” La mappa persiana ci guida nella metro”   Testo di Alessandro Baricco

DOMENICALE
GEOGRAFIE
Si diceva che le mappe ritraggono non tanto il mondo, quanto il cervello degli umani che lo abitano; in particolare scannerizzano in modo favolistico e molto preciso il rapporto che gli umani intrattengono con la verità: uno dei giochi in cui tutti dimostriamo una sconfinata astuzia, nonché un’ammirevole propensione al delirio.
Detto questo potrei andare avanti per ore a fare esempi, ma invece ne faccio uno solo, benché luminoso. Al Istakhri è un nome che pochi conoscono, in Occidente, e naturalmente anche io lo ignoravo fino a quando una specie di geniale maniaco delle mappe (ora sta disegnando quella dell’aeroporto di Doha, per dire) non me l’ha pietosamente fatto conoscere. Al Istakhri era un cartografo e viaggiatore persiano del X secolo d.C. Di lui non si sa praticamente nulla tranne il fatto che, forse, fu il primo al mondo a documentare l’esistenza dei mulini a vento: struggente. Io, personalmente, trovo fantastico il suo nome, di cui ho il piacere di fissare qui la splendida versione estesa: Abu Ishaq Ibrahim Muhammad al- Farisi al- Karkhi al- Istakhri. Bellissimi sono anche i titoli dei due libri per cui va famoso (nel mondo islamico, ovviamente). Uno si intitola Libro delle contrade e dei reami, e già ha un bel suono. Ma quello splendido è l’altro: “ Le forme dei climi”. Si tratta di testi che parlano di terre, regioni, zone, province, laghi, monti, mari: in allegato, come una sorta di bonus track neanche poi tanto necessario, offrivano delle mappe: così, a linimento della notoria asprezza della vita, immagino.
Non sono mappe qualunque, o in ogni caso non sono le mappe che ci aspetteremmo con la nostra mente occidentale. La caratteristica più evidente è che sembrano infantili. Profilando un po’ meglio la sensazione, si scopre che evidentemente non cercano di disegnare la realtà del mondo, quanto piuttosto una certa immagine mentale del mondo, quella che potrebbe formarsi nella mente di un bambino. In questo pèrdono di esattezza e guadagnano in sintesi, bellezza, chiarezza. L’altra caratteristica immediatamente riconoscibile è l’inclinazione a riportare tutto a forme semplici e geometriche: le città sono tutte cerchi colorati, o triangoli, o stelle a quattro punte; le linee son quasi sempre diritte o si piegano in archi eleganti; i fiumi tendono a essere linee parallele. Come si sa, il mondo non è fatto in modo così ordinato e elegante, ma al Istakhri evidentemente non pensava che restituirne la complessità fosse il suo compito: da lui la gente si aspettava qualcosa che riportasse il caos della realtà alla semplicità di un’idea, di uno schema mentale. In un certo senso, mi viene da dire, arava la Terra: con fatica e genialità passava l’aratro dell’intelligenza per domare il campo, convertirlo a un ordine geometrico e strappargli dei solchi ove sarebbe stato finalmente possibileseminare. La conoscenza in sé, pura e semplice, non gli interessava: gli interessava un sapere che rendesse utilizzabile la realtà. Ecco perché semplificava, sintetizzava, ordinava. Lavorava la Terra.

