Gramsci e la cartolina misteriosa

Gramsci in love
Quella misteriosa cartolina che nasconde un triangolo
SIMONETTA FIORI
 IL LIBRO “La cartolina di Gramsci” di Noemi Ghetti ( Donzelli pagg. 174, euro 19,50) da cui sono tratte le immagini
«Prendetelo prendetelo, è un controrivoluzionario», grida una donna magrissima e scarmigliata, le braccia allungate come tenaglie su un letto che se la dà a gambe levate. Davvero una strana cartolina, anche un po’ esoterica tra sfingi, piramidi, curiosi simboli grafici. Chissà cosa deve aver pensato Eugenia nel ritirarla tra la posta di Serebriani Bor, il sanatorio alla periferia di Mosca dove da tempo era ricoverata per un esaurimento nervoso. Delle cinque sorelle Schucht era la terzogenita, quella più politicizzata, d’una bellezza un tantino legnosa, mortificata dalle vestine color topo, soprattutto resa opaca dalla malattia che ne irrigidiva i movimenti e l’espansività emotiva. Certo la doppia firma dello stravagante cartoncino sarà stato un colpo al cuore: Antonio e Iulka insieme, il rivoluzionario sardo di cui s’era invaghita
nei corridoi della clinica e la sorella violinista dal fascino enigmatico. Era stata Eugenia a presentarli durante una delle visite in sanatorio. «Ecco, Antonio, questa è mia sorella Giulia. E questo è il compagno Antonio Gramsci». Lui era rimasto trafitto dall’ovale con gli zigomi alti e gli occhi allungati, una lunga treccia sulle spalle. «Che viso magnifico ha sua sorella! Ha qualcosa di bizantino, non è vero?».
Non sappiamo se Eugenia abbia ripensato a quelle parole mentre cerca di interpretare la criptica cartolina. È passato solo un mese dall’incontro tra Giulia e il compagno Gramsci. Però il nuovo messaggio appare inequivocabile: «carissima compagna nonché sorella, ci troviamo riuniti nella stanza numero 5 Sovietskie nomerà, è l’una del mattino, e siamo invidiosi che lei possa giocare… mentre noi siamo costretti a fare dei discorsi nei congressi dei cinovniky… ». Sono insieme, in una stanza d’albergo, all’una di notte. Allegri e spiritosi. Forse già innamorati.
Quante storie possono nascondersi in una cartolina disegnata durante una notte felice, il 16 ottobre del 1922. La più evidente è una trama d’amore, o meglio di un triangolo sentimentale che non sarà facile risolvere, e infatti non si risolverà, destinato a complicarsi in un quadrangolo con la comparsa sulla scena della terza sorella Tania Schucht. Quella più nascosta è una storia che investe la politica, cosa piuttosto complicata nell’autunno del 1922 a Mosca. Arrivato in giugno per partecipare ai lavori dell’esecutivo dell’Internazionale comunista, il compagno Gramsci poco più che trentenne deve vedersela con il dogmatismo di Lenin peraltro già colpito da ictus, con il compagno segretario Bordiga di cui non condivide le scelte politiche e con le camicie nere pronte a marciare su Roma. Inutile aggiungere che amore e politica sono sfere maldestramente intrecciate nel prolungato grigiore che precede il totalitarismo. Fu casuale la conoscenza tra Nino e le sorelle Schucht, figlie dell’aristocratico Apollon, amico personale di Lenin? O furono Eugenia e Giulia sollecitate dagli apparati comunisti a controllare il bravo ma indocile compagno italiano? E la vigilanza politica può escludere del tutto un coinvolgimento sentimentale? A Noemi Ghetti il merito di essersi inoltrata in un terreno scivoloso, valorizzando un documento non inedito ma passato finora inosservato ( La cartolina di Gramsci. A Mosca tra politica
e amori, 1922- 1924, Donzelli). E di averci costruito sopra una storia non sempre coerente nella ricostruzione ma rivelatrice di aspetti meno indagati della biografia gramsciana.
