“Diario minimo di ordinarie infelicità”: Susanna Nirenstein recensisce “Peccati di famiglia” di William Trevor

 

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William Trevor è nato a Mitchelstown, nei pressi di Cork, ma da molti anni vive in Inghilterra. Narratore e drammaturgo, quattro volte finalista al Booker Prize e vincitore del premio Internazionale Nonino, è autore di numerosi romanzi che ne hanno fatto uno dei maggiori scrittori di lingua inglese. Tra i suoi libri, Il viaggio di Felicia, Giochi da ragazzi, Marionette del destino, Notizie dall’Irlanda, Morte d’estate, Gli scapoli delle colline, La storia di Lucy Gault, Regole d’amore, Uomini d’Irlanda, L’amore, un’estate, Leggendo Turgenev e Peccati di famiglia, pubblicati in Italia da Guanda.
L’ottantottenne William Trevor, quattro volte finalista al Booker Prize, anche se ha scritto una quindicina di romanzi è il maestro della short story in inglese, il più grande secondo il New Yorker. Sono i racconti i suoi gioielli più amati. Erede del primo Joyce, le sue trame si snodano rarefatte, sottili, senza colpi di scena ma disseminate di tranelli, intessute di una profonda empatia con i protagonisti, buoni o cattivi che siano, segnati da ferite mai rimarginate, da sospensioni di un destino che torna fatale, da passati indelebili, senza rumore. Eppure tutto brulica di emozioni. La bravura di Trevor (ma il cognome sarebbe Cox, e Cork il paese in cui è nato, nell’Irlanda da dove negli anni Cinquanta emigrò in Inghilterra) sta qui, nel mondo quieto percorso da inquietudini interiori che descrive senza dover ricorrere a luci e colori abbaglianti, planando piuttosto tra il verde d’Irlanda, nei piccoli centri, intorno alle case di collina, svelandoci per piccoli e grandi particolari i segreti nascosti.Trevor da ragazzo credeva di fare l’impiegato di banca, o l’inserviente di un droghiere, di un commerciante di stoffe, e che nel tempo libero avrebbe letto gialli e visto moltissimi film. E invece dopo anni di povertà passati facendo l’intagliatore di legno, la sua abilità nel modellare la materia divenne desiderio di plasmare «il mondo, scegliendo frammenti di esperienza», come ha detto in un’intervista. È questa la radice delle sue short stories: «Mentre il romanzo racconta tutto, il racconto si limita al minimo indispensabile », come un’opera materica appunto, circoscrivibile in uno sguardo, scaturita senza regole da una conversazione ascoltata in un bar, da una notizia di giornale, variazione di un unico tema, perché «di una relazione umana si può scrivere in molti modi». Ed ecco così le otto perle di Peccati di famiglia, uscite ora per Guanda.
Prendiamo la prima. Porta lo stesso titolo della raccolta. Hubert, un compagno di college dagli occhi di zaffiro considerato un geniale indisciplinato, all’indomani della guerra invita l’io narrante a trascorrere un weekend nella sua casa vicino al mare. Nella villetta c’è anche una cugina, Pamela, timida, silenziosa. Hubert, che è orfano, non la guarda, la scansa, non l’invita a uscire con loro; chiede continuamente soldi alla governante e racconta di un nonno severo e irascibile così come di suo padre considerato dalla famiglia un buono a nulla, canticchia a tavola. Me ne frego di tutti, è il suo messaggio. In mezzo alla spocchia emerge anche un pensiero fisso, la proposta che un costruttore edile ormai morto, un seduttore seriale, avrebbe fatto alla giovane Pam. Questo gli fa rifiutare gli sguardi adoranti di Pamela, la cugina preferita dalla nonna. Le gelosie, gli squarci nell’anima lo portano a rompere in maniera irreparabile gli unici rapporti d’amore posseduti.
L’impossibilità di un amore o della realizzazione di se stessi percorre l’intero volume. Come nel Barney che si vede sfuggire Ariadne, giovane delicata e modesta ossessionata dalla vergogna del padre suicida, a cui non sa dichiararsi nonostante trovi il coraggio per una passeggiata insieme. Barney la rimpiangerà per sempre. Anche Charlotte vive di un ricordo, il momento in cui, giovanissima, un signore affascinantel’aveva avvicinata: non fa che dipingere quei boschi, quel momento, e non vive la sua vita. Ancora l’amore visto come «un mistero apparso dal nulla, e il tempo che non riesce ad attutire la passione negata». C’è un padre meschino e incapace che ha abbandonato la figlia piccolissima: lei lo incontra, è probabile che non lo voglia più vedere. C’è una donna di campagna tradita e lasciata dal marito che ha scelto la sorella, da tutti sempre considerata la migliore: quando l’uomo le chiederà di tornare, vorrebbe dirgli di sì, ma non ci riesce.
Ci sono altre storie, ma non sentite cadere la goccia cinese delle occasioni mancate, della paura di andare avanti? Ci sentiamo noi stessi legati da corde spesse e inestricabili. Non resta che uscirne risolti a fare e a dire sempre quello che pensiamo.
PECCATI DI FAMIGLIA
di William Trevor
GUANDA, TRADUZIONE DI LAURA PIGNATTI PAGG. 202 EURO 16

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