“Io sono una forza del Passato” diceva di sé Pier Paolo Pasolini

Estratto da “LA RICOTTA” dal film ad episodi “RO.GO.PA.G”, episodio diretto da P.P.Pasolini, che fa parlare per sé Orson Wells, a cui fa dire cosa pensa della società italiana (“il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa) della morte ( ” da marxista è un problema che non mi pongo”) di Federico Fellini ( “egli danza…”); poi sempre a Wells fa leggere un bellissimo passaggio del suo libro Mamma Roma, da cui è tratto il film,  che naturalmente il giornalista NON CAPISCE:  “Lei non ha capito niente perché è un uomo medio” dice Pasolini/Wells al giornalista, e poi “Ma lei non sa cos’è un UOMO MEDIO?, è un MOSTRO, un pericoloso delinquente, un CONFORMISTA, COLONIALISTA, RAZZISTA , SCHIAVISTA, QUALUNQUISTA!”

“Io sono una forza del Passato. 
Solo nella tradizione è il mio amore. 
Vengo dai ruderi, dalle Chiese, 
dalle pale d’altare, dai borghi 
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi, 
dove sono vissuti i fratelli. 
Giro per la Tuscolana come un pazzo, 
per l’Appia come un cane senza padrone. 
O guardo i crepuscoli, le mattine 
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo, 
come i primi atti della Dopostoria, 
cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe, 
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato 
dalle viscere di una donna morta. 
E io, feto adulto, mi aggiro 
più moderno d’ogni moderno 
a cercare i fratelli che non sono più”.

In questi versi c’è probabilmente la più consapevole e disperata dichiarazione di poetica di Pasolini: il suo sentirsi estraneo a un presente sempre più omologato e a un futuro le cui premesse descrivono come un deserto culturale. 
“E’ un’idea sbagliata – dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica – quella che io sia un… ‘modernista’. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o ‘monumentale’, come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia”.

[Articolo apparso sul numero 42 di “Vie Nuove” il 18 ottobre 1962] 

“Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E’ ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell’uomo, del suo passato. 

[Articolo su “Vie Nuove” del 22 novembre 1962 intitolato “Risposta ad un insoddisfatto”] 

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