“Tre verità per una relazione pericolosa”

CHI DI NOI
di Mario Benedetti
NOTTETEMPO TRAD. DI S. MARINONI PAGG. 126 EURO 12

recensione di BRUNO ARPAIA

Miguel, Alicia, Lucas. Tre protagonisti di un libro, tre vertici di un triangolo amoroso: un tema vecchio come il mondo, ma che nelle mani di Mario Benedetti diventa, già dal suo primo romanzo, Chi di noi, pubblicato nel 1953, un racconto fuori dagli schemi, una nitida e perfino ironica esplorazione nei labirinti della solitudine, dei conflitti e degli inganni che spesso architettiamo anche nei confronti di noi stessi.
Fin dalla sua apparizione, quando il grande scrittore uruguayano era soltanto un romanziere esordiente, questa nouvelle venne accolta dalla critica come il libro più promettente di quel periodo, ma oggi, rileggendolo a distanza di sessantatré (!) anni e a quasi sette dalla scomparsa di Benedetti, si può tranquillamente affermare che Chi di noi contiene ben più che promesse. In nuce, infatti, vi si trovano sia il grande capolavoro che è La tregua sia i racconti e le poesie che lo hanno reso popolarissimo e per i quali in Spagna e nell’America latina viene considerato un maestro alla stregua di Borges, García Márquez, Vargas Llosa o Cortázar: la stessa prosa limpida e depurata, essenziale ma affilata, capace di scavare a fondo senza apparente sforzo; la stessa attenzione all’uomo e alla donna comuni; la stessa capacità di trasformare la profonda conoscenza della tradizione letteraria in una (per parafrasare Brecht) «semplicità che è difficile a farsi».
Ma in Chi di noi si trovano già uno scrittore compiuto, intelligente e intuitivo, mai pedante, e soprattutto una storia dal fascino nascosto nei dettagli, in ciò che non viene detto esplicitamente ma che i tre personaggi insinuano e rivelano pian piano attraverso i loro scritti: un diario intimo, una lettera d’addio e un racconto con tanto di note a pie’ di pagina che rimandano alla vicenda “reale” avvenuta fra i protagonisti.
A scrivere il diario è Miguel, il marito di Alicia, che racconta il loro incontro ai tempi del liceo, i rapporti fra i tre amici, il suo matrimonio con la donna pur sapendo che non faceva per lui e che in realtà era destinata al geniale e brillante Lucas. Miguel si sente (o afferma di sentirsi) un uomo mediocre, banale, passivo, vigliacco ed egoista, condannato a un ruolo da spettatore della vita. «Sono stato il primo a capire che Alicia e Lucas erano fatti della stessa pasta », dirà, e durante gli undici anni del matrimonio non aspetterà altro che le sue previsioni si avverino.
Finché, un giorno, Alicia si stancherà e gli scriverà una lettera in cui affermerà che il loro matrimonio è stato, più che un fallimento, «un successo sprecato». Lo accuserà di avere trascorso undici anni «a immaginare il momento in cui mi avresti restituita a Lucas, godendo in anticipo del tuo sacrificio ». Infine gli annuncerà che, trovando la forza di disprezzarlo, andrà via con Lucas, ormai diventato uno scrittore famoso che ha lasciato Montevideo e vive a Buenos Aires. Ma il racconto del terzo protagonista, e soprattutto le sue note a pie’ di pagina, ci riveleranno altri aspetti di una verità complessa e sottile.
E allora, giunto alla frase finale del libro («Chi di noi giudica chi?»), il lettore accorto ripenserà ai silenzi e ai sottintesi dei testi, ai dettagli sepolti nella scrittura calibrata al millimetro, e sospetterà che il sacrificio di Miguel sia dovuto a una sua infedeltà, che l’accusa di Alicia al marito nasconda anche un autentico desiderio di stare con Lucas, che Lucas in fondo non corrisponda al sentimento di Alicia e che in realtà ciò che li accomuna è solo il disprezzo nei confronti di Miguel. Oppure, al contrario, che… Fermiamoci qui. Sarà il lettore a sospettare ancora, ad assorbire la triplice frustrazione finale, a proseguire da solo il viaggio in questo romanzo breve, eppure intenso e perturbante, in questi meandri di sentimenti e desideri, in questo gioco di specchi tra realtà e finzione, in questi «innamoramenti opachi» e in queste mezze verità che si sovrappongono e si confondono, in queste strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni.

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