” Così la materia non è più oscura” di Piero Angela

da Robinson inserto di repubblica oggi in edicola

SCIENZA POPOLARE
Così la materia non è più oscura
Quando si parla di cultura in Italia s’intende quasi soltanto quella di tipo letterario, artistico, filosofico: lo si vede bene anche dai contenuti delle pagine culturali dei giornali. Oggi è invece estremamente importante diffondere cultura scientifica per capire le profonde trasformazioni che scienza e tecnologia stanno provocando in ogni campo.
C’è però un problema: il linguaggio. Per superare questa difficoltà e arrivare a un gran numero di persone esistono tecniche di divulgazione che si sono rivelate efficaci. Divulgare vuol dire mettersi dalla parte di chi ti legge e di chi ti ascolta. La scienza è piena di cose straordinarie che si possono spiegare usando la creatività e immaginandosi le persone a cui ci rivolgiamo.
Non esiste una formula del “saper spiegare” altrimenti tutti l’applicherebbero: l’unica regola è quella di essere dalla parte degli scienziati per i contenuti e da quella del pubblico per il linguaggio.
Il linguaggio per molti è la vera barriera e il grande lavoro di chi fa informazione scientifica è quello di tradurre dall’italiano all’italiano. Solitamente chi è interessato alla divulgazione scientifica è una persona curiosa e intelligente ma ha bisogno di un linguaggio da usare come chiave per aprire la porta della conoscenza. La divulgazione scientifica infatti non si rivolge a persone poco colte. Anzi. Spesso parliamo o scriviamo per persone che hanno cultura ma non in quel campo specifico: un avvocato quanto ne sa di particelle o di leggi della fisica, oltre i ricordi liceali? E un critico d’arte cosa conosce della biologia?
La divulgazione scientifica permette di far scoprire cose interessanti, di aprire mondi e nuovi spazi, che ognuno può approfondire grazie alla sua curiosità leggendo libri, riviste, guardando documentari. Ma deve avere gli strumenti per farlo. Una delle cose più importanti per far capire le cose sono gli esempi: se sono azzeccati diventano illuminanti. L’altro elemento decisivo, che vale per ogni tipo di comunicazione, è quello di inserire sempre l’emotività per ottenere attenzione. Il nostro cervello è fatto in modo tale da prestare più attenzione agli eventi emotivi. Si dice spesso che l’informazione utilizza “ cinque esse”: sangue, sesso, soldi, sport, scandali. Ma anche — aggiungerei io — salute, speranza e tante altre esse. Nei nostri programmi televisivi usiamo un diverso tipo di emotività per ottenere attenzione: per esempio il modo di raccontare, le metafore o l’umorismo. Proprio per questo abbiamo spesso utilizzato i cartoni animati di Bruno Bozzetto, realizzati per spiegare i concetti più difficili e in particolare quelli di cui non è possibile “ produrre immagini”, concetti astratti come quelli della meccanica quantistica, della relatività, dell’entropia, dell’embriologia o dell’ingegneria genetica. In questo modo è possibile arrivare a un grande pubblico e i nostri programmi possono reggere la collocazione più difficile: la prima serata di Rai Uno, con ascolti in linea con gli obiettivi della rete. C’è una molla che guida chi spiega e chi ascolta: il piacere della scoperta. Più ci inoltriamo nella conoscenza scientifica e più ci accorgiamo che tutto è collegato: il piacere è proprio quello di trovare ogni volta le connessioni tra i punti diversi. Capire la scienza non significa soltanto arricchire la propria cultura ma anche capire come funziona il mondo, la natura, conoscere il comportamento umano. Capire la tecnologia significa comprendere molto meglio quali sono oggi le basi dell’economia nella produzione di ricchezza e nella capacità di essere competitivi.
La scienza è una scoperta infinita, perché la scienza siamo noi. È piu di mezzo secolo che ne scrivo e ancora non ho finito di scoprirla. ?
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