Recensione di “Il sacrificio di Éva Izsák ” di Januaria Piromallo

In mezzo a tanta robaccia che c’è in giro, e alcuni vincono anche i premi, come 2084…, finalmente ho letto un libro che è valsa la pena (perché leggerlo è stata più che una pena, una sofferenza) leggere: “Il sacrificio di Eva Iszak”, Chiarelettere, scritto benissimo da Januaria Piromallo, a cui dò il massimo dei voti. Un libro che andava assolutamente scritto, perché su questa ragazza di 19 anni e mezzo non scenda l’oblio, rendendo la sua morte inutile.

Eva Iszak fu portata al suicidio da una mente mefistofelica, che aveva il fine di controllare le menti di un gruppetto di comunisti che vivevano in clandestinità nell’Ungheria occupata dai nazisti; il loro capo, Imre Lipsitz, che dopo la guerrà cambiò il cognome in lakatos, mise alla prova Eva, facendole credere che il suo suicidio servisse lalla sicurezza del gruppo, perché per il suo carattere instabile ed emotivo, in caso fosse catturata dalla Gestapo avrebbe fatto i nomi dei suoi compagni. Naturalmente non era vero, Eva aveva un carattere d’acciaio, ma l’unico modo pre provarlo al suo capo e agli altri era uccidersi, e così fece. Januaria raccoglie la storia da un altro sopravvissuto, il prof. Imre Toth, che gliela consegna pochi anni prima di morire. L’altra figura centrale della storia è la sorella di Eva, Mària, che le sopravvive, ma per tutta la vita vivrà con i morsi del rimorso.

Questo libro ha molto da insegnare: Imre Lipsitz/Lakatos fece una brillante carriera accademica, diventando il n°2 di Karl Popper, e poi a prenderne il posto; per l’istigazione al suicidio di una povera ragazza ebrea innocente pagò con tre anni di lavori forzati, ma non per la cosa in se ma perché fatto fuori dentro al Partito Comunista ungherese, dove era diventato una personalità, con molti nemici.

Di Eva Iszak, invece, si sarebbe persa la memoria, se non fosse stato per Januaria, che raccolto il testimone da Imre Toth, ha scritto un romanzo molto avvincente, che si snoda come un giallo, scoprendo solo alla fine perché Eva si sia suicidata a 19 anni e mezzo, grazie a un grande lavoro di scavo psicologico, provando addirittura ad “essere Eva”.

Questo libro va letto, anche per capire fino a che punto può portare  l’ideologia marxista vissuta in modo esasperato:  un branco di uomini disposti, per obbedire ciecamente al proprio capo-branco, a sacrificare il più giovane di loro, una ragazza intelligentissima ma indifesa, anche ingenua, un “olocausto interno”.

Spero lo leggano molti giovani, comprese le mie figlie.

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Il 26 gennaio 2015, in occasione della Giornata della Memoria, Januaria Piromallo scrive una toccante lettera alla Comunità ebraica; eccola

Alla Comunità ebraica nel Giorno della Memoria in ricordo di Eva Izsak, una moderna Ifigenia. E proprio perché è il giorno della Commemorazione vorrei che Eva, giovane partigiana e martire della libertà, fosse ricordata e tolta dall’oblio in cui è stata ridotta per 70 anni. Per il solo fatto che la mano del suo carnefice non portava il guanto nero delle SS, ma era una mano amica, quella del “compagno” Imre Lakatos, che diventerà poi il pilastro della London School of Economics. E del quale, appena due anni fa, veniva celebrato l’ennesimo anniversario. In pompa magna e senza vergogna. E allora vorrei ritornare indietro a quarant’anni fa, volare a Londra e sedermi di fronte a lui, a sua “Eminenza” Lakatos, sbattere i pugni sulla sua scrivania. Per dirgli: Mi dispiace che tu sia morto così giovane, prima che io conoscessi questa storia. Avrei voluto saperti vivo, incontrarti. Sarebbe stato difficile trovare le parole, ma ti avrei guardato a lungo negli occhi. Per sputarti in faccia, filosofo bastardo. E poi percorrere i corridoi di uno dei più prestigiosi atenei al mondo e, senza smettere di urlare a nome di Eva, scuotere per le spalle ognuno dei colleghi di Lakatos pronti a celebrarlo, dei suoi allievi che hanno la stessa età di Eva e gridare loro ecco, anche questo è il vostro grande Lakatos! Strappare, infine, con le mie mani la targa d’ottone lucido che porta il nome della fondazione IMRE LAKATOS e sostituirlo con quello di EVA IZSAK. 

E se Piero Angela ha impiegato 50 anni perché il padre (illustre psichiatra che nella sua clinica di Villa Turina di San Maurizio Canavese nascose gli ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste) venisse riconosciuto come “Giusto”, quanti ce ne impiegherò io? Perché il nome di Eva Izsak, giovane partigiana ungherese, sia inciso sulle stele d’onore nel Giardino dei Giusti, presso il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Eva, vittima due volte. Prima di un femminicidio e poi dell’oblio.

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