Le penne in fuga che hanno fatto fortuna letteraria solo all’estero di RAFFAELLA DE SANTIS

Ci sono scrittori italiani che conoscono un’inattesa fortuna all’estero senza passare prima per gli onori di casa. Saltano i preliminari e finiscono direttamente nelle top ten internazionali. Spesso con i loro libri si divertono a dissacrare lo stereotipo del Bel Paese: storie di corruzione, thriller alla Dan Brown, delitti di provincia. Ma è proprio questo a conquistare gli stranieri. Si aspettano il Colosseo e gli compare una periferia, vorrebbero Romeo e Giulietta e trovano un’ispettrice dalla vita sessuale molto libera. È da poco in libreria anche in Italia per la Nave di Teseo, “Giallo Caravaggio” di Gilda Piersanti, quarto volume della serie uscita in Francia delle “Stagioni assassine” (“Les saisons meurtrières”, edizioni Pocket), otto noir da cui sono stati tratti film per la tv francese.
In Italia finora conoscevamo solo
Estate assassina ( Bleu catacombes), grazie a Bompiani. L’autrice, che vive a Parigi dagli anni ’80 e scrive in francese, considera la sua doppia cittadinanza un vantaggio: «Mi piace vivere tra due mondi diversi, due stati, due culture. La mia scrittura francese conserva un’eco della lingua italiana». Le sue storie si svolgono in una Roma più periferica, tra Corviale, Testaccio, Eur, Ostiense, non certo zone così turistiche. Nel testo affiorano però segni inconfondibili del made in Italy: la Vespa, il caffè preparato con la moka e qualche canzone di un tempo: «Domenica è sempre domenica, si sveglia la città con le campane…». Piersanti ha pubblicato anche Les liens du silence (Le Passage), in cui c’è un giornalista coinvolto in questioni di mafia, altro argomento caldo, soprattutto dopo Gomorra.
Sulla lunga scia del Nome della rosa abbondano invece congiure, intrighi, culti satanici e macchinazioni papaline. Il romanzone storicoImprimatur fitto di cospirazioni vaticane di Rita Monaldi e Francesco Sorti, da anni residenti a Vienna, è stato tradotto in 26 lingue e diffuso in 60 paesi. In Italia è sparito presto dalle librerie alimentando una misteriosa vicenda editoriale degna di un giallo. Incredibilmente è stata la casa editrice olandese De Bezige Bij a curarne nel 2009 una nuova edizione italiana. Ora il duo Monaldi& Sorti si è riaffacciato sulla scena nazionale, grazie a Corrado Melluso, direttore editoriale di Baldini & Castoldi, che ha scelto di ripubblicare il testo maledetto, edito 14 anni fa per Mondadori, insieme ad altri titoli, tra cui Secretum e Veritas, e a un nuovo libro su Malaparte, il primo ad uscire in anteprima Italia. Fuori dai nostri confini Monaldi& Sorti, la cui patria editoriale è l’Olanda, sono macchine da bestseller (oltre due milioni di copie vendute) anche quando l’ambientazione non è la “Bella Italia” ma Vienna, come inVeritas. Loro si schermiscono: «Oggi non potremmo avere una prima tiratura di 846mila copie come per il nostro Dissimulatio in Olanda».
Vendono bene i fattacci cruenti legati alla cronaca nera. In Francia è appena uscito Black Messie ( Messia nero) di Simonetta Greggio, che vive da anni a Parigi e pubblica per le edizioni Stock. In copertina c’è la Primavera di Botticelli, ma il plot non è soavemente botticelliano, inanellando una serie di delitti come non se ne vedevano a Firenze dai tempi del famoso mostro. Il thriller di denuncia è un genere di grande appeal internazionale. In Gran Bretagna è fresco di stampa Think Wolf (Severn House) giallo di mafia d’ambientazione rurale di Michael Gregorio, nom de plume di Michael Jacob e Daniela De Gregorio, gli stessi autori di Critica della ragione criminale (Einaudi), ambientato in Prussia con protagonista un ispettore allievo di Kant, tradotto in 26 lingue. Era stato pubblicato da Einaudi nel 2006, poi niente più, Michael e Daniela sono usciti dai nostri radar. Marito e moglie, lui inglese, lei italiana, oggi ricordano: «Appena arrivammo, a Roma i nostri editori di Stile Libero, Severino Cesari e Paolo Repetti, si aspettavano un autore solo. Quando scoprirono che eravamo due e abitavamo a Spoleto, scoppiammo a ridere. Gli chiedemmo se avrebbero mai letto il manoscritto se lo avessimo mandato in italiano, ci dissero che difficilmente lo avrebbero fatto».
Ci sono poi i libri che rievocano memorie d’immigrati. Otto anni fa Luca Di Fulvio ha conquistato la Germania con La gang dei sogni,storia di migranti a New York dall’Aspromonte, per mesi in testa alle classifiche tedesche (oltre 600 mila copie vendute). Oggi Di Fulvio può considerarsi un autore tedesco: i suoi diritti li detiene la casa editrice Bastei Lübbe. Anche il più recente feuilleton medievale Il bambino che trovò il sole di notte (Rizzoli) è uscito prima in Germania. Negli Usa invece riscuotono successo i mystery di Ben Pastor (vero nome Maria Verbena Volpi) e i libri di Francesca Marciano, che pubblica in inglese per le edizioni Pantheon, nonostante ora non viva più a New York e sia a Roma, dove continua a fare anche la sceneggiatrice. L’ultimo, Isola grande. Isola piccola (Bompiani), raccoglie racconti ambientati in giro per il mondo. Marciano è una viaggiatrice, scrivere in un’altra linga per lei è più che naturale: «Poter usare una seconda lingua, è una forma di reinvenzione. Mi sento più leggera, scrivo in uno spazio vuoto che non ha testimoni, dove non mi porto dietro bagagli o costrizioni».
A volte scrittori che da noi faticano a decollare esplodono in altri paesi: Goliarda Sapienza e Milena Agus sono adorate in Francia.
Mal di pietre (Nottetempo) è diventato un caso Oltralpe (edizioni Liana Levi), trasformando Agus in una specie di Bovary sarda. Ha ispirato anche un film di Nicole Garcia con Marion Cotillard. E Davide Carnevali? Drammaturgo, riempie i teatri europei, ma pochi di noi lo conoscono. Nel 1947 Luigi Meneghello arrivando a Reading disse: «Ero convinto che fuori ci fosse un mondo migliore, non solo di qualche grado, ma incomparabilmente». Meneghello si lasciava alle spalle il fascismo e la guerra, ora è tuttalpiù una questione di mercato.

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