“Codice Vonnegut”   di Francesco Pacifico

Ho letto “Cronosisma” alcune settimane fa, e la sua lettura mi ha divertito e fatto riflettere, perché questa, secondo me, è la migliore dote dello scrittore Kurt Vonnegut:  parlare dei grandi interrogativi sulla vita in modo leggero, ironico, e divertente. Uno dei miei autori preferiti, insomma. 
TITOLO: CRONOSISMA AUTORE: KURT VONNEGUT EDITORE: MINIMUM FAX PREZZO: 21 EURO PAGINE: 262 TRADUTTORE: SERGIO CLAUDIO PERRONI
 Nel febbraio del 2001 “l’Universo ebbe una crisi d’autostima.
«Debbo continuare a espandermi indefinitamente? Che senso avrebbe?», si chiese”. Il “Cronosisma” fa tornare tutti indietro di un decennio esatto, al ’91, e l’umanità è costretta a ripetere passo passo ogni azione. Giunti al “secondo” 2001 dopo dieci anni di tediose ripetizioni, ora gli umani devono riscoprire il libero arbitrio; la Storia si rimette in moto. E inciampa. Nel 1989 è caduto il muro di Berlino, di lì a poco l’Unione Sovietica, e Francis Fukuyama ha annunciato la fine della storia. Questo libro, che torna con la traduzione di Sergio Claudio Perroni (divertentissima), indovinò che proprio nel 2001 la storia si sarebbe rimessa in moto simbolicamente — nella realtà, con l’attentato alle Torri gemelle; nel romanzo, con la fine del cronosisma. A metà degli anni Novanta, Vonnegut dovette intuire che prima o poi l’occidente avrebbe smesso di sentirsi alla fine della storia. Questo colpo di genio vale il libro, che però non si risolve nella sua trama. Siccome Vonnegut è il raro scrittore civile che scrive romanzi a chiave senza annoiare i lettori, si rese conto che Cronosisma aveva una trama così perfetta che era quasi inutile scriverlo. Allora rinunciò, cestinò la prima stesura e con gli avanzi fece un libro che è un metaromanzo sui manoscritti falliti, ma anche un memoir e uno zibaldone. Lo definì uno “stufato”, e mescolò le vicende del suo alter ego Kilgore Trout a quelle proprie e della propria famiglia, con le gioie e i dolori, come la morte della sorella a soli quarantun anni, su cui si torna continuamente in pagine di grande tenerezza. Trout ci regala i suoi folli racconti a chiave, che interpolano il discorso come tante parabole: in uno, gli elementi chimici si riuniscono “per lamentarsi del fatto che alcuni di loro fossero stati incorporati nel grosso, sciatto, puzzolente, crudele e stolido organismo dell’essere umano”. In un altro racconto, Hitler impara a giocare a bingo nel suo bunker. “Molti dei racconti di Trout, a parte l’implausibilità dei personaggi, non erano affatto racconti di fantascienza”, scrive Vonnegut, che era stato fatto prigioniero dai tedeschi dopo la battaglia delle Ardenne, ed è da prigioniero dei tedeschi che subisce il bombardamento di americani e britannici. Questo senso della storia ha fatto di Vonnegut uno scrittore sperimentale e morale per necessità, in un modo che non ha mai imbrigliato la sua follia. Il libro si chiude con uno scherzo fatto da Vonnegut anni prima su carta intestata General Electric, dove lavorava come ufficio stampa. Se la vittima dello scherzo “avesse spedito la mia lettera alla General Electric, domandando soddisfazione, sarei stato licenziato…”. Quella lettera alla fine ritorna in mano a Vonnegut: “Cronosisma! Sono nuovamente nel 1947, mi sono appena messo a lavorare per la General Electric, e comincia una replica”. Perché il Cronosisma non è solo l’occidente alla fine della storia, ma pure la memoria: la coazione a ricordare, la base della letteratura.

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