Il direttore editoriale di Giunti sfila Moresco alla Mondadori “Con noi anche Camilleri”

RAFFAELLA DE SANTIS
MILANO
Antonio Franchini è un editor samurai, uno abituato a controllare le emozioni. Si capisce subito che dietro la sua apparente calma nasconde uno spirito guerriero. Basta osservarlo nella sua nuova sede lavorativa, all’undicesimo piano di un palazzone moderno vicino alla stazione centrale di Milano, zona popolare tornata di moda, dove c’è la sede milanese della casa editrice Giunti, a mezz’ora da Segrate. Dopo un trentennio in Mondadori, Franchini, 58 anni il prossimo aprile, è arrivato in Giunti a ottobre, come direttore editoriale della narrativa e della saggistica. Nei corridoi si aggira Aram Fox, un cane da tartufo di giovani talenti, titolare di un’importante agenzia di scouting newyorchese. Franchini è informale, camicia casual, al collo una collanina di perline
un po’ freak, pacato ma determinato. Lui che in genere parla poco, sfodera subito il primo colpo: «Stiamo per pubblicare il nuovo romanzo di Antonio Moresco e lo portiamo allo Strega». Il secondo è Camilleri. Lo scrittore re delle top ten è pronto a uscire con il marchio Giunti: il contratto è fresco, firmato ieri mattina. E il terzo colpo?… Non lo dice, ma si getta a terra per mostrare una mossa di jiu jitsu brasiliano, disciplina che pratica da tempo. E direttamente dal pavimento dice: «Nella lotta sostengono che sia difficile passarmi la guardia». Il che fuori dal gergo significa: è impossibile che qualcuno possa trovare un varco per colpirmi.
È così che ingaggia la sua sfida ai suoi vecchi colleghi di Mondadori, rubandogli Moresco?
«Non ho il complesso dell’ex. Non gioco la mia partita su Mondadori. Vuole la verità? Me ne sono andato senza astio, né spirito di rivincita».
Sarà come lei dice, ma questa prima mossa fa pensare che sia iniziata la lotta. Ci saranno rimasti male in Mondadori?
«I dolori fanno parte del nostro mestiere (sorride, ndr). Quando Saviano ha deciso di passare da Mondadori a Feltrinelli è stato terribile. Comprendevo la sua scelta, ma è stata la sensazione più brutta della mia vita. Ricordo che entrai in una libreria Feltrinelli dove si teneva la presentazione di Zero Zero Zero: realizzare che se ne era andato fu una grande sofferenza».
Sta dicendo che Moresco passerà a Giunti e che gli altri se ne dovranno fare una ragione?
«No, sto dicendo che il prossimo libro lo pubblicherà con noi, poi vediamo. Uscirà il 16 marzo, s’intitola L’addio. È un thriller esistenziale, racconta di un poliziotto che da morto ritorna nel mondo dei vivi. Ora dobbiamo cercare due giurati che lo candidino allo Strega e siamo pronti».
A parte Moresco, la sua campagna acquisti riserverà altre sorprese?
«Una favola in uscita nei prossimi mesi di Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti, un Pinocchio raccontato dal punto di vista del gatto e la volpe. Titolo: Pinocchio ( mal) visto dal gatto e la volpe ».
Camilleri cambia editore?
«No certo. È solo un regalo che mi ha fatto. È un uomo straordinario. Però non finisce qui. Pubblicheremo Giuseppe Montesano, La vita vera è altrove, un libro di duemila pagine, che arriva dopo dieci anni di silenzio e di lavoro. È un’opera- mondo in cui si ripercorre tutta la storia della letteratura, dell’arte, della musica, della filosofia, dalle incisioni rupestri di Lascaux a oggi. Poi sono in programma un romanzo a fumetti di Sergio Staino e un romanzo bellissimo scritto da un iracheno, Ali Eskandarian, emigrato negli Usa, dove ha fondato una band rock.
Il libro esce postumo, dopo che l’autore è stato ucciso da un membro della sua band».
Perché Moresco l’ha seguita in Giunti? Stiamo assistendo a diversi esodi da Segrate. Lei, Antonio Riccardi, Valerio Giuntini, anche Margaret Mazzantini e Giulia Ichino. Sicuro che non sia una conseguenza dell’operazione Mondazzoli?
«Il rapporto stretto di Moresco con la Mondadori passava per me. Siamo molto legati. Le mostro una cosa…» Franchini prende in manoLettere a nessuno, libro di Moresco uscito nel 1999 per Bollati Boringhieri. C’è una dedica scritta a penna nella prima pagina: «Ad Antonio Franchini, alla letteratura e al combattimento».
Lui però la salta, vuole mostrare le pagine in cui Moresco racconta il loro incontro.
Quando vi siete conosciuti?
«Era il 1991, ero appena diventato editor della narrativa Mondadori. Mi aveva fatto leggere Gli esordi, stava cercando di pubblicarlo. Ecco cosa scriveva di me: “È giovane, è direttore editoriale da poco, se sbaglia un grosso libro… ce ne sono chissà quanti che non aspettano altro, che anelano alla sua poltrona, non ci vuole molto a capire…”. Aveva colto la mia paura. Fino ad allora non avevo mai pensato di aver paura, non fa parte del mestiere dell’editor».
E non ha paura di perdere lo Strega? Sul campo ci sono due pesi ineguagliabili: il 38% del mercato editoriale di Mondazzoli e il 6,3% di Giunti. Ne vale la pena?
«Per me lo Strega è Roma nel mese di giugno, una delle cose più belle che esistono. Sono un praticante di arti marziali. Ho un’ideologia samurai e il samurai è “colui che serve”. Combatto per l’autore. Se vinciamo bene, altrimenti avremo perso con onore».
Eppure si diceva che il suo lavoro in Mondadori alla fine non andasse bene, che non riuscisse a replicare i successi di Saviano, Giordano e D’Avenia… «Non è vero. Quando sono andato via erano tutti molto dispiaciuti. Il problema semmai riguarda il mercato editoriale in generale: negli ultimi anni non c’è stato nessun grande successo editoriale.
Tra le nuove uscite Giunti avremo una giovane esordiente di ventisette anni, Giulia Caminito. Il suo romanzo La grande A, in uscita ad agosto, potrebbe diventare un nuovo caso editoriale».
Dunque nessun errore personale?
«Tanti. Il mio lavoro è fatto di errori. In passato non ho capito Diego De Silva e mi lasciai sfuggire Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia».
Ha mai pensato a creare un proprio marchio editoriale come ha fatto Elisabetta Sgarbi con la Nave di Teseo?
«Mi piace leggere, scoprire nuovi talenti. La dimensione economica e finanziaria mi è estranea. Sono un editor funzionario ».
Non si sottovaluti, sembra molto determinato a lottare.
«Amo discendere i fiumi gelidi in canoa. Moresco allo Strega è un fiume che non mi spaventa».
Venderà cara la pelle?
«La lotta senza speranze è quella che mi piace di più. D’altra parte lo Strega è l’unica guerra che possiamo permetterci, quella dei tempi non eroici della nostra generazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
“Non ho lasciato Segrate perché non scoprivo nuovi bestseller: negli ultimi anni nessuno ne ha scoperti”
EDITOR
Antonio Franchini, 57 anni, ex editor di Mondadori è dall’ottobre scorso direttore editoriale di Giunti

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