Un indizio sorprendente di ciò che aveva in testa è il fatto che nelle sue mappe non siano importanti le distanze e in fondo nemmeno le dimensioni. Di per sé è un dettaglio delirante: un cartografo che non si interessa alle misure è come un macellaio vegetariano. Tuttavia, la cosa ha un suo aspetto di genialità: per lui non era tanto importante la distanza fra una città e l’altra, quanto la sequenza di città che potevi incontrare viaggiando, per esempio, verso sud. Con una bella intuizione, uno studioso (occidentale, stranamente) ha sintetizzato questo tipo di atteggiamento in questo modo: le mappe di al Istakhri non erano fatte per guidare il cammino dei viaggiatori mentre viaggiavano, quanto per fargli memorizzare la sequenza del viaggio prima di iniziarlo. Lo capite il tratto geniale? Lui fabbricava immagini mentali che si potevano imprimere nella fantasia e nella memoria: una sorta di orientamento primario, animale. Una originaria forma di possesso del mondo. Se ricordate la
di al Istakhri pubblicata oggi: le inesattezze sono ovunque, di qua e di là, ma provate a chiedervi quale delle due mappe vi dà un’immagine
utilizzabile
del mondo, qualcosa che potete tramandare a vostro figlio, quella che attacchereste sul muro della vostra camera: la mappa capace di stringere
l’idea
del mondo. Non c’è santo, vince il persiano. Molti, molti anni dopo, usando lo stesso tipo di assurda inesattezza, e lo stesso sguardo infantile, un ingegnere inglese che si chiamava Henry Beck disegnò quella che a tutt’oggi è la mappa più stampata nella storia delle mappe: quella della metropolitana di Londra. Lo fece nel 1931, seguendo tre regole teoricamente delinquenziali: la distanza tra due stazioni era sempre uguale, i percorsi delle varie linee non rispecchiavano la realtà ma andavano solo diritte o giravano secondo pochi angoli molto belli e puliti (45, 90 e 135 gradi), nella mappa non doveva apparire nessun riferimento a cosa c’era in superficie ( fece eccezione per il Tamigi, che peraltro semplificò facendolo girare, come i trenini, con angoli belli e puliti). Lui non lo sapeva, ma era pura scuola al Istakhri (in realtà si era ispirato ai circuiti elettrici: non c’è più poesia). Entrambi ( il persiano del X secolo e l’inglese del XX) avevano capito che memorizzare una cosa inesatta è più utile che dimenticarne una esatta; che la realtà può essere dominata solo riportandola a schemi riassuntivi, sintetici e belli; e infine, che non ci si perde quando si ha un report inesatto della realtà, ma quando se ne ha uno troppo esatto per essere capito, memorizzato, e tramandato.
Ora, vedete: è la stessa cosa che noi umani pensiamo della nostra vita. Dimenticate le mappe, e pensate alla vita, alla vita soltanto. Benché di tanto in tanto ci accada di avere bisogno di una certa esattezza, noi per sopravvivere procediamo a forza di schemi riassuntivi, sintetici e belli, consapevoli che solo così possiamo cavarcela. Prendiamo lo scambio di battute “ Mi ami?”, “ Certo, tesoro”, e ammiriamone la sconfinata, luminosa vaghezza, imprecisione, mancanza di dettaglio, evanescenza. Forse l’unica parola relativamente esatta è l’ultima. Tutto il resto è una mappa di al Istakhri. Usare il verbo
amare
e disegnare il Golfo Persico come lo faceva lui è la stessa cosa. Così come la splendida parola
“ certo”
è possibile solo a prezzo di contrarre le immense possibilità della vita alla pulizia bellissima di un unico angolo possibile, quello retto. Quanto al
“ mi”,
neanche al Istakhri, che immaginava il mondo come una padella circondata da un unico mare circolare, osava sparare approssimazioni così ridicole.
In questo senso dicevo che le mappe ci svelano come siamo fatti noi, non il mondo. Potete capire adesso perché poi uno si ritrova a spenderci dietro una parte non insignificante del proprio tempo libero. Passarlo su Facebook, per dire, sarebbe imperdonabile.
Per non parlare poi di tutto ciò che si incontra, per caso, inseguendo le mappe. I fegatelli, per così, dire, le frattaglie. Sentite questa. In realtà pare che al Istakhri non abbia mai inventato niente. I suoi due libri e tutte le sue mappe li aveva già redatti un altro, prima di lui. Si chiamava Abu Zayd al Balkhi. Nulla di suo però si è salvato dalla distruzione e dall’oblio, quindi la sua opera ( geniale) la conosciamo solo per le copie, un po’ arricchite e forse migliorate, fatte da al Istakhri. E fin qui, va be’. Succede. Ma scatta il fegatello quando scopri che questo al Balkhi faceva il cartografo solo con la mano sinistra — nei weekend, diciamo — perché con la mano destra era occupato a fare la vera cosa infinitamente geniale per cui è ricordato: è stato il primo medico dell’Islam a mettere a fuoco il concetto di
malattia psichica.
Viveva nel IX secolo e scriveva trattati sull’ansia e l’angoscia! Curava i mali psicosomatici e gli attacchi di panico, santocielo! E, giuro,
aveva capito cos’era la depressione
( ce n’è di due tipi, diceva: quella che deriva da un fallimento e quella che deriva non si sa da cosa: bellissimo). Potete anche non crederci, ma un suo libro è su Amazon (
Sustenance for Body and Soul
). Se sei un medico e mille anni dopo che sei morto Bezos mette i tuoi libri in saldo il
black friday,
hai spaccato,
hombre.
Per noi la lezione è chiara, per quanto ancora tutta da imparare: disegna in quel modo il Golfo Persico e entrerai nella tua mente così a fondo che saprai curarla. Irresistibile.
Seconda puntata
?
Viaggio tra le mappe
Alessandro Baricco in tre puntate spiega perché le mappe sono così importanti. La prima puntata è stata pubblicata su Robinson il 27 novembre 2016. Tra i libri per accompagnare questa lettura “La storia del mondo in dodici mappe” di Brotton (Feltrinelli) 01schermata-2016-12-04-alle-11-21-21
01 – La mappa della metropolitana di Londra ideata nel 1931 dall’ingegner Henry Beck ©Transport for London (TfL)

Un pensiero su “” La mappa persiana ci guida nella metro”   Testo di Alessandro Baricco

  1. Baricco sei mitico, nelle tue esposizioni il fascino di mille e una notte, uno stimolo continuo a pensare, immaginare, sognare e poi aprire gli occhi per guardare la realtà, anche quella apparentemente piú banale e scontata con curiosità e voglia di approfondire la conoscenza del mondo, grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...