“Dal film al libro il mio viaggio al contrario” di Giuseppe Tornatore

La corrispondenza : da film, in uscita il 14 gennaio, a libro, edito da Sellerio
Giuseppe Tornatore
La strada che un’idea deve percorrere per diventare film è molto lunga e irta di accidenti. Una traiettoria cadenzata da innumerevoli trasfigurazioni. Dapprima l’idea si frantuma in disordinati appunti, visioni premonitrici, note sparse e considerazioni apparentemente slegati tra di essi. In seguito tutto quel magma di parole e miraggi si organizza e distilla in un breve racconto di poche paginette che finalmente assume una prima parvenza di narrazione. È il soggetto del film. Da esso si dipanano diverse altre metamorfosi ciascuna delle quali consiste in un’evoluzione della storia e, al tempo stesso, in un incessante tradimento di essa. Dal soggetto si procede così alla strutturazione drammaturgica del plot, alla scaletta, al trattamento, e quindi alla prima stesura della sceneggiatura, poi alla seconda, e se necessario ad altre ancora.
Nel caso di storie scritte in una lingua diversa da quella in cui il film verrà realizzato, come ad esempio La corrispondenza che è stato redatto in italiano ma nella prospettiva di girarlo in lingua inglese, le cose si complicano ulteriormente. Sulla base della stesura definitiva del copione va elaborato l’adattamento in lingua straniera che può comportare non trascurabili modifiche sia al profilo dei personaggi e delle loro azioni che allo sviluppo della trama. Una volta giunti all’approdo di un adattamento pressoché definitivo, ha inizio un’altra formulazione del racconto, la più importante, quella in cui il testo scritto è via via soppiantato dalle immagini cinematografiche. È l’ora delle riprese del film. Sul set, vuoi per esigenze di scenografia, di organizzazione produttiva o meglio ancora per questioni di recitazione, per rendere più lieve il rapporto tra attori e personaggi, e grazie anche alle invenzioni di regia dell’ultimo momento, il testo subisce un naturale ma profondo mutamento, quasi un cambio di pelle. Terminata questa fase decisiva nella vita di un’opera cinematografica, tutto sembra giungere a conclusione, ma è un puro inganno.
La narrazione è costretta all’ennesima rielaborazione, forse la più raffinata tra le riscritture cui il film viene implacabilmente sottomesso: il montaggio. Non si tratta solo di assemblare le inquadrature e di dare ritmo al racconto. Il montaggio è un’estensione critica del lavoro di sceneggiatura, ma anche una sconfessione del girato, un procedere contro la logica della macchina da presa.
In ogni caso è dal montaggio che il film si rivela nella sua reale dimensione, anche se il processo di alterazione della storia non si è ancora esaurito.
Nell’ipotesi di film girato in altra lingua si tratta a questo punto di riformulare i dialoghi piegandoli alla legge del doppiaggio, riportandoli al codice linguistico originario, cercando il più possibile di ritrovare aderenza con la scrittura iniziale della sceneggiatura. Un’operazione insidiosa che può implicare rinunce dolorose, ma anche ricca di sorprese inaspettate. E non è ancora finita.
Nel corso della post produzione si aprono scenari fecondi per il consolidamento narrativo e stilistico del film. L’elaborazione del suono, ad esempio, l’equilibrio tra le sue componenti realistiche e quelle applicate quali la musica, inoltre il controllo del colore e in certi casi la necessità figurativa o produttiva di ricorrere ad effetti visivi digitali, rappresentano un’altra non irrilevante occasione per apportare al film significative variazioni.
Finalmente il percorso a ostacoli arriva al suo termine. Se sei riuscito ad attraversare indenne quel lungo campo minato che si snoda tra l’ideazione del film e il suo completamento, proteggendo l’originario senso da cui è nato, hai fatto un buon lavoro. E se si escludono rare ma non impossibili circostanze che possono importi di rimettere le mani al film persino a sfruttamento commerciale in corso, la tua opera si conclude qui.
La tua, però. Perché adesso, se ti va bene, inizia quella degli altri. La riscrittura del film eseguita dalla moltitudine degli addetti ai lavori, dei distributori, uffici stampa, mercanti, critici, giurati, esercenti, amici, avversari, il pubblico insomma, e ultima, ma non per questo meno importante, la rete. In essa, oltre al tradizionale diritto di diffondere i propri giudizi e commenti, il popolo del web ha la possibilità, incontrollata e a tutt’oggi incontrollabile, di smembrare il film in ogni sua singola componente, talvolta persino di amputarlo, imprimergli arbitrarie altre forme. Una perpetua riscrittura interattiva che può esaltare l’intuizione narrativa di chi ha concepito il film, oppure umiliarla, ma anche migliorarla, o stravolgerla addirittura, rovinarla, se non proprio cancellarla.
(…)Ma, se hai un po’ di buona sorte, può accadere (…) di percorrere il tragitto inverso a quello che in genere segna il rapporto tra libro e film. Di solito è il secondo a nascere dal primo. Non in questo caso. Ciò che vi accingete a leggere è il romanzo La corrispondenza, tratto dall’omonimo film. Un’originale e formidabile opportunità per restituire alla parola scritta la supremazia usurpata dall’immagine. Una ragionevole occasione per riscattare tutto ciò che lo schermo cinematografico deve o preferisce sottintendere.
( Prefazione di Giuseppe Tornatore a La corrispondenza Edizioni Sellerio)
Il film

