Islanda, hot dog e sommergibilisti… di Gabriele Romagnoli

La serie Mondovisioni di Gabriele Romagnoli è online su Repubblica. it
Nella notte di Reykjavik aspettando che passi il buio
Se ti svegli spesso nel cuore della notte, alle 4 e 32, sai di che cosa sto parlando. Dello sconforto provocato dal pensiero: è ancora lunga, ci vorrà tempo prima che ricominci il giorno, torni la luce, la vita riprenda, e io sono qui, come un sogno nella testa di chi dorme, ad aspettare. Immagina che succeda a Reykjavik, in Islanda. Immagina l’attesa. Eppure è proprio quello il tempo che conta: perché non accade altrove e ti insegna qualcosa. Esci dall’albergo in una non-alba gelida, è novembre, ma c’è il ghiaccio intorno e resterà così fino a primavera inoltrata. È buio, ma sono rimasti accesi i lampioni nelle strade e le abat-jour alle finestre, chissà perché tutte di lato, come sentinelle, ordinate. Il sole non sorge, la vita non ricomincia con gli stessi ritmi. Quando lo fa, è in punta di piedi. Le persone si aggirano come ladri, le auto ovattate dalla neve. Non ci sono serrande che si sollevano, porte che si aprono. Piuttosto, qualcuno non chiude mai. Nel caso, gli verrebbe di farlo nelle quattro ore di luce, per una forma di ripicca. Tutta la letteratura islandese è una questione di disgeli: storie sepolte, delitti che tornano a galla, ogni cosa è illuminata, ma artificialmente. Come le serre che rifulgono nel deserto di neve: qualunque cosa ci coltivino è oro. Come questo silenzio.
«Hot dog! I migliori in città! I migliori al mondo!».
Il grido inaspettato proviene da una baracchina accanto al porto. Ha colori squillanti, lampadine da camerino per illuminarla, una donna rubizza all’interno, sotto l’insegna di una gioiosa salsiccia. Ora: io evito la carne rossa, ma non in modo talebano. E un hot dog in Islanda, come colazione alle otto, nell’oscurità, è una tentazione irresistibile. Viene fuori che la venditrice si chiama Maria e la baracchina Baejarins Betzu. È famosa nel mondo: alle sue spalle c’è un ritaglio di Forbes, la rivista di cui tutti sanno una cosa sola: che elenca i più ricchi del mondo. Come ci è finito un chiosco che vende hot dog? Uno: nel 2004, attratto dallo stesso grido, si fermò a mangiarne uno Bill Clinton. Due: date le quattro sedi in Islanda si calcola che non esiste un solo abitante del Paese che non si sia fermato almeno una volta. Tre: dura da settant’anni e ha fatto effettivamente ricca la famiglia Krismunsdottir che l’ha fondato.
Una delle cose che scopri viaggiando è che i filosofi non li incontri necessariamente nelle università. Può capitarti a un angolo di strada, su un molo, a un chiosco. Con una frase ti spiegano cose che altri impiegano un libro a dirti senza riuscire a essere convincenti perché manca loro la forza di un esempio. Maria guarda la notte che non si schioda dal cielo. Seguo il suo sguardo e arrivo alle insegne al neon delle banche che si riflettono sul ghiaccio. Qui, anni fa, splendeva la Landbaski della famiglia Asgeir. Aveva creato una controllata online chiamata Icesave, risparmi congelati. Erogava mutui fino al 100 per cento della necessità, potevi comprare casa senza avere un soldo (e come speravi di ripagare?). Offriva interessi fuori scala in tutta Europa, attirò sterline inglesi e fiorini olandesi. Accumulò debiti per 4 miliardi di dollari. Fece il botto la notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2008. Fu la notte più lunga dell’Islanda, durò anni. Gli Asgeir fuggirono sull’aereo privato, il Paese affondò. La disoccupazione passò dallo 0,5 all’8,2 per cento, quattro banche finirono sull’orlo del fallimento, la valuta crollò. Trecentomila persone abituate al paradiso caddero sulla terra.
Maria lo ricorda come un atterraggio brusco, anche se gli hot dog divennero più diffusi dell’aragosta, per ovvi motivi. Poi quel che accadde in Islanda è noto, ma fino a un certo punto, perché per qualche motivo ai media piacque più la prima parte della storia della seconda e la seppellirono. Fu cancellata una classe di governo, nella politica e nella finanza, venne riscritta la costituzione, decretati l’austerità fiscale, il controllo sui movimenti di capitali, il blocco di quelli stranieri. Curiosamente, venne dato più potere alle donne. Non fu facile, ma la barca si raddrizzò, oggi la disoccupazione è dimezzata, la moneta rivalutata, la legalità riaffermata su più solide basi. Nei posti che contano, solo facce nuove. Un esempio da oscurare.
È lì che Maria diventa filosofa. Guarda lontano, dove non si annuncia una sola striscia di luce rossastra, mentre il campanile batte le nove e dice: «Quando hai visto notti come questa che sembra infinita eppure passa, sai che ce la puoi fare, che le cose cambieranno ».
L’annoto sul taccuino di aforismi dei filosofi inconsapevoli. La precede il capo silurista Mario Cattanea. Il regista Francesco De Robertis e il suo assistente Roberto Rossellini cercavano sommergibilisti veri per girare Uomini sul fondo e gli fecero un provino. Lo scartarono perché, anche in quella trappola d’acciaio, risultava sorridente. Perché? «Perché non importa quanto sei sceso, se resti vivo prima o poi torni a galla »

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