“Storie fantastiche di straordinaria follia quotidiana” di Fabio Gambaro

Recensione a “Storie assassine”  di Bernars Quiriny
Una coppia fa l’amore e subito dopo la pelle dei due amanti si tinge per qualche ora d’azzurro. Il fenomeno sorprendente e inspiegabile in poco tempo diventa un’epidemia planetaria che produce innumerevoli conseguenze nelle pratiche erotiche degli individui, ma anche nelle abitudini quotidiane e persino nel linguaggio. Nell’attesa che medici e biologi riescano a trovare la spiegazione scientifica di un’enigma a cui i più attribuiscono valenze sovrannaturali, il colore della pelle finisce per diventare l’inequivocabile segnale — a volte imbarazzante, altre volte orgogliosamente ostentato — di un rapporto sessuale recente. Questa situazione dai contorni inverosimili e bizzarri diventa però perfettamente plausibile nell’universo fantastico di Bernard Quiriny, il quale ne fa il resoconto con pacata e razionale curiosità nel primo dei ventuno racconti raccolti nell’affascinante volume intitolato Storie assassine.
Navigando abilmente tra fantastico e assurdo, onirismo e delirio razionale, parodia e humour noir, lo scrittore quarantasettenne conferma in queste pagine spiazzanti tutta la forza della sua fervida immaginazione, della quale per altro ha già dato prova in passato con La biblioteca di Gould. Costruiti con meticolosa precisione, i suoi racconti sono meccanismi letterari in perfetto equilibrio che invitano il lettore a rimettere in discussione l’ordine normale delle cose, le leggi della fisica e l’abituale percezione del mondo. Il campionario è vasto: un marinaio il cui scheletro si dissolve a poco a poco lasciandogli il corpo flaccido di un’invertebrato, uno studente universitario trasformato in crisalide da un’inquietante vicina collezionista di farfalle, uno scrittore che riempie gli scaffali della sua libreria con i volumi immaginari di opere mai scritte, un uomo che mette incinta le donne con la sola forza delle sue fantasie erotiche e cosi via. Senza dimenticare malattie e geografie sconosciute, che l’autore osserva e descrive con puntiglio d’antropologo. Insomma, Quiriny s’addentra una volta di più nell’inquietante universo che — come ha scritto Tvzetan Todorov nel suo famoso saggio La letteratura fantastica — sta alla frontiera tra il meraviglioso e lo strano, e la cui condizione di esistenza letteraria risiede nell’esitazione del lettore sconcertato, incerto tra incredulità e adesione nei confronti di ciò che sta leggendo.
Belga come Magritte (e non va considerata solo una fortuita coincidenza, dato che i due condividono una vena di follia surreale e ieratica), l’autore di Storie assassine è il talentuoso erede della tradizione fantastica belga e francese, sulla quale però ha innestato la lezione di Borges, Poe e Buzzati. Colto e raffinato, si muove come un funambolo tra possibile e impossibile, creando una fitta rete di richiami tra i diversi racconti, al cui interno i personaggi si ritrovano alle prese con situazioni dove il bizzarro e l’assurdo, per altro sineddoche dell’“assurdità del mondo”, non di rado si tingono di tragico, come a indicare l’ineluttabile condizione degli esseri umani. Una tragedia che però non gli impedisce di ricorrere a un’ironia spiazzante e paradossale, come quando registra senza batter ciglio le confessioni di alcuni oggetti quotidiani trasformatisi in agenti del male. È così che una pillola può dichiarare candidamente: «Caduta dal portapillole, rotolata sotto il comodino, aspetto che il cuore del cardiopatico sussulti».
Tra le strategie letterarie di Quiriny, che in Francia ha già pubblicato con notevole successo una mezza dozzina di opere, non va poi dimenticata la parodia finalizzata a smascherare follie, vizi e bassezze umane. Lo conferma il biglietto di un immaginario critico letterario al direttore di un giornale: «A proposito della recensione elogiativa del nuovo romanzo di M*** che ti ho mandato la settimana scorsa: nel frattempo ho avuto modo di leggere il libro: fa veramente schifo. Vorrei riscrivere la recensione. Sono ancora in tempo?». Esempio divertente e efficace che, tra l’altro, costringe l’estensore di queste righe a precisare di aver letto Storie assassine fino all’ultima pagina, prima di mettersi a scrivere tutto il bene che ne pensa.

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