Torniamo alla notte in cui viene scritta la strana cartolina destinata a Genia. Gramsci si trova a Ivanovo – un centro tessile noto come la Manchester russa – per partecipare a una manifestazione di partito. Con lui è Giulia che fa da interprete, avendo imparato l’italiano negli anni trascorsi a Roma con la famiglia. Che cosa è saltato nella testa di entrambi? Certo il desiderio di prendere le distanze dalla severa Eugenia, soppiantata nel cuore di Nino dalla bellezza morbida di Giulia. La figuretta disseccata che grida al “controrivoluzionario” altri non è che la più inquadrata delle sorelle Schucht, la comunista granitica che aveva lavorato come segretaria nell’ufficio di Nadezda Krupskaja: era stata la moglie di Lenin a favorirne il ricovero nella “foresta d’argento” per quella incertezza sulle gambe. Mentre nel letto fuggiasco possiamo riconoscere l’altro inquilino del sanatorio, Gramsci, che probabilmente cominciava a sentire il peso di un’amicizia sentimentale zavorrata dalla malattia e dalla ortodossia. Anche il titolo della cartolina può essere rivelatore: La croce di Giulia, dove la croce va cercata nella rigida sorella maggiore. Una cartolina liberatoria, in sostanza, con cui Giulia e Nino tentano di uscire allo scoperto. Poche settimane prima, sempre Nino aveva vergato una fantasiosa parodia de La croce, canzonetta popolare di Pietro Paolo Parzanese, nella quale allo “stoccafisso” Eugenia viene contrapposta la dolcezza saporita di Giulia. Tra nonsense, schizzi e disegni è un momento di grande divertimento, forse dettato anche da eccitazione per così tante attenzioni femminili.
E la politica? Nonostante gli intrighi sentimentali, è la politica a restare in primo piano. Un piano denso di rischi, visti i tempi confu- si. La spregiudicatezza intellettuale di Gramsci si ritrova anche nella cartolina, dove veste i panni scherzosi del “controrivoluzionario”. Ma si dispiega soprattutto nell’amore per Aleksandr Bogdanov, politico, medico e scrittore caduto pesantemente in disgrazia al cospetto di Lenin. È La stella rossa di Bogdanov, già parzialmente censurato a Mosca, il primo romanzo scelto da Gramsci da dare in traduzione a Giulia. Ed è intorno a questo libro – una metafora dei limiti dell’utopia rivoluzionaria – che si svolge l’iniziale corrispondenza tra i due innamorati. Tra amori e politica, il biennio trascorso in Russia tra il ‘22 e il ‘24 appare tra i più spericolati. Anche per la confusione sentimentale di Nino, che continua a ronzare intorno a Eugenia. Nel febbraio del 1923 è lei la destinataria di alcune lettere d’amore erroneamente attribuite a Giulia. «Perché dice che è troppo presto? Perché dice che il mio amore è qualcosa fuori di lei, che non la riguarda? », insiste lui non senza qualche impudenza. Il filo con l’altra sorella musicista non s’è mai interrotto. Quando Gramsci lascia Mosca per Vienna, il 4 dicembre del 1923, Giulia è già in attesa del primogenito Delio. Il loro sarà un amore bello e crudele, vissuto più in assenza che in presenza, schiacciato tra due totalitarismi e da una sofferenza psichica – quella di lei – forse anche esasperata dal doppio registro tragico di sposa e controllore politico. E tra i piedi sempre la ferrigna Eugenia, che si vendicherà dell’abbandono di Gramsci prevaricando sulla fragile personalità della sorella.
Giulia ed Eugenia, inseparabili anche nella trama nevrotica. Eccole ancora insieme nella stagione della vecchiaia, in un grande caseggiato di Mosca segnato dall’incuria. Un appartamento di tre stanze, le loro e quella dedicata a Nino in fondo al corridoio, le pareti tappezzate di libri e un vaso sempre pieno di fiori freschi. Chissà se avranno mai fatto cenno a quella vecchia cartolina.

2 pensieri su “Gramsci e la cartolina misteriosa

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