“Storie di David un uomo imperfetto in contatto con Dio” di SUSANNA NIRENSTEIN

da Repubblica in edicola oggi
L’ARMONIA SEGRETA
di Geraldine Brooks
NERI POZZA
TRAD. DI MASSIMO ORTELIO, PAGG. 302, EURO 18
David, al solo scandire il suo nome ci sembra di vedere il pastore trafitto dalla musica delle sfere celesti, l’autore dei Salmi, il danzatore folle e inebriato dalla gioia che accompagna l’Arca dentro le mura di Gerusalemme e il guerriero coraggioso, il ragazzo che sfida e vince con una semplice fionda il gigante filisteo Golia in nome di Hashem tzva’ot, il Signore degli Eserciti, il Dio di Israele. Un pastore che fronteggia il nemico e parla come un Sacerdote. Sappiamo che è già stato unto da Samuele: sarà lui il prossimo sovrano degli ebrei e per Saul, il re, avere questa sorta di messia che lo tallona alle spalle è un fonte di follia, lui che ha già chiamato David a corte per alleviare, con l’arpa e il canto, quei malesseri, quelle ombre che talvolta lo attanagliano.
Dopo la vittoria di Wadi Elah, David è una figura del tutto nuova, porta davanti ai generali la testa sanguinante di Golia, crea con Yonathan, il figlio del sire, un legame immortale d’amicizia e d’amore, diventa scudiero della corona che un tempo sarà sua, combatte come un leone, riluce d’oro. E Saul lo odia. La scena della Bibbia sembra già colorarsi di rosso, le tragedie di Shakespeare impallidiscono al confronto.
Man mano che la storia va avanti, David fuggito dal palazzo, David brigante, David feroce capobanda ma mai traditore di Saul, David incoronato re della Giudea a Hevron e presto di tutte le tribù di Israele con capitale a Gerusalemme, David seduttore e amante e marito di molte donne, prima fra tutte Avigail, David adultero e omicida per Betsabea e per questo costretto da Dio e dal profeta Natan a pentirsi davanti al popolo e a non costruire il tempio, David circondato da figli che lo tradiscono e che continuerà ad amare ugualmente, e infine David padre di Salomone, che gli succederà, man mano che la storia va avanti, fino alla sua morte a 70 anni, dopo 40 anni di regno, dicevamo, ce ne sentiamo sovrastati.
Chi è David, è il bene, è il male? Come spesso avviene nella Bibbia, David è un uomo fortemente imperfetto, come lo sono gli uomini, con momenti di splendore e momenti di buio profondo, un uomo in conflitto con se stesso ma in contatto con Dio, qualcuno vorremmo aver conosciuto, aver ascoltato nei suoi Salmi, mentre piange Yonatan o Assalonne, mentre canta la fuga dall’Egitto così «Allora il mare vide e fuggì, il Giordano si ritrasse, i monti saltellarono come montoni e le colline come agnelli».
Deve essere per questo, per quanto era sublime e terribile, che Geraldine Brooks non ha resistito: e siccome a lei, premio Pulitzer, australiana convertita all’ebraismo e trapiantata in America, Virginia, piace riportare in vita il passato, come ha già fatto con Annus Mirabilis, L’idealista, I custodi del libro, L’isola dei due mondi, e altri titoli, riempiendo gli spazi vuoti, dopo aver viaggiato in lungo e in largo Israele, studiato innumerevoli testi, ha deciso di «evocare il giovane pastore di tre millenni fa che divenne re».
Il risultato, L’armonia segreta (Neri Pozza come quasi tutti gli altri suoi romanzi tradotti in italiano) è stato libro dell’anno per il Washington Post e bestseller del New York Times, una lettura piacevolissima che ripercorre le molte vicende narrate dalla Bibbia arricchite sicuramente dai contributi del midrash e dalla sua fantasia, o dalla sua interpretazione comunque.
Vale per tutti l’idea che David e Yonatan fossero amanti e non amici, o che il profeta Natan, la voce narrante — l’uomo che dice al re quel che lui non vuole sentire e vede subito in Salomone colui che gli succederà e costruirà il primo tempio — sia figlio di un uomo ucciso da David, e forse gli attribuisce troppi delitti o perlomeno ideazioni di delitti. La voce di Natan è convincente, perché la Brooks sicuramente decide di abitare la sua mente. Forse avrebbe dovuto avere il coraggio di farlo anche con David, osare seguire le tracce del metodo che Thomas Mann ebbe in Giuseppe e i suoi fratelli, perché vorremmo non solo accompagnarlo ma essergli dentro, e vibrare con lui nel bene e nel male, mentre colpisce, ama, suona, guida il suo popolo o sente Dio a due passi da sé.

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