“Obiettivo ambiguo” di Ferdinando Scianna, recensito da Michele Smargiassi

Nei campi profughi dello Zaire, dopo l’orrendo massacro ruandese, comparvero grandi pannelli pieni di fotografie. Dodicimila ritratti di bambini dispersi. Un terzo di loro ritrovò in quel modo i genitori. «Con quale altro strumento linguistico sarebbe stata possibile un’operazione del genere?», annotò allora Ferdinando Scianna con l’orgoglio di chi crede nella propria “scelta delle armi”. Questo per dire che il titolo del suo libro, Obiettivo ambiguo (Contrasto), tutto è tranne una dichiarazione di sfiducia verso la fotografia.
Come potrebbe? La fedeltà di Scianna al suo “strumento linguistico” è da oltre cinquant’anni al di sopra di ogni sospetto. Quel titolo gli fu suggerito da Leonardo Sciascia, siciliano come lui, «mio angelo paterno», mentore e maestro, come una sorta di riassunto ossimorico del mestiere (obiettivo sta per lente, ma anche per scopo, e per imparziale), e un invito alla costante critica dei propri strumenti. E Scianna, primo italiano chiamato nell’olimpo del fotogiornalismo, l’agenzia Magnum, è uno dei rari fotografi che hanno sentito il bisogno di riflettere sul proprio lavoro attraverso quell’altra lente che è la scrittura.
Obiettivo ambiguo usci dunque nel 2001 come raccolta degli articoli che Scianna scriveva regolarmente su giornali specializzati e non. «Non ricordo nessuna recensione», ironizza oggi. Ma di lettori quel libro ne ebbe e sparì presto dagli scaffali. Torna ora arricchito da nuovi testi. Se la prima edizione annusava appena la “svolta digitale” con tutti i suoi rischi, questa c’è dentro in pieno, ma Scianna evita le insensate diatribe sulla “smaterializzazione” dell’immagine numerizzata per tornare alle domande primarie: chi è il fotoreporter, quali sono la sua etica e la sua missione, in cosa consiste questo mestiere del prendere e del restituire che sembra realizzare «un sacrale e antichissimo bisogno umano di entrare in contatto con il reale », questo desiderio di «evidenza che può essere sorella della follia», questa creazione di immagini per la conoscenza troppo spesso malintesa dal «chiacchiericcio di critici» che non capiscono o non vogliono capire «l’irriducibile alterità della fotografia rispetto alle arti visive» e cercano di ricondurre il fotoreportage al sistema dell’arte. Sarcastico, Scianna prende le distanze: «Ho scoperto la seguente acqua calda, che tutte le fotografie sono documentarie ».
Non significa però che debbano essere brutte: «Non sono più tanto sicuro che una bella fotografia migliori il mondo, ma di certo una brutta fotografia lo rende peggiore». Significa che a questo strumento magnifico per fabbricare immagini in cui è impossibile separare il dato di fatto dalla forma, la testimonianza dalla riflessione, non possiamo rinunciare a cuor leggero.
“OBIETTIVO AMBIGUO”
CONTRASTO PAGG. 383 EURO 24,90
Schermata 2016-01-17 alle 13.44.52MARPESSA, CALTAGIRONE 1987, FOTO DA OBIETTIVO AMBIGUO DI FERDINANDO SCIANNA

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