Da grande voglio fare la tatuatrice, alpinista, astronoma, motocrossista, pasticciera, poetessa, regina, attivista, scrittrice, surfista, trombonista, ballerina, avvocatessa, cantante, spia, reporter, genetista, giudice, esploratrice, direttrice d’orchestra, tennista, pirata dei mari. Imperatrice, guerriera, alunna di una scuola elementare…

Da Robinson, allegato a Repubblica oggi in edicola

Vite maiuscole di donne

Testo di

Concita De Gregorio

Storie della buonanotte per bambine ribelli ha una copertina scintillante e piena di stelle, sembra una scatola di caramelle di quelle dove si conservano i segreti. Il sottotitolo dice “ 100 vite di donne straordinarie”, lo apro pensando le conoscerò tutte, mi sbaglio: ne conosco assai poche e persino di quelle poche ignoro l’essenziale. Per esempio non sapevo che Alicia Alonso, straordinaria ballerina e fondatrice del Balletto nazionale di Cuba, tra i più celebri al mondo, fosse cieca. Che Gabrielle Chanel detta Coco fosse cresciuta in convento e che avesse imparato a cucire vestiti per le bambole con gli scampoli in bianco e nero degli abiti delle suore. Il bianco e nero, le suore: mi sembra di capire meglio l’origine del celebre tubino, ora. Sarta di giorno, cantante per i soldati di notte, il fruscio dei veli delle suore nella clausura del convento, da bambina. La ribellione nelle forbici. Non sapevo che Jessica Watson, la velista australiana che ha fatto il giro del mondo in solitaria, a sedici anni, fosse stata una bimba che aveva paura dell’acqua, incapace persino di fare il bagno in piscina (“Non puoi cambiare le circostanze ma solo il modo in cui le affronti”, ha scritto). Che Lella Lombardi, pilota di Formula 1, avesse iniziato consegnando la carne con il furgone di suo padre per aiutarlo nel lavoro né che Wilma Rudolph, la donna più veloce del mondo alle Olimpiadi del ’60, avesse avuto la poliomielite: “I dottori mi dissero che non avrei più camminato, mia madre mi disse che ce l’avrei fatta. Ho creduto a mia madre”.
Proprio come le caramelle, le storie della buonanotte si mangiano una dopo l’altra, vite racchiuse in venticinque, trenta righe al massimo, il tempo di un racconto prima che arrivi il sonno: una pagina e un disegno, una storia e un ritratto. Magnifici, i ritratti, ciascuno una sorpresa. Questa la dedica che apre la raccolta: “Alle bambine di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E nel dubbio ricordate: avete ragione voi”. Che meraviglia. Ricordatevi che avete ragione voi. Solo pochi giorni fa avevo letto l’ennesima ricerca americana sugli stereotipi di genere (
 il titolo) pubblicata daScience:
le bambine già a sei anni si sentono meno intelligenti dei loro coetanei, scrivono i ricercatori dei dipartimenti di Psicologia e Filosofia nelle università di New York, Illinois e Princeton. Si sentono meno intelligenti (smart) perché così il mondo tutto attorno, là fuori, le fa sentire. I giochi sono questi — le fatine con gli occhi grandi e la vita stretta per le femmine, gli esseri soprannaturali con i superpoteri per i maschi — e via via, passo dopo passo, a scuola si sa che i maschi sono più irruenti e rumorosi di natura, le femmine più precise e calme.
Qui, invece, in questo libro — che bel vento, che profumo, chi ha aperto la finestra? — puoi essere, scorro l’indice: tatuatrice, alpinista, astronoma, motocrossista, pasticciera, poetessa, regina, attivista, scrittrice, surfista, trombonista, ballerina, avvocatessa, cantante, spia, reporter, genetista, giudice, esploratrice, direttrice d’orchestra, tennista, pirata dei mari. Imperatrice, guerriera, alunna di una scuola elementare. Puoi essere Sonita Alizadeh, rapper afgana: “Ero stanca del silenzio”. Se ti chiami Maria oltre che alla Vergine puoi ispirarti a: Maria Callas, cantante greca, Maria Montessori, educatrice italiana, Maria Reiche, archeologa tedesca che ha studiato
le linee di Nazca in Perù, Maria Curie, scienziata polacca (“Niente nella vita va temuto, va solo compreso”), Maria Anning, paleontologa inglese che da ragazzina ha scavato uno scheletro di ittiosauro lungo nove metri negli scogli sotto casa sua, Maria Edwards Walker, chirurga americana, Maria Kom, pugile indiana che voleva portare qualche soldo a casa, al suo villaggio, e ha vinto le Olimpiadi.
