“I tabù del mondo un lungo viaggio alla scoperta di ciò che siamo” di Massimo Recalcati

Il nostro tempo non sembra conoscere più l’ombra tetra del tabù. L’enfasi della libertà da ogni vincolo sembra aver demolito ogni rispetto nei confronti del senso del limite che l’esistenza del tabù indicava. In primo piano è una volontà di autoaffermazione che giudica oscurantiste tutte quelle ragioni che vorrebbero imporle degli ostacoli. Al nostro tempo sfugge il nesso che lega l’esperienza del limite a quella del desiderio. Nella lettera ai Romani Paolo di Tarso mostra, infatti, come sia proprio l’esistenza
stessa della Legge a fare esistere il peccato. Senza la Legge non vi sarebbe né senso della trasgressione, né senso di colpa. È quello che accade nel mito biblico di Adamo e Eva di fronte all’albero della conoscenza: il sonno pacifico della loro innocenza viene interrotto dall’introduzione di un divieto che impone la definizione di una soglia che non si deve valicare. Ma l’effetto di questo divieto non è quello di spegnere il desiderio trasgressivo, ma di alimentarlo insieme all’angoscia che comporta il dramma inedito della scelta: mangiare o non mangiare il frutto proibito? Lo sanno bene anche i bambini: l’oggetto interdetto — l’oggetto sul quale cade la proibizione — è il più desiderato. Il che significa che la Legge non è semplicemente un antagonista repressivo del desiderio, ma lo alimenta continuamente. Un esempio istruttivo e simpatico, se non fosse stato per me assai spiacevole, è accaduto diversi anni fa nel mio studio.
Una paziente cleptomane oltre a raccontarmi in seduta della sua attitudine irresistibile al furto, si appropriava regolarmente dei miei libri in sala d’attesa… Non potevo ovviamente avere la certezza che fosse lei la ladra dei miei libri e ogni mio tentativo di immaginare una replica veniva subito frustrato dall’esigenza di non alterare la neutralità del setting analitico. La mia segretaria, essendo una donna dotata di grande senso pratico, si offrì, vincendo le mie perplessità, per risolvere la situazione: scrisse perentoriamente su dei cartelli appositamente situati sulla libreria: «Questi libri non sono in consultazione ». In sostanza dichiarava — come fece il Dio della scena biblica — i libri presenti nello studio oggetti interdetti, impossibili da prelevare. Ma la sua strategia non tenne in giusta considerazione la lezione di quel mito, ovvero il nesso paradossale che unisce il desiderio alla sua interdizione. Un’epidemia di furti di libri si innescò, con mia grande afflizione.
Questa scenetta mostra molto meglio di saggi paludati il nesso che unisce il desiderio trasgressivo alla Legge. Avviene in ogni regime proibizionista: il divieto di usare determinate sostanze, anziché scoraggiare la loro attrattività, la potenzia. Il punto è che non esisterebbe crimine, violazione, profanazione, furto, senza l’esistenza della Legge. Il che non significa che la Legge sia il Male o lo alimenti, come crede invece il marchese De Sade. Piuttosto è solo l’esistenza della Legge e i tabù che essa genera che rendono la vita umana.
Prendiamo le cose da loro inizio: quale è la parola decisiva di Freud sul desiderio? È quella di mostrare la sua natura incestuosa. Nessuno come lui ha mai insistito tanto su questo punto. Ma affermare che il desiderio umano sia strutturalmente incestuoso non significa sostenere che il desiderio del figlio tenderebbe semplicemente a possedere sessualmente la madre.
Se Freud insiste sul carattere incestuoso del desiderio è per metterne in rilievo una portata assai più ampia. Il desiderio incestuoso è l’immagine di un desiderio illimitato, che non conosce argini, soglie, tabù e che, di conseguenza, sospinge con forza verso il possesso assoluto, non solo e non tanto della madre, ma di “tutto”: avere, sapere, godere, essere tutto.
Il desiderio incestuoso è la rappresentazione della spinta cieca della vita alla propria autoaffermazione che però sconfina nella sua distruzione. Di fronte a questo desiderio la Legge agisce pri- mariamente come ciò che proibendo l’accesso al godimento immediato del corpo della madre trasforma quel corpo in un tabù rendendo però possibile al desiderio umano di dirigersi verso altre mete, allargare e non restringere alla madre l’orizzonte del mondo. Non a caso la Legge dell’interdizione dell’incesto si trova a fondamento di tutte le civiltà umane. Essa inscrive nel cuore dell’uomo l’esperienza dell’impossibile: non si può avere, sapere, godere, essere tutto. Gli esseri umani però non sopportano l’impossibile: l’hybris del loro desiderio (incestuoso) vorrebbe negare ogni limite trasfor-mando l’impossibile in possibile. Si pensi, per fare solo due esempi, al fantasma del collezionista o a quello del feticista che elevano un oggetto (l’ultimo pezzo della collezione, una semplice scarpa col tacco) alla stregua di un idolo che ci dovrebbe proteggere dall’esperienza dell’incompiutezza e della mancanza.
Nelle 52 puntate che saranno pubblicate ogni domenica su Repubblica, dedicate al mondo dei tabù, proverò a raccontare le forme e gli esiti diversissimi che può assumere la tensione, sempre irrisolta, tra il desiderio e la Legge. Non dimenticando di ricordare anche alcune figure mitologiche e letterarie esemplari che la psicoanalisi ha eletto come protagoniste dei suoi cosiddetti “complessi” come il Padre dell’Orda, Edipo, Elettra, Medea, Amleto, Eros, Thanatos e altre, che, in modi differenti, incarnano il potere del tabù e la sfida della sua violazione.

2 pensieri su ““I tabù del mondo un lungo viaggio alla scoperta di ciò che siamo” di Massimo Recalcati

  1. Stavo consultando internet per motivi professionali, quando mi sono imbattuta in questo MERAVIGLIOSO articolo.
    Perché meraviglioso (e senza esagerare), perché con parole semplici, con un’ironia bonaria, con uno stile fluido, che però sa ben mescolare analisi e suspance, divulga concetti sostanziali per la conoscenza di sé a cui tutti avrebbero il diritto di accedere.
    Attendo fiduciosa la pubblicazione del secondo saggio su Lacan.
    Grazie.

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