IL RAGAZZO CON GLI OCCHI GRIGI di Gilles Perrault – recensione di Giancarlo De Cataldo

La casa di Perrault rifugio inquieto di anime erranti
di  GIANCARLO DE CATALDO
 Superati gli ottant’anni, Gilles Perrault – pseudonimo di Jacques Peyroles – ha aderito all’”Associazione per il diritto a una morte degna”, che lotta per la legalizzazione dell’eutanasia. Logico sviluppo di una vita da combattente in prima linea che fa di Perrault una figura rilevante, nella sua eclettica singolarità, della cultura francese a cavallo fra i due ultimi secoli. Esordisce rumorosamente con Les parachutistes, in cui racconta senza sconti le sue esperienze di volontario nella guerra d’Algeria. È un successo che gli apre le porte di una carriera da reporter di grido, dall’India di Nehru ai ghetti d’America. Ma Perrault è un inquieto. Passa alla letteratura popolare di spionaggio, e poi ancora si mette a studiare certe pagine poco conosciute della Resistenza, approdando infine a una letteratura che egli stesso definisce “politica”. Troskista (in Francia non sono estinti), Perrault è stato, nel corso degli anni, al centro di accese polemiche e duri scontri per la vena polemica e la forte impronta d’impegno civile dei suoi scritti.
Nel 1974 Christian Ranucci, un ventenne di Avignone, viene accusato di aver rapito e ucciso una bambina. Ranucci confessa, ma subito dopo ritratta, sostenendo di aver subito “pressioni” intollerabili. Il presidente Giscard rifiuta la grazia e il giovane finisce sulla ghigliottina mormorando «riabilitatemi». Perrault scrive Il pullover rosso, che è un atto d’accusa contro gli investigatori e i giudici del caso. Citato per diffamazione, perde, ed è condannato a un robusto risarcimento. Anni dopo, per niente pentito, torna nuovamente sull’affaire Ranucci con un altro scritto: è accaduto che nuove inchieste hanno accertato la presenza, nei giorni di quel vecchio delitto, di un noto serial-killer. Ranucci potrebbe davvero essere innocente. Ma la giustizia gli dà nuovamente torto, e Perrault si becca una nuova condanna per diffamazione. Sconfitta su tutti i fronti? Niente affatto, perché anche grazie alla sua prosa incendiaria, la Francia mitterandiana mette definitivamente al bando la pena di morte. E nel frattempo Perrault trova modo di far irritare il re del Marocco, Hassan II, con un saggio sulla repressione in quel Paese, storicamente alleato dei francesi. Insomma, un tipo da prendere con le molle, un passionale, un combattente. Perciò si resta sorpresi quando, scorrendo le pagine de Il ragazzo con gli occhi grigi ci si imbatte in uno scrittore che non ti aspetti: ironico, caldo, pacato, e nello stesso tempo in grado di sviluppare una tensione degna del miglior Simenon. E apertamente simenoniano è l’impianto narrativo di questo breve romanzo da cui Alain Techiné trasse qualche anno fa Anime erranti, un bel film interpretato da Emmanuelle Bèart. Siamo nel 1940, i tedeschi hanno appena invaso la Francia. Una giovane alto- borghese parigina è sfollata in provincia con i suoi due figli quando un bombardamento provoca una strage. A salvare lei e i bambini interviene un adolescente taciturno, il ragazzo con gli occhi grigi: uno che sa come muoversi nelle situazioni difficili. L’improvvisato quartetto occupa una casa disabitata, in attesa degli eventi. Intorno, ovattati, i rumori della guerra, il passo cadenzato dell’armata hitleriana, il delirio dei disertori sbandati. Dentro la casa, una primitiva società naturale in via di formazione. Che cosa hanno in comune la borghesissima madre e il ragazzo selvaggio del quale solo nel finalissimo apprenderemo la sorprendente backstory? Nulla. È la “situazione” che determina e condiziona le loro azioni e le loro scelte, istante per istante, ma con riflessi profondi che lasceranno tracce destinate a produrre, in tutti i protagonisti della vicenda, un’evoluzione ineluttabile. Un piccolo capolavoro narrativo circoscritto in un’unità concisa di tempo e luogo che afferra il lettore e lo forza a porsi gli stessi interrogativi di fondo dei protagonisti, e consente al narratore di esercitare la sua perizia da entomologo, osservando, descrivendo, scatenando conflitti che non tollerano rivoluzioni, ma sono destinati a innescare altre e nuove situazioni.
Il ragazzo con gli occhi grigi ( traduzione di Maruzza Loria) è infatti il primo capitolo di una trilogia incentrata sulla “maison”, la casa disabitata che i fuggiaschi occupano. E attendiamo di seguirne gli sviluppi nella nostra lingua.

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