Il successo di Montalbano in Tv, lunedì sera 29 febbraio

Lunedì 29 febbraio, oltre ad essere un giorno particolare, ha visto il ritorno di Montalbano in Tv, su RAI 1; tratto da un articolo di Silvia Fumarola su Repubblica in edicola oggiil-commissario-montalbano-nuovi-episodi-anticipazioni-29-febbraio-2016-su-rai-1-video-300x257

COME le grandi partite della Nazionale, come il festival di Sanremo, il commissario Montalbano unisce l’Italia davanti alla tv: quasi 11 milioni di spettatori, lo share che sfiora il 40%. Batte se stesso: il record – del 2013 – lo ottenne con Una lama di luce: 10 milioni 715 mila spettatori e il 38,13% di share. Pubblico femminile in prima linea, 44%, gli spettatori della serie diretta da Alberto Sironi sono di tutte le fasce sociali, ma spiccano la classe impiegati e professionisti, oltre il 40%. La carta geografica non ha confini se la percentuale del Nordovest è il 40% e il Sud il 42%, e pazienza se in molte case, in Brianza, seguono le avventure del commissario sulla pagina 777 di Televideo coi sottotitoli.
Nei pregi e nei difetti, il commissario interpretato da Luca Zingaretti è un italiano in cui milioni di italiani si riconoscono, da Nord a Sud.  La serie è curata nei minimi dettagli, Sironi sceglie gli attori – anche per i piccoli ruoli – a teatro, i dialoghi sono perfetti. Riassumiamo in sette punti i segreti di un successo da record.
SALVO, L’UOMO IDEALE (E IMPERFETTO)
Il fascino del commissario sta nella sua solidità, nel suo essere siciliano, macho vecchio stile e un po’ micio, all’occorrenza. Uomo medio che piace, deciso e sornione allo stesso tempo, Zingaretti è rassicurante: desidera quello che ha, non sgomita sul lavoro, non sogna l’ultimo cellulare che fa il caffè. Lo tentano vedove fascinose e stangone svedesi, tiene la fidanzata Livia (Sonia Bergamasco) a distanza, corteggia le donne – tutte – senza cedere fino a La vampa d’agosto. Dopo 14 film, otto anni fa, s’invaghisce di una ventenne. Appare così turbato che il fido ispettore Fazio (Peppino Mazzotta), lo mette in guardia: «Commissario, ci pensasse buono, in tutti i sensi». Montalbano ci pensa buono dieci minuti, poi si tuffa in acqua e raggiunge la sirena. Se nei libri Montalbano è un uomo stanco, invecchiato e fa i conti col pensiero della morte, in tv non invecchia ma fa i conti con se stesso. L’unico punto fermo della sua vita è Adelina, la governante cuoca. Nella migliore tradizione meridionale.
LA SQUADRA
Forse per un commissario è più un guaio che una benedizione avere come braccio destro Mimì Augello (Cesare Bocci), fiuto investigativo non pervenuto, femminaro impenitente, prototipo del Don Giovanni. Ma l’uomo è simpatico e Montalbano è al fianco dei suoi, sempre. Sia quando copre Mimì che s’infila nel letto delle testimoni, che quando cerca di decodificare gli improbabili messaggi di Catarella (Angelo Russo). Fazio, con le sue tasche piene di pizzini, è l’unico su cui può contare, a cui non ha bisogno di spiegare niente. Montalbano non esisterebbe senza i suoi uomini e loro, senza di lui. «Ha due coscienze» dice lo scrittore «una è rappresentata da Catarella – non pare ma Catarella ha un peso affettivo e effettivo su Montalbano – e la coscienza vera è Livia. Come si fa a sposarsi con la propria coscienza? Meglio svegliarla a tratti, per telefono».
LIBERO CITTADINO
