“La mappa perfetta che smonta il mondo” di Alessandro Baricco -3

GEOGRAFIE
C’è questo premio giapponese, si chiama Good Design Award. Lo danno tutti gli anni, e non è proprio un premietto: se entri nella loro lista sei uno che ha fatto qualcosa di speciale, quell’anno. Segnalano centinaia di cose, basta che abbiano effettivamente un design che rende il mondo migliore, più bello, più umano, più armonico, che ne so: un bel design. Si va dai rubinetti agli occhiali, passando per case prefabbricate e telescopi. Vale tutto. Ogni anno, a parte una valanga di segnalazioni, scelgono un oggetto, uno solo, che veramente li fa impazzire, e gli danno quello che loro chiamano il Grand Award. Nel 2015 hanno premiato una sedia a rotelle ( in effetti bellissima). L’anno prima un robot. Be’, ecco cosa hanno premiato quest’anno.
Una mappa.
Una mappa del mondo.
In effetti è una mappa meravigliosa, e vale la pena che adesso ve la mettiate sotto gli occhi e vi godiate il suo movimento di danza, l’irresistibile mossa con cui spalanca nello spazio il mondo come se fosse il lembo di un foulard colorato, al vento. Mentre ve la godete, spiego un paio di cosette.
In effetti, la proiezione della superficie della Terra (grosso modo sferica) su un foglio piatto (della forma e grandezza che volete) è matematicamente impossibile. Per questo, da secoli, cartografi e matematici ci provano in tutte le maniere, ottenendo risultati ora comici, ora poetici, ora ideologici ma comunque sempre, inesorabilmente, imprecisi. Va detto che in queste specie di corrida, una è la proiezione che da secoli gli umani considerano quella ufficiale, quella condivisa da tutti, quella “ giusta”, quella che stava attaccata al muro nella vostra classe delle medie. La pubblicò, nel 1569, un geniale cartografo e matematico fiammingo che si chiamava Mercatore. Non sto a spiegare che metodo usò, ma una cosa va capita: dovendo sbagliare (non se ne poteva fare a meno) lui sbagliò in un modo che rispecchiava esattamente il cervello e le ambizioni di quelli che lo pagavano: gli olandesi, ma più in generale gli europei. Infatti vedete l’Europa giusto in centro, quasi che il resto del mondo ne fosse un accidentale corollario, o tutt’al più un’utile prospettiva di allargamento. Per ragioni che non sto a dire, la proporzione fra i continenti è falsa, sempre a favore dell’Europa, che sembra bella grande (non lo è). L’Africa è ridotta non di poco, il Sudamerica pure. In generale la proiezione di Mercatore è più accurata nelle zone intorno all’equatore, cioè là dove si stava estendendo l’imperialismo europeo: man mano che se ne allontana, tende a rimpicciolire, a riassumere. Va anche ricordato, che ai tempi, l’Antartide non l’avevano ancora scoperta, era giusto una vaga ipotesi: mancava un continente, in pratica. Detto questo, la carta di Mercatore il suo lavoro l’ha fatto, e bene: descriveva un mondo ben bilanciato, con un suo centro,  una sua simmetrica eleganza, una solidità rassicurante e una immobilità che suggeriva una certezza: le cose stavano così e non sarebbero mai più cambiate.

