

Dopo un mese nella foto pubblicata

è un corpo senza capo

che pende ad un legaccio

stretto ai piedi a un palo di semaforo

sulla pubblica via.

Un rudere umano mai così sacro..

Tu così diverso, Pierpaolo, nella fame di verità possibile

nella furia di verità impossibile.

Un’altra vita.

Ma anche tu chicco di grano

massacrato.

E per entrambi

l’alba è sorta un giorno grigia

come una sabbia di terra e ghiaia

come l’erba di una notte senza luna

la stessa alba fredda che da sempre langue

per sempre nata morta,

l’alba che sussurra:

l’ultima parola umana, la più degna

può essere detta

soltanto con il sangue.

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