L’amore ai tempi delle mail, degli mms e dei videomessaggi. Tornatore firma La corrispondenza, un film che aveva in mente da tanto tempo ma che “vent’anni fa sarebbe stata fantascienza”. I protagonisti sono un professore di astrofisica che studia le stelle (Jeremy Irons) ed Amy, una sua studentessa (Olga Kurylenko) di cui è l’amante da sei anni. Amy, nel tempo libero, fa la stunt in pericolosissime scene d’azione. Improvvisamente il professore sparisce, dirada gli appuntamenti e non si fa più trovare al cellulare ma continua a intrattenere con lei una conversazione virtuale fatta di email, messaggi, misteriosi pacchi e lettere che la ragazza riceve a cadenza regolare.

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Uscirà al cinema il 14 gennaio “La corrispondenza”, il nuovo film di Giuseppe Tornatore, con Olga Kurylenko e Jeremy Irons. A Repubblica.it il trailer in anteprima / LEGGI Tornatore e una potente storia d’amore

“Il fatto di averlo ambientato oggi ha permesso, grazie alla rete di sistemi tecnologici, di rendere realistica questa storia – dice Tornatore – ma al di là del realismo tecnologico mi piaceva che la storia andasse oltre alla percezione dei sensi, attraverso l’istinto: quella capacità di captare le cose prima che avvengano, di cogliere le premonizioni”. “Da sempre filosofi e scrittori inseguono il sogno eterno di contemplare forme di estensione temporale, la tecnologia in questo sembra darci una mano – prosegue Tornatore – I cambiamenti tecnologici stanno condizionando il nostro modo di vivere e stanno anche cambiando il modo di fare cinema, ma io non penso né che il cinema sia morto né che stia per morire. Si sta solo trasformando, come è sempre stato, anche se oggi avviene più velocemente. Se vogliamo trovare un legame allegorico tra gli astrofisici che studiano stelle che non ci sono più e il cinema allora possiamo dire che quando l’immagine cinematografica arriva alla retina dell’occhio in fondo già non esiste più”.

 

E se Tornatore può sembrare nostalgico, la sua protagonista Olga Kurylenko è una romantica, anti-social. “Credo che il vero amore sia immortale – ha detto all’incontro con i cronisti, lunga treccia e abito stampato di papaveri e margherite – Sono convinta che neppure volendo si possa decidere di smettere di amare qualcuno. Amy a un certo punto è stanca di ricevere questi messaggi senza vedere l’uomo di cui è innamorata. Vorrebbe interrompere questa conversazione ma non riesce a smettere di amarlo. Per quel che mi riguarda la tecnologia la uso per necessità: è comoda e veloce. Ma non credo nei social network, sono convinta che rivelino l’egocentrismo delle persone. Il fatto di stare incollati ai nostri cellulari inevitabilmente finisce per farci perdere qualcosa della vita reale. Inoltre sono convinta che per i più giovani sia difficile non sentire la pressione e finiscono per pensare che non se ne può fare a meno”.

Anche Jeremy Irons la pensa in modo simile: “Non credo nella tecnologia a livello emotivo, il computer si muove in modo troppo veloce. Quando scrivi una lettera impieghi tempo nello scriverla, nel chiudere la busta, affrancarla, trovare una buca delle lettere e questo ti permette di riflettere su quello che hai scritto. L’email è un ottimo mezzo per diffondere informazioni ma per le comunicazioni dei sentimenti non credo vada bene. Sono preoccupato per le giovani generazioni che non hanno questo tipo di pratica e questo ha una conseguenza sulla loro struttura emotiva”.

La colonna sonora del film, che sarà nelle sale da giovedì 14 gennaio in più di 400 copie, è firmata da Ennio Morricone, che questa notte ha vinto il Golden Globe per le musiche scritte per The Hateful Eight di Tarantino. “Come sempre abbiamo iniziato a lavorare sulla partitura musicale fin dalla prima stesura della sceneggiatura – ha raccontato Tornatore – stavolta si trattava di affrontare suoni diversi rispetto alle consuetudini di Ennio. È stata una ricerca più sofferta ma entusiasmante, con suoni elettronici combinati con la partitura dell’orchestra. Questa mattina prestissimo ho saputo del premio e l’ho chiamato, era molto contento. Ho seguito in prima persona lo storico corteggiamento di Tarantino e io stesso l’ho spronato ad accettare di comporre la colonna sonora per il suo film. Pensare che un uomo di 87 anni ha l’energia di tenere concerti e contemporaneamente realizzare la musica dell’amico regista che gli dà il tormento, e dell’americano che lo corteggia, mi comunica una grande energia”.

 

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