E’ morta Nelle Harper Lee, autrice di “To kill a mockingbird”, ne parla Irene Bignardi su Repubblica

“Addio, voce bianca dei diritti dei neri ” di Irene Bignardi su “La Repubblica”
Come molti altri grandi scrittori, come Malcolm Lowry, Arundhati Roy, D.H. Thomas, Harper Lee, che ci ha lasciato ieri all’età di ottantanove anni (ne avrebbe compiuti novanta in aprile), è stata l’autrice di un libro solo: il più classicamente americano dei romanzi, “Il buio oltre la siepe”. Almeno fino allo scorso anno, quando il mercato editoriale mondiale è stato scosso dall’uscita del sequel “Va’, metti una sentinella” (pubblicato nel nostro Paese dalla sua storica casa editrice italiana, Feltrinelli), ritrovato tra le sue carte, ma scritto in realtà prima ancora del suo capolavoro. Un evento che ha polarizzato l’attenzione dei
media, provocato un’attesa frenetica e poi scatenato una quantità di polemiche.
Eppure, anche dopo aver letto quest’altra sua fatica letteraria, recuperata tardivamente, l’opinione non cambia: Lee passerà comunque alla storia come creatrice di un’unica, vera grande opera letteraria. Uno dei libri più amati e venduti del secolo scorso, nato dalla fantasia di una ex ragazzina turbolenta di Monroeville, Alabama, l’amica di infanzia e di vita di Truman Capote, la figlia di un amatissimo padre, avvocato liberal, che molto assomiglia al protagonista del Buio oltre la siepe (in originale To Kill a Mockinbird, Uccidere un usignolo), un uomo del Sud che difende in tribunale un imputato di colore accusato ingiustamente. Il tutto visto con gli occhi di due ragazzini educati alla tolleranza, ma costretti a scoprire il brutale razzismo che li circonda.
In effetti Harper Lee (nome completo Nelle Harper Lee) già al college, a Montgomery, aveva cominciato a scrivere racconti. Erano anni di battaglie politiche, di conflitti razziali, di gesti esemplari.
Il buio oltre la siepe — pubblicato l’11 luglio 1960, nel pieno di un drammatico decennio di battaglie e di morti — divenne immediatamente un bestseller, vinse, nel 1961, il Pulitzer per la fiction, nel corso degli anni successivi vendette quaranta milioni di copie, ebbe premi a non finire. Diventando, nel 1962, un film dallo stesso titolo firmato da Robert Mulligan e premiato da tre Oscar, in cui il protagonista, Atticus Finch, modellato sul padre di Harper Lee, è Gregory Peck, la ragazzina Jean-Louise, detta Scout, interpretata dalla bravissima Mary Badham, è quasi un autoritratto della piccola Nelle, la Monroeville della giovinezza di Harper diventa la cittadina di Maycomb. E dove naturalmente sotto il personaggio di Dill, l’amichetto dei due figli di Atticus, compare l’amico d’infanzia di Harper Lee, Truman Capote, il ragazzino che ogni estate veniva piazzato presso le zie di Monroeville.
Quella dell’amicizia con Truman Capote è una vicenda parallela ma importantissima nella storia di Harper Lee. Da amico d’infanzia Capote si trasformò in un inconsueto compagno di vita e di lavoro. Fu lui a incoraggiarla a trasferirsi a New York, a tentare di pubblicare il suo romanzo e a metterla come un riconoscibile personaggio in Altre voci, altre stanze. Lee, da parte sua, gli fu vicino in tutto il lavoro di preparazione e stesura di quel capolavoro di new journalism, di docufiction o di letteratura del reale che è A sangue freddo, del 1966: il loro legame è raccontato anche da due film, Capote e Infamous, dove Harper Lee ha rispettivamente il volto di Catherine Keener e di Sandra Bullock, mentre Capote è interpretato da Toby Jones e Philip Seymour Hoffman. Ma nessuno è mai riuscito a spiegare le ragioni che hanno portato alla fine dell’insolito sodalizio tra i due. Gelosia? Rivalità? Certo è che Capote continuò a scrivere, e che Harper Lee depose la penna.
Tra le possibili ragioni di una scelta così drastica, il bisogno di privacy di Harper Lee. Il suo odio per il clamore e la pubblicità. La sua poca voglia di spiegare in interviste quello che aveva fatto o avrebbe fatto. O forse la turbava la fortissima identificazione tra vita e romanzo. E infatti fino alla morte ha vissuto quasi da reclusa a Monroeville, lontana dagli sguardi dei tanti curiosi in pellegrinaggio nei suoi luoghi.
A quel capitale prezioso per ogni scrittore che è la sua infanzia Harper Lee aveva già fatto ricorso. Scrivere, ha pensato forse, ha senso solo se è utile. E lei il suo contributo alla causa lo aveva già dato in un libro destinato a durare. A cui non c’era niente da aggiungere. Anche se poi, a sorpresa, è arrivato il seguito. Lo scorso anno infatti il suo avvocato ritrova tra i documenti il manoscritto di Go Set a Watchman (Va’, metti una sentinella) e ne viene decisa la pubblicazione. Si tratta di un sequel del Buio oltre la siepe, ambientato a Maycomb vent’anni dopo. Scritto però dalla Lee prima del suo capolavoro, a metà anni Cinquanta. E così, circa sei decenni più tardi, la macchina del business attorno alla scrittrice riprende a funzionare: oltre al nuovo romanzo, l’autrice concede i diritti al produttore Scott Rudin e allo sceneggiatore da Oscar Aaron Sorkin per un adattamento teatrale del Buio, che debutterà a Broadway nel 2017.
Intanto, la scorsa estate, Va’, metti una sentinella diventa il titolo più prenotato su Amazon dall’ultimo Harry Potter. Ma le polemiche sono in agguato. Prima c’è chi dice che in realtà è una sorta di plagio ai danni di una donna anziana: però Harper fa sapere di aver dato il suo consenso. E poi, a pubblicazione avvenuta, il putiferio: nel sequel infatti l’eroe liberal Atticus diventa un qualsiasi razzista del Sud, con sgomento della stessa Scout adulta tornata a casa. Un “tradimento” che molti lettori non le hanno perdonato. Ma che non intacca il valore letterario, simbolico, storico dell’altro libro: quello che resta il suo unico, vero, grande romanzo.
Per questo ora la cultura di tutto il mondo piange la scomparsa della Lee. Come sottolinea Inge Feltrinelli: «Da quando lo abbiamo pubblicato nel 1962 per la prima volta, Il buio oltre la siepe non è mai mancato dal nostro catalogo. Siamo fieri di essere l’editore italiano di Harper Lee, che ha insegnato a intere generazioni la lotta contro l’ingiustizia».
ottava edizione  della Feltrinelli, che pubblicò per la prima volta in Italia il capolavoro nel 1962 (Biblioteca Marini)

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