Montalbano è un uomo di legge, un commissario innamorato del suo lavoro, ma non è servo in testa. Non s’inchina davanti al potere (memorabili le liti col questore) e ha un forte senso di giustizia: è forte con i forti, debole con i deboli. Come la pensa, Camilleri lo fa capire chiaramente nel Giro di boa. Un poliziotto che ha visto quello che è successo a Genova durante il G8 «che fa, può far finta di niente?». E Montalbano annuncia a Livia di volersi dimettere. «Io non mi sento tradito. Io sono stato tradito». Catarella è agitatissimo quando trova i muri del commissariato coperti di insulti: «Hanno scritto sbirri farabutti. Mi arrabbio perché nessuno, qui dentro, è farabutto o assassino. A cominciare da lei e per finire con me, che sono l’ultima ruota del carretto». Montalbano si sfoga: «Me ne voglio andare. Ad assaltare la scuola, in quella caserma, a fabbricare prove false, false!, non c’è stato qualche agente isolato, ignorante, violento… no! C’erano questori, vicequestori, capi della Mobile e compagnia bella…. Mi sono amminchiato ». Sì, è avvilito. Ma non lascia.
I LUOGHI
I paesi del ragusano, giardini di pietre bianche, fanno da sfondo ai film: luoghi metafisici, svuotati dalle auto. Dal 1999 a oggi è nato un turismo intorno Montalbano. I luoghi immaginari creati da Camilleri (Vigata, Marinella, Montelusa, la Mannara), sono stati ricreati da Sironi e dalla scenografo Luciano Ricceri nella provincia di Ragusa, Scicli, Modica, Comiso, Vittoria, Ispica e Santa Croce. Ma altre scene sono state girante a San Vito Lo Capo e alla Riserva dello Zingaro (Trapani), a Tindari (Messina), Favignana e Siracusa. Nel 2002 otto comuni del Val di Noto sono stati inseriti dall’Unesco nella lista dei beni Patrimonio dell’Umanità. E chi vuole può dormire a casa Montalbano e fare colazione sulla terrazzetta a Marina di Ragusa.
LE DONNE
«No, non è misogino». Camilleri lo ripete alle lettrici che gli chiedono spiegazioni. Ma il dubbio resta. Montalbano non sceglie e non scegliendo, in realtà, sceglie di stare solo. Sembra essere intimorito delle donne, da cui è irresistibilmente attratto e che attrae come una calamita. Livia è lontana, non avranno figli, e forse segretamente ne soffre. Nell’Età del dubbio è il tenente Laura Belladonna (Isabella Ragonese) a farlo vacillare. Intelligente, sensibile, lo colpisce al cuore. Nel dubbio che Salvo possa cedere, Camilleri la fa morire.
LA CUCINA
Per Montalbano il cibo è vita, amore, cultura, puro piacere. Dagli arancini ai pruppiteddi alla caponatina è un buongustaio coccolato dallacammarera Adelina; da Calogero in trattoria («Un diavolo in cucina, mi costringe a peccare ») e dal successore, l’oste Enzo. Quando Livia tenta esperimenti gastronomici lui dà appuntamento a Adelina che gli porta una bella teglia di pasta ‘ncasciata. Non è mancanza di fiducia, ma meglio andare sul sicuro.
I GIALLI
Non sono solo gialli. È vero sì, Montalbano indaga, ma Camilleri racconta un mondo: mafia, intrecci sentimentali, segreti di famiglia, scelte sbagliate pagate a caro prezzo. La vita, come viene, e la Sicilia misteriosa dei racconti che si tramandano. Una lingua meravigliosa, storpiata da Catarella che ripete «di pirsona pirsonalmenti ». «La nascita del commissario Montalbano è del tutto casuale…» ha spiegato lo scrittore «Feci una scommessa con me stesso: “Ma tu sei capace di scrivere un romanzo dalla A alla Z come Dio comanda… trecento pagine o quelle che sono, e poi la fine?”. Allora cominciai a ragionare su che cosa potesse aiutarmi, a ricercare una gabbia. Ricordavo che Sciascia aveva scritto: “Il romanzo giallo in fondo è la migliore gabbia dentro alla quale uno scrittore possa mettersi, perché ci sono delle regole”». Seguendo le regole, è nato il mito. Elvira Sellerio ebbe l’intuizione che i gialli sarebbero stati perfetti per la tv: il fenomeno Montalbano dalle pagine prendeva vita, diventando un fenomeno televisivo unico in Europa.

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