come mai la maggior parte delle chiese ristrutturate con i fondi post terremoto hanno subito danni ingenti, se non addirittura crolli? Quali interventi furono fatti? Quanto sono costati?

Ora si indaga sul crollo delle chiese due procure: potevano essere salvate

GIULIANO FOSCHINI FABIO TONACCI  inviati del quotidiano “la Repubblica” a SPOLETO.

Perché la basilica di San Benedetto a Norcia non è stata puntellata dopo il sisma di grado 6.0 del 24 agosto che ha devastato Amatrice? E perché il campanile di Camerino non è stato allora messo in sicurezza, prima che si sbriciolasse al suolo? E ancora: come mai la maggior parte delle chiese ristrutturate con i fondi post terremoto hanno subito danni ingenti, se non addirittura crolli? Quali interventi furono fatti? Quanto sono costati? L’inchiesta sul terremoto del Centro Italia è agli inizi, ma un primo aspetto da investigare è già stato individuato. Le chiese. Con l’emergenza ancora in corso (nei tribunali di Macerata e Fermo le udienze sono state quasi tutte congelate), i magistrati stanno facendo i primi passi per verificare la dinamica di alcuni crolli. In particolare di quegli edifici che, dopo il sisma del 1997, erano stati restaurati o ricostruiti con i fondi pubblici. In questo caso, a differenza di Amatrice, molti palazzi hanno resistito, o comunque hanno dato la possibilità a chi ci viveva di scappare, tant’è che né il terremoto del 26, né il successivo del 30 ottobre (6.5 gradi) hanno fatto morti.
«Ci sarà tempo — ragiona un investigatore — per valutare caso per caso cosa sia accaduto all’edilizia privata, tenendo presente anche il rischio prescrizione: dal 1997 sono passati quasi 20 anni ». Diverso, spiega, il discorso che riguarda gli uffici pubblici. «Già dopo il terremoto del 24 agosto alcuni edifici avevano subito danni. Abbiamo il dovere di chiederci se in questi due mesi sia stato fatto tutto quanto era necessario per evitare i crolli».
Ecco perché le indagini partono proprio dalle chiese e dai beni architettonici. Il procuratore capo di Spoleto, Alessandro Cannevale ha aperto un fascicolo per disastro colposo, l’attenzione è concentrata su tre chiese: il complesso di San Benedetto e la chiesa di San Salvatore in Campo nel comune di Norcia, l’abbazia di Sant’Eutizio in una frazione di Preci. Tutte distrutte.
Ovviamente sono strutture molto antiche, non si può certo pensare che siano costruite con criteri antisismici. E però sulla basilica di San Benedetto erano piovuti 250mila euro di finanziamento per un consolidamento, i lavori fatti nel 1999 dalla Seit, un’azienda locale. Dopo il 24 agosto la basilica mostrava già delle lesioni tanto che la Curia, con una lettera firmata dal Vescovo Renato Boccardo, relazionò le autorità dei danni e lanciò l’allarme. «A Norcia tutte le chiese sono inagibili», scriveva il 27 agosto. Ad ottobre monsignor Boccardo è tornato a segnalare l’urgenza di intervenire immediatamente sulla basilica, pericolante, per salvare le opere artistiche al suo interno.
Per motivi che a questo punto la magistratura dovrà accertare è stato deciso di non procedere al puntellamento, lasciando le preziose pale d’altare dov’erano, e di partire con un intervento di consolidamento del tetto. I muratori dovevano cominciare lunedì 31. Il terremoto è arrivato prima. Risultato: la chiesa di San Benedetto è venuta giù, e forse nemmeno i puntelli l’avrebbero salvata, le pale sono sepolte sotto le macerie. Tant’è che ieri i Vigili del fuoco hanno cominciato a coprire le pietre con teloni di plastica per cercare di proteggere dalle piogge quel che resta. Stesso discorso vale per Sant’Eutizio (per cui dopo il ‘97 sono stati spesi 500mila euro) e San Salvatore in Campo, anch’esse danneggiate ad agosto, anch’esse lasciate senza “opere provvisionali” fino al giorno in cui sono crollate.
Il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio, ha invece in mano il fascicolo sul campanile di Camerino, uno dei simboli della città. Anche in questo caso la Curia aveva chiesto che fosse messo in sicurezza dopo il 24 agosto e il procuratore aveva scritto alla Soprintendenza per chiedere lumi sui lavori di consolidamento. «Tutto in regola», gli avevano risposto. Qualche settimana e il simbolo di Camerino non c’era più.

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