La mappa premiata dai giapponesi è l’esatto contrario. Non riesci a guardarla senza il sospetto che, se ti distrai un attimo, la ritrovi cambiata. Sembra una mappa in movimento. Sembra un frame di una mappa che sta in qualche modo ruotando. Inutile che vi ricordi come questa è esattamente l’idea che gran parte del mondo ha, oggi, a proposito del mondo: qualcosa che sta ruotando, e che sarebbe impossibile fermare. Come dicevo, le mappe ritraggono gli umani molto più che il mondo. Questa non fa eccezione. Naturalmente, en passant, rimette a posto l’Europa, piccolina, appesa in alto a sinistra; più che alla terra guarda ai mari, restituendo loro molta della loro reale importanza; riporta a un ruolo di protagonista i ghiacci, che un tempo erano una specie di inutile cornice e ora, sciogliendosi, possono invece essere la possibile origine di una catastrofe che ci seppellirà. Ma a parte tutto questo — che ha a che vedere con le ideologie, con le paure, e con le convinzioni degli umani di oggi — ancora più importante mi sembra quello che predica la sua idea di bellezza, di eleganza, di armonia: essa deriva dal movimento, e non da una situazione di equilibrio. Più di quanto possiate pensare, è questa l’inclinazione esatta in cui quella mappa cessa di essere una mappa e diventa, tout court, uno specchio: e pronuncia noi. Riassumerei così: in quella mappa vediamo registrate tre convinzioni che senza saperlo abbiamo maturato in questi ultimi anni: la bellezza non c’entra con la quiete, la realtà è composta più di vuoti (mari e ghiacci) che di pieni (la terra abitata), la verità non ha bisogno di un centro, di un fondamento, ma di uno spavaldo sviluppo orizzontale. Pensa quante cose sono scritte in quella cosa rettangolare e colorata.
( Ne aggiungo una, piuttosto attuale, di questi tempi: prendetela come un
bonus track,
appena abbozzato: bisogna prendere alla lettera il precetto per cui ormai ha valore e esiste solo ciò che è in movimento, e smettere di pensare che, in politica, esistano ancora da qualche parte, dei conservatori: sono estinti. Tutti predicano il cambiamento, si sarà notato: e la gente non vota più per premiare o bocciare, ma per rovesciare quel che c’è, qualsiasi cosa sia: si assicura così quella continua rotazione di fondo di cui si sente, non a torto, il guardiano superiore e da cui si aspetta, non a torto, consolazione e progresso).
Ah, l’uomo che ha fatto quella mappa è un giapponese, si chiama Hajime Narukawa. È un architetto e in Rete trovate una bella Ted conference in cui vi spiega tutto. Tra l’altro capirete che il suo progetto è anche più geniale di quel che sembra. Perché in realtà lui, col suo sistema (AuthaGraph, si chiama), ha creato come un’immensa tavola in cui il mondo è ripetuto infinite volte: sta a voi, poi, ritagliare la porzione che vi interessa, rigirarla come volete. Insomma è ancora più mobile di quel che sembra. È uno strumento: lui l’ha usato, tra l’altro, per fare una sequenza di mondi in cui è scritta non la geografia ma la Storia del mondo: inutile dire che farei cose anche molto volgari, pur di vederla da vicino.
Da vicino, invece, dopo essermi goduto per un po’ la mappa di Narukawa, mi sono andato a rivedere, non so esattamente perché, ma come spinto da un istinto insanabile, la bellissima mappa del mondo che compare nelle
Etimologie
di Isidoro di Siviglia, un vescovo spagnolo del Sesto secolo che si era messo in testa di salvare tutto il sapere dall’invasione dei barbari (o almeno questa è la storia che ci raccontiamo: probabilmente sognava di fondere il sapere degli antichi con quello cristiano e con quello delle nuove popolazioni che si stavano macinando il mondo). Insomma, c’è questa mappa del mondo, ed è commovente. È una mappa T-O, come si dice: nel senso che il Mediterraneo è fatto a forma di T (una croce, guarda caso) che divide con un gesto preciso tre continenti: Asia, Europa, Africa. Il tutto è circondato da un cerchio, l’Oceano. La mappa è orientata con l’Est in alto (è
orientata
nel vero senso della parola). È di una sintesi, e di un ordine, struggenti. Se vi sembra vagamente infantile, o comicamente imprecisa, o schifosamente ignorante, non siete nati per leggere questo articolo. (Sappiate comunque che, a livello della mappatura della nostra vita — chi siamo, cosa desideriamo, di cosa abbiamo paura — la maggior parte di noi è a livello di Isidoro di Siviglia, vorrei che fosse chiaro. Ma simultaneamente, lo si sarà notato, possiamo saltuariamente impostare le cose alla Narukawa, azionando il sistema AuthaGraph. Siamo adorabili.) Io la osservo, poi guardo quella di Narukawa, poi torno a vedere quella di Isidoro, e così, per un po’, andando avanti e indietro. Non so cosa darei per conoscere una risposta degna alla seguente domanda: quant’è costato, esattamente, arrivare da lì a là? Ammesso che comunque ne valesse la pena, quanto ci è costato?

No, non sto parlando di soldi.
Terza puntata. Fine

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01
01 — La mappa di Isidoro di Siviglia, teologo del VI secolo: l’Oceano circonda la terra conosciuta, il Mediterraneo è una sorta di “T” che divide Asia, Europa e Africa La fine del viaggio
Tra i libri per accompagnare questa lettura La storia del mondo in dodici mappe
di Jerry Brotton (Feltrinelli)

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