“Ci sono cose che voi umani…” Così disse il toro alla bambina

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CRISTINA NADOTTI recensisce “SOCRATE 2896”

di Margherita D’Amico
BOMPIANI PAGG. 96 EURO 13
«Nella mia relazione con le altre specie sta il nocciolo di quanto rifiuto di sapere». Con la mano sul cuore Lucilla, bambina molto speciale, giura al toro Socrate che non si lascerà travolgere dal dolore per la sua perdita e dalla delusione di essere impotente di fronte agli innumerevoli crimini quotidiani che l’uomo compie ai danni degli animali. Socrate 2896, Il nuovo libro di Margherita D’Amico ( La pelle dell’orso, Gulu) è saggio e denuncia, favola magica e testimonianza, un centinaio di pagine dense di spunti per riflettere sul rapporto tra animali umani e animali non umani.
La notte prima di finire al macello il toro Socrate affida il suo testamento spirituale a Lucilla, bambina che ha il dono magico di poter parlare con animali e piante. Hanno la stessa età, sette anni, ma mentre per la piccola, nonostante le difficoltà di un patrigno violento, la vita è ancora lunga, per il toro da riproduzione è già arrivata alla fine, stroncata da un sistema economico per il quale non è più produttivo. C’è dolore nelle parole che Socrate consegna alla bambina, ma è quello delle efferatezze commesse dall’uomo ai danni dei suoi simili. Lo splendido animale, le corna bianche di due metri, il muso umido sempre pronto ad accarezzare con affetto la schiena della sua amica, è un sapiente che va incontro al macellaio con la consapevolezza di aver vissuto meglio di altri e che un’ultima fuga sarebbe inutile. Meglio una fine con dignità, quella che gli umani negano ai suoi simili.
Troppo facile ritrovare nel dialogo tra Socrate e Lucilla la maieutica: D’Amico ha rivelato che il protagonista non è debitore del suo nome al filosofo greco, ma a un toro maremmano realmente esistito, la cui storia l’autrice ha conosciuto mentre faceva un’inchiesta su un allevamento irregolare. Quel numero, 2896, è la sigla che identifica Socrate, un’altra prova della crudeltà umana, perché, come il toro condannato insegna, «ogni volta che l’uomo ha numerato i suoi simili la storia, ovvero il senno di poi, l’ha giudicato responsabile dei crimini più sconvolgenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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