Mi fermo a leggere la storia di Fadumo Dayib, fuggita con la sua famiglia dalla Somalia in guerra, cresciuta in Finlandia — la Somalia, la Finlandia, che distanza di colori e di tepori — tornata infine nel suo paese d’origine come prima candidata donna alla presidenza della repubblica. “Mia madre mi ha sempre detto: hai tutte le possibilità del mondo nel palmo della tua mano, ed è vero”. Cerco finalmente notizie sulle autrici di questa raccolta di “pioniere coraggiose” e trovo un’altra favola: è questo il libro più finanziato nella storia del crowdfunding. Su Kickstarter il progetto di Elena Favilli e Francesca Cavallo ha raccolto in ventotto giorni più di un milione di dollari in settanta nazioni. In calce al volume sono indicati tutti i nomi di chi lo ha reso possibile. Con quei soldi Elena e Francesca, fondatrici del laboratorio Timbuktu, hanno fra l’altro potuto commissionare i disegni a sessanta delle migliori illustratrici del mondo, dal Sudafrica al Brasile dall’America all’Italia. Le autrici sono due italiane che vivono a Venice, California. Elena si è laureata in Semiotica a Bologna e ha studiato a Berkeley, Francesca è regista e autrice teatrale, questo è il suo settimo libro. Timbuktu Labs, il laboratorio per bambini e genitori, ha due milioni di utenti in settanta paesi. Una comunità globale.
“Il successo è vivere una vita piena di passione curiosità e generosità. Abbiamo diritto di essere felici ed esplorare il mondo”, scrivono le autrici. Le donne di cui si narra in questo libro “qualunque fosse l’importanza delle loro scoperte, l’audacia delle loro avventure, la portata del loro genio sono state costantemente sminuite, in alcuni casi cancellate dalla storia. È importante che le bambine capiscano gli ostacoli che le aspettano lungo il cammino, ma è altrettanto importante che sappiano che non sono insormontabili. Che possono rimuoverli”. Torno all’indice. Dall’antico Egitto a oggi. Hatshepsut, la prima donna faraone della storia le cui tracce sono state cancellate “per paura che incoraggiasse altre donne a prendere il potere”. Alek Wek, modella, scappata dal Sudan e rifugiata con la sua famiglia a Londra. “ Va bene essere strane, va bene essere timide. Non seguite la corrente”. Ada Lovelace, matematica. Voleva volare ma per quanto studiasse le ali degli uccelli capì che non poteva, annotò le sue scoperte in un quaderno di disegni intitolato Volologia, da bambina. Da adulta scrisse il primo programma per computer della storia. Amna Al Haddad, Emirati Arabi, che era infelice e sovrappeso così cominciò a camminare, poi a correre, poi diventò sollevatrice di pesi. “ Quando le cose diventano più difficili tu diventa più forte”. Alfonsina Strada, ciclista. Amelia Earhart, aviatrice. Ashley Fiolek, motocrossista. Ann Makosinski, inventrice. Nel suo paese, in Canada, le case non avevano luce elettrica. Ha inventato una torcia che si alimenta con l’energia del calore del corpo. Le Cholita climbers, Bolivia, che cucinavano per gli alpinisti ai campi base e un giorno decisero: andiamo anche noi su a vedere com’è. Ora le vedi che salgono in vetta con le loro gonne colorate, sottane di alpiniste al vento. Coy Mathis, alunna di scuola elementare che è nata maschio e ha ottenuto di essere considerata quello che si sente: ora può andare, a scuola, al bagno delle bambine. Florence Nightingale, infermiera di guerra inglese: “ Non ho mai accampato né accettato scuse”. Grace O’Malley, piratessa amica della regina Elisabetta di Inghilterra e Jacquotte Delahaye, temutissima piratessa dei Caraibi. Jane Goodall, primatologa, ha vissuto in Tanzania una vita intera con gli scimpanzé che le hanno permesso di vivere con loro. “ Solo se comprendiamo ci prendiamo davvero cura. Solo se ci prendiamo davvero cura aiutiamo. Solo se aiutiamo saremo tutti salvi”. Ecco, per esempio. Ma anche Jingu, imperatrice del Giappone e guerriera: andiamo a combattere, abbiate coraggio. “ Se la spedizione avrà successo sarà grazie a voi, miei ministri. Se fallirà sarà colpa solo mia”. ?

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