“Oltre il confine ecco il Salone contro i muri” di DIEGO LONGHIN E SARA STRIPPOLI

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TORINO
Si parte con gli antipasti, come li chiama Nicola Lagioia. Una vetrina che si rinnova in direzione dei cinque giorni di maggio, dal 18 al 22. È la lunga primavera del Salone del Libro di Torino, dice il direttore che ieri alla Cavallerizza ha tracciato le prime linee del trentennale della Bookfair.
A Torino si prova ad andare «Oltre il confine», questo il titolo della prossima edizione, e il libro a cavallo del muro spinato, protagonista nell’acquerello di Gipi che ha disegnato il manifesto, è l’immagine che racconta a colori il fil rouge di questa rassegna. Torino sceglie di giocare d’anticipo. Il 28 aprile, quando la milanese Tempo di Libri sarà da poco conclusa, il pubblico torinese ascolterà il Premio Nobel Svetlana Aleksievic al Circolo dei Lettori. Fra poco, il 9 marzo, c’è il premio Pulitzer per la poesia Philip Schultz. Il 21 marzo si festeggia la giornata mondiale della poesia, il 29, alla Scuola Holden si dialoga con Charles D’Ambrosio. Il 4 aprile la star è Igort, disegnatore di Murakami. Il 6 maggio, all’Auditorium si ascolterà Patti Smith in un concerto organizzato dal Festival Collisioni.
Al Lingotto gli editori ci saranno. L’entusiasmo anche. Massimo Bray diventerà presidente entro fine marzo, e i dubbi che la sua nomina potesse essere essere ritardata sono svaniti. In collegamento da Roma, il direttore della Treccani dice di essere ottimista: «L’impresa non era facile ma oggi possiamo affermare che il clima è davvero cambiato». A tre mesi dall’appuntamento, il numero degli editori che si sono iscritti è il 95 per cento dello scorso anno, fa notare il futuro vicepresidente Mario Montalcini. Più di 310 editori. «Mi dispiace per chi non c’è», dice Lagioia, «ma in realtà siamo stati travolti da più domande di quelle che si potessero immaginare». Milano e la sua sfida restano in sottofondo. Torino rivendica il suo ruolo e vuole scacciare i fantasmi. «Tenendo conto di quanti lettori si perdono in Italia ogni anno», sorride il direttore, «sarebbe saggio non arroccarsi in campanilismi distruttivi. I ponti ci piacciono più dei muri ». E manda un messaggio che potrebbe essere indirizzato a Milano: «A noi sembra che dare spazio a molte voci sia meglio che ascoltare un monologo». Chi crede a una certa idea di cultura, insiste, «troverà concentrata la più grande ricchezza culturale legata al mondo del libro di questo paese».
A maggio, al Lingotto non ci sarà il paese ospite, ma l’America sarà sotto i riflettori. Con una libreria a stelle e strisce. Ma sarà «Another side of America », quella di Trump, ma anche quella di Bob Dylan. Quasi coetanei. «Incredibilmente », dice il direttore sul palco della Cavallerizza, «nello stesso anno uno vince il Nobel e altro diventa presidente. Esattamente come le persone, certi paesi sono anche la propria stessa contraddizione. Il futuro cos’è? Alzare muri o spalancare orizzonti?». Resterà anche una finestra aperta sulla cultura araba, «Anime arabe», a cura di Lucia Sorbera e Paola Caridi. Nel segno di Giulio Regeni. La Regione ospite quest’anno è la Toscana. Il Superfestival raccoglierà i Festival culturali di 17 Regioni italiane.
Al Lingotto, ma in tutta la città dove il Salone torinese si trasferirà alla chiusura, i visitatori saranno condotti su percorsi ideati dai consulenti della Fondazione per il Libro, la squadra nominata da Lagioia con Bray. Vincenzo Trione, curatore del padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2015, docente, scrittore, propone dialoghi fra artisti, mentre Loredana Lipperini e Valeria Parrella si sono messe al lavoro sul tema delle donne «We have one another». Giuseppe Culicchia si è concentrato sui reading. Le sue sono «Letture ad alta voce ». Andrea Bajani ha costruito un progetto sulla letteratura sperimentale. Quelli che presenta sono «Romanzi impossibili ». «Le proposte sono tante ma i percorsi saranno molto chiari», assicura Lagioia.
Al Lingotto si parla anche di cibo, ma l’organizzazione, per non finisca in una grande spadellata, è affidata al filtro critico di Slow Food con una nuova iniziativa ribattezzata Gastronomica.

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