“intossicazione letteraria”

IL CIELO SOPRA LIMA
di Juan Gómez Bárcena
FRASSINELLI
PAGG. 317, EURO 19,50

L’educazione letteraria di due giovani e ricchi cileni di LORIS TASSI

«Non la vita foggia la letteratura – scriveva Guido Gozzano – la letteratura foggia la vita. Di questo mimetismo siamo un po’ vittima tutti: tutti viviamo un po’ per educazione letteraria, cercando di imitare inconsapevolmente un modello appreso dalle varie letture predilette». Un esempio di “intossicazione letteraria” ci viene offerto dal bel romanzo del giovane scrittore spagnolo Juan Gómez Bárcena (nato a Santander nel 1984), che prende spunto da un aneddoto sul celebre poeta Juan Ramón Jiménez (premio Nobel nel 1956). Eppure Il cielo sopra Lima (tradotto da Enrica Budetta) non è un erudito pastiche citazionistico, né tantomeno un testo riservato esclusivamente agli studiosi ispanisti: al centro della vicenda, ambientata tra il 1905 e il 1920, si stagliano infatti le figure di due ricchi ventenni peruviani, Carlos Rodríguez e José Gálvez, fervidi lettori (e ammiratori del Vate) che sembrano prendere un po’ troppo sul serio quello che leggono. Per loro «il libro fa il senso, il senso fa la vita», per dirla con Roland Barthes. E così, mentre il loro paese è scosso da profonde agitazioni sociali (uno dei capitoli più intensi del romanzo è dedicato alla repressione di uno sciopero da parte della polizia), i due “signorini”, che “si credono poeti” come certi personaggi di Roberto Bolaño (uno dei numi tutelari di Gómez Bárcena, assieme al Flaubert dell’Educazione sentimentale), non pensano ad altro che a entrare in possesso di una copia firmata di Arie tristi: «Sarebbe più facile», dice a un certo punto uno dei due, «se fossimo una bella donna, vedresti allora come don Juan Ramón ci si metterebbe con tutta l’anima a risponderci, quella sua anima di violetta». Quasi per gioco, nasce la bella Georgina Hübner, fanciulla capace di suscitare l’interesse del Vate con una lettera appassionata e arguta. I guai cominciano con la risposta entusiasta del Maestro alla candida giovinetta. Perché, come insegna Oscar Wilde, «A questo mondo ci sono solo due tragedie: una è non ottenere quello che si vuole, l’altra è ottenerlo ».

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