“L’inquieto mondo della rifugiata Brigitte” di BENEDETTA TOBAGI

* IL LIBRO
Io sono con te
di Melania Mazzucco Einaudi ( pagg. 264, euro 17,50)
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Quando Brigitte, catapultata a Roma dal Congo nei giorni più freddi dell’anno, dormiva su una panchina di marmo a piazza Venezia e Melania Mazzucco passava di lì ogni giorno, uscendo dalla Biblioteca Nazionale dove svolgeva ricerche per “Il museo del mondo”, non si sono mai incontrate. E se ci fossimo incrociate non l’avrei notata, ammette la scrittrice: una senzatetto di colore, un po’ fuori di testa, inquietante ma non minacciosa, è uno spettro tra i tanti in cui ci si imbatte senza vederli, fanno ormai parte dell’arredo urbano di giardini e stazioni metropolitane. E se pure l’avesse notata, come andare oltre la pena, o magari il gesto caritatevole di comprarle un panino, come fece uno sconosciuto imbattendosi in lei alla stazione Termini? Quale incontro è possibile, tra mondi così distanti? «Mi è sempre parso che valesse la pena di raggiungere solo ciò che è
distante (…) solo l’ignoto vale la pena di esplorare»: nasce dalla sfida posta da un’alterità irriducibile, il romanzo non fiction Io sono con te. La storia di Brigitte, perché «se riuscirò mai a scrivere la sua storia», dice Mazzucco, «sarà solo perché lei sarà stata se stessa con me, e anch’io con lei. Allora io potrò essere anche lei e riuscirò a trovare le parole». Brigitte è una fervente cattolica, in Italia ha preso l’abitudine di citare l’Antico Testamento, perché la sua parola nuda ma autentica «la aiuta a interpretare ciò che accade ». Il titolo è un versetto di Isaia, ma al romanzo si addice altrettanto la profezia di Ezechiele: contro la marea montante di servizi tv su sbarchi ed emergenza profughi, che smuovono scariche di emozione senza aprire un varco alla comprensione, Mazzucco trova le parole necessarie per togliere dai nostri petti il cuore di pietra e darci un cuore di carne.
Brigitte è una rifugiata, la sua storia è una come tante tra decine, centinaia di migliaia. Prima di ottenere asilo politico in Italia, ha subito torture e violenze reiterate: inimmaginabili.

Senza voyeurismo né scivolare nel patetico, Mazzucco solleva il velo sull’inferno da cui provengono tanti dei fantasmi che incrociamo senza vederli, mostrandocelo ad altezza d’uomo attraverso il racconto della protagonista.

L’orrore che gli occidentali più colti e avvertiti associano alle sparizioni dei desaparecidos nell’Argentina di 40 anni fa o all’arbitrio sadico dei lager nazisti, in molti luoghi dell’Africa è realtà quotidiana, ignorata dalle cronache.

Infermiera, vedova con quattro figli, in Congo Brigitte gestiva una clinica, era una donna forte, benestante, stimata.

Diviene un oppositore politico da annientare per non aver tradito il giuramento di Ippocrate, per non essersi fatta complice della carneficina come le chiedevano i militari al potere. «Non è destino il male, è sempre una scelta». È una scelta anche la bontà. Brigitte potrà salvarsi grazie una catena di gesti gratuiti, squarci abbaglianti. Dieu le veut, se Dio vuole, ripete lei (aveva chiamato così anche la sua clinica), ma Dio si manifesta sempre attraverso gli uomini.
Una storia tra migliaia, vera, come tutte le persone che si avvicendano nel racconto, ma se possiamo vedere il mondo e udirne la voce attraverso questa singola donna, lo dobbiamo alla mediazione del talento della scrittrice. Mazzucco rivela per accenni quali esperienze l’abbiano condotta senza saperlo verso Brigitte, dalle ricerche sulla fuga in Congo di Annemarie Schwarzenbach, poi protagonista di Lei così amata, alla campagna d’odio scatenata dagli integralisti cattolici contro il suo romanzo Sei come sei, a una febbre misteriosa nel cuore dell’Asia centrale.
Se la premessa è la sua disponibilità a mettersi totalmente in gioco, con la preziosa collaborazione delle tante persone che lavorano per il Centro Astalli di Roma e il JRS, cioè il servizio dei gesuiti per i rifugiati, è la letteratura a offrire agli eventi l’“in più” che nessuna cronaca potrà mai dare, a colmare il baratro tra le due scale sospese dell’immagine di copertina, su cui una donna – pare una sacerdotessa stanca – sporge il piede. La scrittura è sempre funzionale alla sostanza profonda del racconto. La struttura narrativa non lineare valorizza le variazioni di punto di vista, che accompagnano la progressiva trasformazione dello sguardo dell’autrice e la genesi del rapporto tra le due donne.
L’autrice non censura i sentimenti di fastidio ed estraneità, né i guizzi di commozione e umorismo, come quando la devota Brigitte tormenta Melania per farle riconoscere la corresponsabilità dei suoi concittadini romani nell’assassinio di Gesù per mano di Ponzio Pilato. Scopriamo lo sguardo di una donna africana sulle follie di noi occidentali, la sua diffidenza verso le donne bianche (tutte cattive, questo aveva imparato nel suo paese, e ne sarà convinta finché non incontra l’avvocatessa Francesca), e insieme l’esperienza di chi lavora per accoglierla: uno scampolo d’Italia di cui andare fieri. Emergono le idiosincrasie, il rapporto tortuoso con i soldi, con il corpo umiliato, con i figli perduti e ritrovati. È in terza persona il resoconto dei giorni bui in cui Brigitte si aggirava, alienata nella stazione Termini. Il cammino per rimettere insieme i pezzi di un’anima disgregata dai traumi è lungo.
Mazzucco fa comprendere quanto sia essenziale in casi simili il supporto di psichiatri competenti come il dottor Santone –
nomen omen! – che ha imparato come donne e uomini di altre culture simbolizzino e somatizzino in modo diverso dal nostro. Racconta le ricadute in cui a Brigitte “parte il cervello” (e non pochi si suicidano, o diventano alcolisti), spiega come la chiusura e l’ingratitudine di molte donne assistite dei centri d’accoglienza non sia che l’incapacità di “sentire” gli altri, dopo che si è subito troppo. Brigitte registra il momento in cui, per la prima volta, sente di nuovo pietà e tenerezza per il dolore di un’altra persona.
Chiudendo il libro, si prova un’emozione simile, mista a turbamento. Brigitte è diventata reale, è con noi. Io sono con te è uno di quei romanzi – pochi, preziosi – capaci di cambiare lo sguardo di chi legge.

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