“Harper Lee” di Nicola Lagioia

28 aprile 1926 19 febbraio 2016
Cosa lascia in eredità Harper Lee, scomparsa lo scorso febbraio? Il buio oltre la siepe, uscito nel 1960, fu insieme l’esordio letterario e il romanzo che diede a un’allora sconosciuta ragazza di Monroeville, Alabama, una fama planetaria. Venduto in milioni di copie, adottato da migliaia di scuole in tutto il mondo, Il buio oltre la siepe è la lezione sull’antirazzismo che gli Stati Uniti hanno imparato male. Non è bastata la presidenza di Barack Obama (che ad Harper Lee conferì la National Medal of Arts), e a maggior ragione non bastò una celebre trasposizione cinematografica per cancellare l’ombra del suprematismo bianco che l’americano medio cova in sé persino a sua insaputa.
Pochi mesi prima della morte, Harper Lee aveva pubblicato il suo secondo romanzo, Va’, metti una sentinella. Ma esattamente lo stesso giorno usciva (destinandosi a vincere il National Book Award, proprio come Il buio oltre la siepe aveva vinto il Pulitzer) Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates, drammatica testimonianza di come, nel XXI secolo, gli afroamericani negli Stati Uniti rischino la vita — vittime della marginalizzazione o di un poliziotto dal grilletto facile — per il solo fatto di esistere.
Dopo il successo, Harper Lee si sottrasse sempre più alla curiosità del mondo, circondandosi di un’aura di leggenda suo malgrado. Trasformare in feticci i simboli del progressismo è un modo per tradirli, e forse, pur nella perfezione formale, il limite della Lee stette nell’aver immaginato un universo letterario più edificante della realtà che lo produceva. Poiché tuttavia i grandi autori non sono solo i libri che scrivono ma anche quelli che ispirano e accompagnano, è bene ricordare che Harper Lee fu l’angelo custode di Truman Capote in Kansas, dove i due iniziarono a indagare sull’eccidio di una famiglia di agricoltori. Quei sopralluoghi posero le basi di A sangue freddo, il libro che avrebbe scolpito il nome di Capote nella storia della letteratura nord-americana, e che raccontava il paese reale, vale a dire gli Stati Uniti, per come erano e spesso sono ancora (un luogo brutale, dove l’innocenza si rovescia da un momento all’altro in barbarie), non per come si pretendeva che fossero alle grigliate del 4 luglio. Il che getta sul ricordo di Harper Lee la luce di un’ulteriore complessità.
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