Recensione a “La cameriera era nuova” di Dominique Fabre

Questo breve romanzetto di 90 pagine di agevole lettura è scritto in prima persona e narra la quotidianità di un cameriere, Pierre, e di tutto quello che gli passa per la testa durante alcune giornate di lavoro. Appartiene al filone introspettivo, il cui capostipite fu Arthur Schnitzler.
La trama, molto semplice, narra della mattina in cui arriva in un bar-ristorante situato vicino alla stazione di Asnières, periferia di Parigi, la nuova cameriera, in sostituzione di Sabrina, malata. A un certo punto della giornata, però, il padrone del ristorante improvvisamente se ne va, lasciando le consegne a Pierre. Quando arriva al ristorante la moglie del padrone, costei è molto turbata dall’assenza del marito, perché a conoscenza di alcune sue scappatelle precedenti; e sia lei, che Pierre, sospettano subito che il padrone sia andato dall’avvenente Sabrina.Il matrimonio dei due padroni sembra franare, e Pierre si sente responsabilizzato a fare qualcosa… Dopo alcuni giorni in cui Pierre cerca di consolare la padrona, anche costei sparisce; alla fine si faranno vivi entrambi dicendo a Pierre che non sarebbero più tornati e che avevano ceduto l’attività, facendolo ritrovare improvvisamente senza lavoro, a 56 anni suonati…

Si, perché il cruccio primario di Pierre è proprio la sua età, che ritorna come leit motiv in tutti i suoi pensieri; e proprio sul filo conduttore dell’età, egli ripercorre tutta la sua vita, amorosa, emotiva, lavorativa, facendoci immergere nella mentalità di un cameriere, attaccato al suo lavoro, che sa ascoltare le confidenze dei clienti del bar, e delle sue emozioni nel suo rapporto con i vari personaggi del libro.

Insomma, un romanzo breve scritto in modo elegante, con grande attenzione al contesto sia umano (notevoli le figure del cuoco di colore e le sue “cuginette”, la cliente vestita di rosso, molto affascinante, il ragazzo grande lettore che leggeva Primo Levo, “Se questo è un uomo”) sia climatico, con la’vanzare dell’autunno, e le sue foglie morte che occupano, fra l’altro, tutto il pavimento del ristorante, in un incubo ricorrente di Pierre.

A me è piaciuto, l’ho letto in tre ore, lo consiglio proprio.

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