“Elogio del limite nell’era della dismisura”

IL SAGGIO
Limite
di Remo Bodei ( Il Mulino pagg. 128 euro 12)
recensione di FRANCO MARCOALDI

Nella fortunata collana del Mulino “Parole controtempo”, tesa a disegnare una sorta di lessico necessario che ci aiuti ad affrontare i marosi del presente, compare ora un titolo dedicato al Limite. A firmare il volume è il filosofo Remo Bodei, che ci offre una disamina quanto mai vasta e modulata di questa parola. Sia in termini storici, che disciplinari. Perché la questione del limite, va da sé, riguarda gli ambiti più diversi. Tanto più oggi, a fronte di uno straordinario sviluppo tecnico-scientifico che si riverbera su scelte individuali un tempo impensabili. È vero, non bisogna mai dimenticare i nuovi limiti e confini e muri che per ragioni economiche, religiose, etniche, politiche, vengono eretti quotidianamente. Altrettanto indubbio che l’irresistibile avanzamento di alcune discipline (biotecnologie, farmacologia, neurochirurgia, informatica) finisce per marcare nel profondo le nostre esistenze, spingendoci sempre più avanti. Non si spiegherebbe altrimenti il progressivo passaggio dall’umano al cosiddetto post-umano, con il futuro avvento di uomini bionici, ovvero di «individui composti di carne, silicio, metallo o plastiche».
Bodei opportunamente ci ricorda come sia inscritto nella nostra stessa natura il desiderio di oltrepassare i confini prestabiliti. Cosa altro è la modernità, se non una continua ricerca del “plus ultra”, dell’ignoto? Eppure, come negare che la stagione in cui viviamo ci appaia al contempo «esaltante ed angosciosa»? Perché, certo, inebriano le nuove frontiere che ininterrottamente ci sfidano, ma quanta fatica, e angoscia, nel dovergli stare dietro. Quasi si aprisse una forbice crescente tra l’inevitabile lentezza evolutiva dei convincimenti di ciascuno e l’incredibile rapidità dei cambiamenti. Non è facile, per l’individuo, stabilire da sé il limite oltre cui non avanzare. E ancora meno facile è la condivisione di scelte che riguardano l’intero genere umano. Fermare la folle logica di rapina nei confronti del pianeta, parrebbe un atto di puro buon senso. Eppure siamo ben lontani dall’aver preso tale decisione di autolimitazione collettiva.
La verità è, prosegue Bodei, che tracciare una «linea di demarcazione tra buono e cattivo, lecito e illecito», è sempre più arduo. «In mancanza di regole oggettive o intimamente condivise, gli individui sono pertanto sempre più indotti ad adattarsi a una paradossale morale provvisoria permanente». Non è detto che questo sia, di per sé, un male. Mentre sarebbe buona cosa volgere indietro il nostro sguardo per ripescare dal patrimonio della civiltà certe parole care agli antichi e finite oggi nel dimenticatoio: “misura” ad esempio, suggerisce l’autore. Nell’età della “dismisura”, ci aiuterebbe a ricordare il limite ultimo e ineluttabile della nostra esistenza: la morte.

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