“Avrei voluto parlare d’amore” di Francesca Tombari

In verità in questo ottimo romanzo della Tombari si parla molto di odio e molto poco di amore…

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E’ la storia di due sorelle, nate nella famiglia sbagliata, in cui la prima, Luigia, si suicida il giorno della nascita della seconda, a cui viene dato il nome della sorella.

Il perché la sorella si sia suicidata, Gigia, così viene chiamata la protagonista ( il romanzo è tutto in prima persona, è Gigia che parla, che racconta la sua triste esistenza), lo viene a sapere molto tardi, a 14 anni la nonna (figura centrale del racconto, e forse, la più positiva) le spiega che la prima Luigia era stata violentata dal padre, un contadino violento e ubriacone, e messa incinta. Non resistendo all’onta del disonore, si era sparata con fucile del padre. E il racconto prende l’avvio da quel giorno infausto,

” Il 18 ottobre 1914 compivo diciotto anni”

è l’incipit del romanzo, ma quel giorno, mentre stava nascendo una nuova vita, la prima Luigia metteva fine alla sua.

E tutto il resto della storia è segnata da questo tristissimo episodio, e la nuova nata viene al mondo già scontando una colpa che non è la sua, ma di suo padre, cioè la morte della sorella.

La storia si svolge in un casolare di campagna vicino a Tarugo, un paesello sulle pendici del Monte Paganuccio, quello a sinistra guardando la gola del Furlo da Fano: e la natura dei luoghi è descritta quasi in ogni pagina del libro, durante tutte le stagioni, osservata dalla scrittrice fanese attraverso gli occhi di Gigia, e lei quei luoghi li conosce bene, in quanto i genitori le regalarono la casa dove vissero le due Luigie nel 1986, per i suoi 21 anni.

Anche l’ambientazione storica è molto dettagliata: il fratello maggiore di Gigia, Mario, diventa presto un violento fascista, mentre l’altro fratello, Ettore, socialista, sarà costretto a darsi alla macchia. L’odio fra i due fratelli sarà così forte, che Mario alla fine ucciderà Ettore, Francesco (l’amore di Gigia) e don Gianni, tutti e tre legati sul sagrato della chiesa, colpevoli di non pensarla come lui. Gigia assiste alla scena, ma alla fine dovrà subire anche la violenza cieca del padre ubriaco, che da quando aveva 14 anni la molestava e cercava di violentarla. Il 28  marzo 1937, Gigia, incinta anche lei del padre, decide di uccidersi in una bellissima giornata di primavera, il giorno di pasqua.

Come dicevo, tutto il romanzo è in prima persona, è il mondo della campagna durante il fascismo, come lo vede Gigia, che si dimostra una ragazzina con molto carattere, che sa apprezzare i colori delle stagioni, che aspetta di veder nascere i fiori azzurri dai semi che le aveva regalato un altro fratello, Gabriele, il quale aveva avuto il coraggio di fuggire di casa per farsi frate:

“Guardo l’azzurro dei fiori di mio fratello Gabriele che si fonde a quello del cielo, un’unica macchia colorata di quel delicato colore che era negli occhi di nonna e la sento vicina.

Ho atteso fino ad ora per vedere il loro sbocciare, come dita allungate verso l’infinito mi sento parte di loro, sento prepotente e incontenibile di sentirmi finalmente libera di amare, tutto quel celeste mi riempie il cuore, ma il tempo della speranza per me è ormai finito e la bellezza di quei fiori la lascio a chi rimane”

E i colori, i profumi, gli aromi del cibo sono anche loro protagonisti della storia, perché Francesca Tombari ha saputo descriverli con grande bravura, e ha saputo usare la parole come e con la perizia di un pittore impressionista, le parole sono pennellate sulla pagina bianca, con altrettanta perizia vengono descritti i sentimenti le morti in famiglia, coma la scena straziante della morte dei gemellini, che si erano buscati una broncopolmonite giocando a dicembre sulla neve.

Le due Luigie, così, sono unite nel loro triste destino: essere violentate e ingravidate dal loro padre e perciò metter fine alla loro vita: bene, benissimo ha fatto la scrittrice a raccontarcene la storia, anche se  raccontare una storia così dura non dev’essere stato affatto facile, ma questo bisognerebbe chiederlo alla scrittrice…

Un libro assolutamente da leggere, che consiglio a tutti.

5 pensieri su ““Avrei voluto parlare d’amore” di Francesca Tombari

  1. Incredibile ma leggo solo ora questa tua bellissima recensione del mio “Avrei voluto parlare d’amore” che è scaricabile anche in ebook. Un libro che mi ha fatto piangere, sognare e desiderare sia durante la ricerca che durante la scrittura, grazie, infinitamente grazie Ettore. Francesca

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