Giuseppe Catozzella sulle foto di Mitidieri

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Con questa foto Dario Mitidieri ha vinto il terzo posto nella categoria People del World Press Photo 2016
GIUSEPPE CATOZZELLA
L’EPOPEA E LA GUERRA. La speranza e la barbarie. La bellezza e l’inferno. “Esiste la bellezza ed esiste l’inferno degli oppressi. Per quanto possibile vorrei rimanere fedele a entrambi”, diceva Camus. È dentro questi due estremi, che non possono che rimanere inseparati, che si gioca il tempo in cui ci è dato di vivere. Siamo di fronte a un fatto senza precedenti, che condensa speranza di cambiamento e violenza, tutta la questione è volercene rendere conto o meno. Si tratta di una scelta. Ciò che sta accadendo ha la schiacciante potenza che soltanto un fatto possiede. E questo fatto si può spiegare in un modo semplice o in un modo complesso. Quello semplice: 60 milioni di persone si stanno spostando, simultaneamente, nel mondo. Mai era accaduto prima. E perché intere popolazioni si spostano? Principalmente a causa di guerre e persecuzioni, nel resto dei casi per povertà e carestie (ci stiamo spostando, e tanto, anche noi italiani; e sì, per povertà). Il modo complesso: questo esodo sta influenzando tutto il mondo, non solo quello di chi è in movimento, ma anche il mondo e la coscienza di chi riceve gli spostamenti.
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COME STANNO CAMBIANDO il mondo e la coscienza di chi riceve? Forse, di nuovo, principalmente in due modi. Uno, per così dire, “passivo”: questo esodo ricorda a ognuno che altro non è che il frutto di una catena sterminata di migrazioni. Andando indietro nel tempo, ricostruendo la propria genealogia, ognuno sa che non proviene dal luogo in cui vive. Da qui parte per chiedersi: «È giusto accogliere, o non è giusto?». L’altro modo, molto più profondo, e direttamente collegato alla potenza dell’arte e delle fotografie di Dario Mitidieri, è per così dire “attivo”, e chiama in causa la propria responsabilità negli spostamenti degli altri. Perché, infatti, quelle immagini sono così potenti, quei vuoti ci attirano tanto? Chi c’è, in verità, dentro quel buco, chi siede su quelle sedie vacanti? Forse la stessa persona che avevamo scorto dentro la foto di Alan, il piccolo annegato sulla spiaggia turca. E forse quella persona è la meno immaginabile di tutte. Forse sono io stesso.
Ecco ciò che sta accadendo, ciò che sta mettendo alla prova la tenuta dell’Europa, ciò che conduce alla costruzione dei muri dell’Ungheria, della Repubblica Ceca, della Polonia e della Slovacchia e alla progressiva chiusura dei paesi scandinavi e della Francia.
Sta accadendo ciò che le fotografie di Mitidieri, celandolo nell’assenza, gridano. Ci stiamo imbattendo, giorno dopo giorno, in ciò che vogliamo dimenticare: la responsabilità dell’Occidente in quelle guerre, in quelle povertà e in quei conflitti che provocano l’esodo verso lo stesso Occidente. Ecco allora che ogni singolo rifugiato o migrante ci mette di fronte a questa assenza, alla mancanza del nostro senso di responsabilità, di presa di coscienza sugli eventi del mondo. Ecco perché chi sarebbe più bisognoso di cure e attenzioni diviene al contrario fonte di fratture politiche e morali.
Sul fronte di guerre lontane che l’Occidente alimenta si sta combattendo una guerra intestina all’Occidente stesso: è su questo tema che si gioca la tenuta politica dell’Europa.
Quelle sedie vuote sono grida per le nostre coscienze. Ogni rifugiato è invece soltanto un essere umano che non deve morire dopo essere stato forzato a lasciare i suoi cari e la sua casa.
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