Altan – Benni Il fantastico bestiario

da Repubblica oggi in edicola

di MICHELE SERRA

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SI PUÒ SUPPORRE CHE LO “GNU DAL MEMBRO BLU”, se fosse stato un gallo, avrebbe avuto il membro giallo; se uno sparviero, il membro nero; e se un molosso, il membro rosso. Bisogna chiederlo ad Altan, che di colori è pratico (lo conoscete il suo camaleonte, Kamillo Kromo?) e di animali ne ha inventati tanti, compreso lo gnù dal membro blu sopraddetto. Nel frattempo ognuno di voi può continuare il gioco. Non dimenticatevi mai di giocare, soprattutto adesso che i tempi lo sconsigliano. Mai arrendersi ai tempi. Bisogna sempre contraddirli, altrimenti si diventa conformisti. Dunque, lo gnu dal membro blu. Fa parte di un fantastico bestiario (o un bestiario fantastico, come preferite) che Altan e Stefano Benni hanno messo insieme per l’editore Gallucci, ormai da parecchi anni tra i più bravi inventori di libri per l’infanzia e per i ragazzi. Il libro si chiama “Dieci teorie sull’estinzione dei dinosauri (e venticinque animali fantastici)”. Le dieci teorie, il cui valore scientifico è fuori discussione, sono di Benni e illustrate da Altan; i venticinque animali fantastici sono di Altan, ma il lettore rischia di confondere i ruoli perché anche Benni è un famoso inventore di animali (vedi Stranalandia) e dunque le due teste d’artista hanno una decisa vocazione zoologica, anche se di animali inventati si tratta. Se la parodia è quasi sempre un genere divertente, la parodia del mondo animale, oltre a essere divertente, è emozionante. Tocca qualcosa di profondo, smuove visioni, linee, icone profondamente impresse nel nostro immaginario e anche nel nostro inconscio — quanti animali, nei sogni. Gli animali hanno una formidabile aura mitologica, una carica favolistica impareggiabile. Nelle favole archetipiche, quelle di Esopo e di Fedro, sono decisamente più importanti di noi.
Farne un continuo oggetto di racconto, di sogno e di visione, significa rendere omaggio alle bestie, riconoscere il loro potere magico, il loro emergere dalla notte dei tempi e il loro probabile perseverare nel mondo anche quando noi (come i dinosauri) saremo estinti. Ogni bestiario, anche quelli semi-inventati dei viaggiatori antichi che elaboravano dicerie, racconti esagerati, terrori silvani, è prima di tutto un omaggio alla incredibile magnificenza degli animali, che del creato sono senza dubbio il risultato, esteticamente parlando, più stupefacente. Credo che nemmeno Altan e Benni, per dirne una, avrebbero potuto immaginare l’elefante, o il narvalo, o il capodoglio, o la giraffa, o il cammello con due gobbe, o il canguro col marsupio. Il cammello — quello vero — sembra disegnato da Altan. Il canguro, specie quando fa il pugilatore, sembra un personaggio di Benni.
La fantasia è tutt’uno con il mondo animale. Immaginare nuovi animali significa cercare di emulare (senza riuscirci) quanto la natura ha già provveduto a creare in circa tre miliardi di anni di lavoro grafico e narrativo. Il bessone e il tordazzo cinese, lo snuffo e il tapiro zuavo avrebbero potuto certamente esistere anche se non li avesse inventati Altan. Non è escluso che prima o poi, in qualche recesso della foresta primordiale, venga scoperto un bessone (pagina 8). Ci si congratulerà, in quel caso, con Altan che non solo l’aveva già detto, che il bessone esisteva, ma l’aveva anche disegnato in tutta la sua assurda magnificenza.
Quanto alle teorie sull’estinzione dei dinosauri, quella che mi ha convinto di più è la teoria della non-scomparsa, secondo la quale alcuni dei dinosauri superstiti vivono nella giungla del Borneo in pacifica promiscuità, un po’ stretti ma sopravviventi all’insaputa di homo sapiens. È la smentita più efficace di Jurassic Park, perché nell’autorevole ipotesi del Benni non è l’uomo che restituisce vita ai dinosauri con le sue diavolerie genetiche ma sono i dinosauri a cavarsela da soli purché a debita distanza dall’uomo distruttore. E qui si intende la vocazione pedagogioco-etica che la satira, anche quando abbia una veste molto ludica, riveste inevitabilmente. Ognuna delle dieci ipotesi sull’estinzione dei dinosauri è una metafora della possibile estinzione di un’altra bestia perfino più ingombrante di quei mastodonti e perfino più tirannica del T-Rex, ovvero l’uomo. A me è capitato di leggere questo libro colorato e allegrissimo in una sera di quelle che i telegiornali dipingono di rosso (sangue) e di nero (morte), una di quelle sere nelle quali la parola estinzione assume un significato non troppo inverosimile. L’ho letto, ovviamente, come un gioco e come una favola; e ho pensato che ogni bambino in circolazione, e ogni adulto-bambino, dovrebbe inventare animali come fanno Altan e Benni (qui in ordine alfabetico, come si deve fare con le star). Dovrebbe farlo perché continuare a immaginare vita, nel grande frastuono di morte che ci circonda, è una forma di resistenza molto efficace e forse, chissà, vincente. Non è da escludere che, una volta estinto, l’uomo possa reincarnarsi in un trippo dalle mutande gialle (pagina 55) o in uno stercone da tre (pagina 59). Io preferirei essere uno stercone piuttosto che un trippo. E voi?
Michele Serra
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