Recensione a “DIZIONARIO DELLA STUPIDITÀ” di Marino Niola

da Repubblica oggi in edicola
MARINO NIOLA
* DIZIONARIO DELLA STUPIDITÀ di Piergiorgio Odifreddi Rizzoli Pagg. 378, euro 18
«Due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana », diceva Einstein, «ma sull’universo ho ancora dei dubbi».
E, se l’accostamento non suona irriverente, non aveva dubbi nemmeno Frank Zappa che considerava la stupidità la «vera sostanza costitutiva dell’universo». Una materia gassosa, insidiosa e perniciosa che può manifestarsi anche nell’individuo più sano di mente. Ovviamente a sua insaputa. Perché «nessuno domina completamente la stupidità, propria e altrui». Ed è maledettamente più facile riconoscerla negli altri che in noi. A dirlo è Piergiorgio Odifreddi che, a questa sorta di seconda natura dell’umano, dedica un libro graffiante e divertente, appena uscito da Rizzoli. Un Dizionario della stupidità, in 277 voci, da Abitudini a Zichichi, passando per Abramo che all’autore appare fortemente sospetto di stupidità se non altro perché le Religioni degli Ebrei e degli Arabi lo considerano il proprio progenitore.
Questa bordata di avvertimento è sufficiente a dar l’idea del mood irriverente. Ricco di paradossi, nonsense, trappole sillogistiche, calembour voltairiani. Insomma spiazzanti “odifreddure”. Che non risparmiano nessuna espressione della stupidità, tantomeno quella che, come diceva Sciascia e prima di lui Musil, si maschera da intelligenza. Religioni, Superstizioni e Credenze, in primis, e poi tutti i loro corollari. L’Anima, la Metafisica, le Apparizioni, gli Oroscopi, gli Extraterrestri, il Paranormale, i Miracoli, la Numerologia. E la Teologia, definita, sulla scia di Borges, «un ramo della letteratura fantastica».
Ma anche il Politicamente corretto, che è un bersaglio mobile di questo testo. Anche perché si annida nei luoghi più impensati. Nelle Quote rosa, cui Odifreddi dedica una voce esilarante, come nell’Arte moderna, divisa tra «cretini pieni di idee» e «cretini pieni di soldi». Ma anche nell’Università, dove la stupidità si è eretta a sistema con il meccanismo dei crediti, «effetto delle stupide riforme degli anni ‘90». E soprattutto in quelle che l’autore definisce Scienziaggini. Che i ciarlatani di cui pullula il web eruttano senza sosta. Dalla demonizzazione dei Vaccini alla lettura del pensiero, dalla comunicazione con gli Spiriti a Scientology. Che Odifreddi mette sullo stesso piano della Psicanalisi e della Religione. Non ne esce indenne nemmeno Papa Francesco che dissimulerebbe con astuzia gesuitica un oscurantismo di fondo. Ma se la Metafisica piange, la filosofia non ride. Il rasoio del matematico, affilato almeno quanto quello di Ockham, fa a fettine l’idealismo di Platone, definito uno stupido quando scrive il Parmenide, poi rinsavito per strada, come rivela il Sofista.
Il contrario di Pascal, intelligentissimo a 16 anni, quando dimostra teoremi meravigliosi e instupidito a 31, quando invoca il Dio di Giacobbe contro quello dei sapienti. E con lui Tolstoj, che dalla vertiginosa lucidità di Guerra e pace piomba in una vuota ricerca spirituale e sforzandosi di diventare un santone finisce per diventare semplicemente un matto. Ma ce n’è anche per Croce e Gentile, rei di stupidità idealista e di sottovalutazione della scienza, che sarebbero all’origine dell’analfabetismo scientifico che ancora affligge il nostro paese. E se scudisciate di questa portata si abbattono sui totem della nostra cultura, si possono immaginare le sferzate che piombano su rituali nazionalpopolari come Sanremo, dove «le scemenze sono di casa sin dalla prima edizione, quando ancora la televisione non c’era ». Insomma, Odifreddi ha una parola buona per tutti.

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