«Io sono sindaco e quindi capo della polizia. Prendo la macchina blu e faccio quello che voglio»

da Repubblica in edicola oggi:

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E la sindaca dettava legge ai manager del petrolio “Assumete e fatemi felice”

«Giuseppina alla mensa della scuola. Nicola, Rocco, Carla, Rocchina e Immacolata, mi raccomando. Poi: Salvatore me lo devi mettere al numero uno: tiene la terza media ma è come se fosse un diplomato. E’intelligente. E’ bravo. Per il pane devi pigliare anche da De Angelis, è un fornaio di qui. Bravo buon prezzo ed è buono (…) Perché insomma deve essere chiaro: il nostro ruolo dei sindaci è cambiato, è diventato l’ufficio di collocamento (…) E voi a me mi dovete tenere contenta».
Per un po’ non potrà rispondere alle domande, perché ieri è stata arrestata. Ma di Rosaria Vicino, esponente del Pd, ex sindaco di Corleto Perticara, “la donna che da sola mise in scacco la Total”, sarà necessario parlare a lungo. Di lei e del suo paese. La cui storia, così come raccontata dalle più di 800 pagine di ordinanza di custodia cautelare, è lo straordinario spaccato di una provincia semplice e corrotta, il romanzo un po’ criminale di un paese di 2mila e 500 abitanti, 1.256 nucleifamiliari rassegnati all’estinzione. E che invece all’improvviso trovano il petrolio. «E il pozzo allora deve essere per tutti», predicava la sindaca Rosaria.
Le contestazioni che le muove ora la Procura, sono di ogni tipo, i capi di imputazione vanno dalla lettera A alla O: dall’uso della macchina di servizio per andare al parucchiere («Io sono sindaco e quindi capo della polizia. Prendo la macchina e faccio quello che voglio» diceva al povero comandante dei vigili urbani che provava a obiettare sulla legittimità dell’utilizzo del mezzo) all’affitto di una sua abitazione che imponeva all’azienda che lavorava ai pozzi nel suo paese. Ex assessore provinciale nella giunta dell’attuale sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, «punto di riferimento della Vicino », si contendeva con De Filippo e «l’attuale Governatore della Regione Basilicata, Marcello Pittella – si legge negli atti – la messa delle“bandierine” (per richiamare il termine utilizzato dalla Vicino) sui territori da “conquistare”».
«Il nostro concetto, la nostra filosofia è questa – spiegava il sindaco al telefono ai suoi interlocutori – piena apertura però nessuno deve dimenticare che questa è la sede del centro olii, che questa è la sede di tutti i pozzi, e che quindi… la maggiore occupazione, il comune che va attenzionato prima è Corleto. E poi tutti gli altri…». Che singifica? Lo si capisce bene leggendo le sue telefonate con i dirigenti della Total e con le altre aziende interessate al progetto Tempa Rossa. «Vi servono due persone? Noi vi mandiamo due persone…». Spiegava a uno dei manager della società: «No questi me li devi pigliare, bello. Senza se e senza ma. Ti parlo molto chiaramente: c’è uno che si chiama Potenza Mario e l’altro Antonio. Uno è il papà e l’altro è il filgio. Di questi due chi ti piace ti prendi». Un po’ Zalone e un po’ Cetto Laqualunque: «Stai scrivendo? Allora Minnelli al numero uno e poi segui la graduatoria che ti ho dato: Carla, Rocchina, Immacolata, Giuseppina, Salvatore». Anche perché la sindaca Rosaria si innervosiva facilmente: «E no! Quell’altro mi aveva detto di prendere qualcuno e poi non ne ha pigliato uno: uno scostumato (…) Anche perché non possiamo mettere le persone da fuori. Eh!».
Le tremende contromosse del sindaco Rosaria, del resto, erano pronte: «Ho già detto a Total: se dobbiamo stare a guardare noi, starete a guardare tutti, non esce una carta da qua! Nessuna autorizzazione, niente! Se i nostri devono stare a guardare, non vogliamo lavorare!». Ancheperché era donna di mondo: «Non è giusto che devono lavorare le stesse persone, Rosa’» le diceva un cittadino esasperato. «Il figlio dell’assessore, il figlio dell’impiegato, devo fare i nomi di tutti quanti? Devo andare alla Procura?». «Tranquillo domani mattina lo chiamiamo, piglia un curriculum, portalo qua…». C’era posto per tutti, nel grande pozzo di Corleto.
( g. f. e ma. me.)

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