Un Farfallone sedotto dai fiori

Un Don Giovanni in fuga dall’amore

* IL LIBRO
Una storia quasi perfetta
di Mariapia Veladiano ( Guanda pagg. 238 euro 17,50)
Nel nuovo romanzo “Una storia quasi perfetta” Mariapia Veladiano racconta un seduttore in pericolo
LEONETTA BENTIVOGLIO
A un tratto nella sua vita irrompe Bianca, bellissima e dotata di un talento straordinario nel riprodurre fiori. Ne disegna e dipinge un’immensa quantità, e la loro leggerezza multicolore invade la sua casa, narrata come un regno onirico e sontuosamente acquatico nei florilegi nutriti da sorgenti. Bianca incontra il seduttore per mostrargli le proprie opere, così pregiate da indurlo a offrirle un contratto. Scatta così la mutua infatuazione. Lei gli si dà con fiducia e interezza, mentre lui prende, usa, divora, abbatte, manipola e piega. Però stavolta rischia grosso, poiché la donna ha un carisma che lo cattura dentro un cerchio magico facendolo galleggiare in un’ipnotica liquidità. Non a caso le due centrali scene d’amore del racconto appartengono all’acqua. La prima scorre in una Venezia dove li sorprende un acquazzone, e Bianca lo trascina sui ponticelli in un clima da diluvio universale che minaccia le coriacee difese emotive di lui. La seconda si svolge nella piscina dove Bianca va a nuotare: lui la osserva dall’alto mentre sfreccia come una sirena, e assomiglia a un Ulisse ormai quasi privo di difese contro l’incanto delle sue gambe. Tuttavia non molla, da monolite di egoismo, evaporando nell’ennesima sparizione. Finché una svolta narrativa rivendicherà la forza inattesa di Bianca.
Tutto, a partire dai dialoghi, è così artefatto da confortare l’ipotesi di una parabola. Il piccolo Gabriele, figlio di Bianca, che è una madre single, si esprime in modo stravagante, affettato e assolutamente non credibile per un bambino. Sembra che Veladiano non cerchi alcun realismo, creando piuttosto la “maniera” della propria fiaba. Con un compiacimento della parola che emerge, per esempio, nelle liste delle specie di fiori. È un quadro insolito per la teologa-scrittrice, che qui si priva dei consueti afflati spirituali consegnandoci “semplicemente” un gioco sull’amore. Sfociante, come prevedibile, nella condanna di chi non sa provarlo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’AUTRICE
Mariapia Veladiano
Formatasi come teologa e insegnante, Mariapia Veladiano è una scrittrice “di maniera”, nel senso che plasma il suo linguaggio in un continuo artificio, scansando la naturalezza del discorso. Ora gioca sull’assemblarsi di due o più parole in una sola, per esempio inventando avverbi come “chissadove” o locuzioni tipo “cielobenedetto”; ora adotta termini inusuali e giri di frase ritmicamente anomali. Un manierismo che non consente al lettore di specchiarsi nei personaggi, instaurando una sorta di diaframma estetico che può piacere o disturbare.
Nel suo nuovo romanzo, Una storia quasi perfetta (primo pubblicato con Guanda), il registro formalistico si accentua, forse perché l’ambientazione sceglie un mondo, quello della moda, basato su “rivestimenti” e lontano dal vigore etico che attraversava i libri che l’hanno lanciata, dedicati a figure di emarginati e offesi (da La vita accanto a Il tempo è un dio breve). Cornice della trama è una Vicenza mai citata, ma riconoscibile nei luoghi e piena di silenzi, strati di passato, fantasie architettoniche ed equilibri palladiani. Nelle sue strade si muove il protagonista maschile, un dongiovanni chiamato sempre e solo “lui”, come una figura archetipica e quindi innominabile. Lui guida un’azienda di design per collezioni di vestiti, carte e oggetti, e le sue numerose amanti vanno e vengono occupandolo lungo periodi ragionevolmente limitati. Quando prendono troppo piede, il campione si dilegua. Sfugge per principio all’affettività. Aborrisce sentimenti intimi. E anche se può capitare che qualcuna perisca a causa del suo scarto aggressivo (sulla coscienza gli pesa il suicidio di una fidanzata dai nervi instabili), lui non trasforma mai il proprio schema.

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