“Neruda” di Pablo Larraín: le mie impressioni

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Ieri sera ho visto il film “Neruda” del regista Pablo Larraín; a me il film è piaciuto molto (qui il trailer in lingua originale), l’interpretazione degli attori è molto convincente, i costumi e le scene ricostruiscono bene il Cile del dopoguerra, con le retate, il campo di prigionia nel deserto di Atacama (di cui era il comandante quell’Augusto Pinochet che nel ’73 avrebbe comndato un colpo di stato militare) ma anche le feste in casa Neruda e l’essere considerato “il più grande comunista del mondo”; ma anche le poesie, che vengono recitate spesso durante il film, e mi è rimasta impressa Nemici, che poi viene recitata  da tutti gli oppressi che avevano il poeta Neruda come unica speranza di riscatto:

I Nemici – Pablo Neruda

Puntarono qui i fucili carichi
e ordinarono la strage spietata;
trovarono qui un popolo che cantava
un popolo raccolto per dovere e per amore,
e l’ esile fanciulla cadde con la sua bandiera,
e il giovane sorridente rotolò accanto a lei ferito,
e lo stupore del popolo vide cadere i morti
con furia e con dolore.
Allora, sul posto
dove essi caddero assassinati,
si chinarono le bandiere per bagnarsi di sangue
e per rialzarsi di fronte agli assassini.
Per questi morti, i nostri morti,
chiedo castigo.
Per quelli che di sangue cosparsero la patria
chiedo castigo.
Per il carnefice che comandò questa morte
chiedo castigo.
Per il traditore che salì al potere sul delitto,
chiedo castigo.
Per colui che diede l’ordine dell’ agonia
chiedo castigo.
Per quelli che difesero questo delitto
chiedo castigo.
Non voglio che mi diano la mano
Intinta nel nostro sangue.
Chiedo castigo.
Non li voglio come ambasciatori
E neppure a casa loro tranquilli,
li voglio vedere qui giudicati,
in questa piazza, in questo luogo.
Voglio castigo.
E come nel film c’è sia il Neruda privato, con il suo debole per le donne, e il Neruda pubblico, con il suo discorso al Senato in cui denuncia la deriva reazionaria del governo, così vediamo sia alcuni aspetti privati che pubblici della società cilena del tempo (siamo nel 1948).
Trama:
E’ il 1948 e la Guerra Fredda è arrivata anche in Cile. Al congresso, il Senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il Partito Comunista e rapidamente viene messo sotto accusa dal Presidente Gonzalez Videla. Il Prefetto della Polizia, Oscar Peluchonneau, viene incaricato di arrestare il poeta. Neruda tenta di scappare dal paese assieme alla moglie, la pittrice Delia del Carril, e i due sono costretti a nascondersi. Traendo ispirazione dai drammatici eventi della sua vita di fuggitivo, Neruda scrive la sua epica raccolta di poesie, “Canto General”. Nel frattempo, in Europa, cresce la leggenda del poeta inseguito dal poliziotto, e alcuni artisti capitanati da Pablo Picasso iniziano a invocare la libertà per Neruda. Ciononostante, Neruda vede questa battaglia contro la sua nemesi Peluchonneau come un’opportunità per reinventare se stesso. Gioca con l’ispettore, lasciandogli indizi architettati per rendere più pericoloso e intimo il loro gioco tra ‘gatto e topo’. In questa vicenda del poeta perseguitato e del suo avversario implacabile, Neruda intravede per se stesso dei risvolti eroici: la possibilità, cioè, di diventare un simbolo di libertà, oltre che una leggenda della letteratura.
Questa “caccia al topo” tra l’ispettore e il senatore/poeta diventa il lei motiv del film; alla fine non si capisce se Oscar Peluchonneau sia un personaggio storico o inventato da Neruda, perché muore ma “rivive” o continua a vivere proprio e solo perché viene nominato in a Parigi da Neruda esule: l’ispettore “esiste”  come personaggio secondario di una storia, la storia è la vita del grande poeta, lui è esistito di luce riflessa, ma asprava a diventare personaggio primario diventando famoso se fosse riuscito a catturare Neruda. E c’è tutto uno scavo psicologico del personaggio, della sua fortissima voglia di prendere Neruda e dei suoi continui fallimenti, e in un paio d’occasioni Neruda si prende gioco di lui mimetizzandosi  in un caso in mezzo agli ospiti di un bordello, travestito da donna, o in un altro facendo finta di essere una foto nella vetrina di un fotografo, come si può vedere nelle foto seguenti:
Un film davvero ben riuscito, si meriterebbe un oscar, almeno.

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