“La mia vita tra i libri”:Jennifer Connelly intervistata da ARIANNA FINOS

su Repubblica in edicola oggi
IL VOLTO PURO e l’espressione volitiva di Jennifer Connelly, modella adolescente, fu scelto per la copertina di una serie di libri per coetanei. Titoli come Due di noi e
Rock’n roll romance, storie d’amore finto ribelli, perlopiù. Di quel tempo l’attrice Oscar, classe 1970, ricorda: «Non mi mandavano una copia, si limitavano a un racconto sommario della storia. Poi in studio cercavo di trovare le espressioni, l’intensità giusta per “interpretare” il romanzo di turno».
Dare vita alle parole è diventato la sua missione, la sua professione. La ragazzina di Catskill Mountains, stato di New York, contesa dalle case cosmetiche, non si è mai fermata alla copertina ma è diventata un’accanita lettrice. «La parte che più mi appassiona del mio lavoro è la ricerca, l’approfondimento, lo studio della psicologia del mio personaggio». Da Zola a Roth, passando per Joyce, Jennifer coltiva la passione della letteratura. «Ho affrontato Joyce prestissimo, poi ci sono tornata negli anni. Credo di riuscire ad afferrare solo una piccola parte dell’infinita complessità di quel capolavoro che è l’Ulisse. Ma ogni volta che lo rileggo mi sconvolge dal punto di vista emotivo, mi stimola intellettualmente, mi ipnotizza con il suo linguaggio».
Tanti anni dopo il viso prestato ai romanzetti, l’attrice ha prestato la voce all’audiolibro Il tè nel deserto di Paul Bowles. È stata la prima a farsi avanti quando ha saputo che c’era un progetto per portare al cinema la Pastorale americana di Philip Roth e non ha mollato mai, negli otto anni che ci sono voluti perché il film diventasse realtà. «Un libro scritto in modo superbo, un racconto che funziona a più livelli. Una storia di famiglia profondamente emozionante, un ritratto del mio paese negli anni Sessanta, che affronta temi provocatori anche oggi: la fine del sogno americano, la contestazione». Nel film, che segna il debutto alla regia di Ewan McGregor e che è appena arrivato in sala, Jennifer Connelly interpreta la moglie dello Svedese, la miss di turno che ha sposato l’atleta della scuola. «Intrigante, questa regina di bellezza prova a costruirsi un’identità diversa da quella che la società si aspetta. Cerca un’esperienza autentica con la figlia e quando il suo amore materno viene rigettato, quando la figlia fa esplodere – letteralmente e figurativamente le loro vite – viene sconvolta dalla perdita. Tragicamente, diventa ciò che ha lottato per non diventare. Un viaggio emotivo forte, ho tanta comprensione per lei, come personaggio e come donna». Non si è mai tirata indietro dai ruoli difficili: la
tossicodipendente di Requiem for a dream, la barbona di Manhattan alla ricerca di avanzi in Shelter, diretta dal marito e collega Paul Bettany. «Dalla letteratura ho imparato il processo di immedesimazione nelle esistenze degli altri». Il suo sogno è «portare al cinema un personaggio “irrappresentabile” nel libro più bello del mondo: La signora Dalloway di Virginia Woolf». Non a caso scritto quando la Woolf aveva appena finito di leggere L’Ulisse. «La Woolf ha la capacità unica di catturare la diversità del punto di vista, il flusso di coscienza che accompagna i protagonisti in un giorno, l’intrecciarsi tra le due fatiche di vivere, il peso del passato e forza di superarlo».
Jennifer Connelly, chiodo nero sopra un abito rosso che le scopre le gambe magrissime e abbronzate, si racconta in un albergo nel centro di Roma. Nella stanza aleggia il ricordo di Sergio Leone. Se la baby modella che amava leggere ha scoperto il cinema, il merito è stato del regista che l’ha scelta per l’aggraziata ragazzina, ballerina in solitaria in C’era una volta in America. «Sergio è stato un maestro per me. Tutto in lui era “larger than life”, il suo temperamento, la sua dolcezza. E quel set gigantesco, i divi, il guardaroba di vestiti d’epoca… stare lì era come vivere in un film. Capii anche, io che amavo le parole ma non sapevo scriverle, che potevo trasformarle nelle mie emozioni, facendo l’attrice». E grata anche a Dario Argento, «gli devo il poco di italiano che parlo ancora oggi. Con lui il set era un gioco. Sì, l’Italia mi è rimasta nel cuore. Il mio prossimo appuntamento da lettrice sarà con L’amica geniale di Elena Ferrante».

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...