I giovani lettori veloci e senza tabù (ma Rodari resta)   – Simonetta Fiori intervista Teresa Buongiorno

di
Simonetta Fiori
“Vengo dalla preistoria. Per questo vi rivolgete a me?”. Teresa Buongiorno sta su piazza da una cinquantina d’anni. Scrittrice, sceneggiatrice, autrice della tv per ragazzi insieme a Rodari e Luzzati, protagonista di decine e decine di fiere bolognesi. «Poco fa mi ha chiamato anche la rivista Andersen, ora lei: mi sembra quasi di leggere il mio necrologio ». I suoi romanzi — una trentina — riescono a rendere vivo il passato, in una sapiente mescolanza di notizie storiche e quotidianità degli affetti. Anche quest’anno non si perderà la Book Fair per ragazzi, dove viene presentato il nuovo libro pubblicato da Salani, Vacanze pericolose, sulla sua prima estate da sola in Costa Azzurra. Era appena maggiorenne, al principio dei Cinquanta. Oggi Teresa viaggia verso gli ottantasette anni.
Come è arrivata nel mondo dell’infanzia?
« Per caso. Avevo una laurea in storia con Arsenio Frugoni, ma gli studi di medievistica cominciavano ad annoiarmi. Dopo vari lavori approdai negli anni Sessanta alla Rai, dove mi misero a fare la tv per ragazzi. Sentendomi un po’ declassata, posi come condizione di poter lavorare con Gianni Rodari ed Emanuele Luzzati, straordinario scenografo e illustratore. “ Vogliono ghettizzarci”, mi disse Gianni, “e noi gli faremo vedere”».
Cosa accadde?
« Ci inventammo Il paese di Giocagiò, un programma che andava in onda tre volte alla settimana. Rodari aveva un’idea in testa: dare ai bambini di famiglie incolte gli stessi strumenti dei loro coetanei privilegiati. Ci divertivamo con il signor Coso, un personaggio che non trovava mai le parole, come succede ai più piccoli. Poi interveniva il musicista che spiegava cos’era ritmo, mentre l’artista tracciava dei segni sul foglio. Ci sentivamo protagonisti d’una rivoluzione».
Quale?
« Cambiava radicalmente il modo di guardare ai bambini, non più animaletti da allevamento ma soggetti pensanti, ciascuno protagonista della propria educazione. Sul finire degli anni Sessanta cominciava una stagione nuova e diversa anche per l’editoria per ragazzi. Rosellina Archinto importava in Italia gli albi illustrati. Donatella Ziliotto aveva fatto conoscere ai nostri lettori Pippi Calzelunghe. E a Milano, su iniziativa di Roberto Denti, nasceva nel ’72 la prima libreria interamente dedicata ai bambini: era la seconda in Europa. Tutto sembrava in movimento. Si rovesciava lo sguardo nella pedagogia e anche nella letteratura per l’infanzia. Rodari fu il primo a cacciare via dalle filastrocche principi e principesse per lasciare il posto a dei poveretti, postini o falegnami, eroi del quotidiano».
Rodari è molto letto anche oggi.
« I suoi versi sono orecchiabili e facili. E non raccontano balle ma la vita di tutti i giorni, con la speranza che il mondo possa cambiare in meglio. Ai bambini bisogna dire la verità, certo senza sbattergliela in faccia ma trovando le metafore giuste per il loro livello di comprensione. È stata anche la pubblicità ad abituare i più piccoli all’uso delle metafore. Pensi che Rodari ci invitava a costruire le storie su modello di Carosello. L’unica cosa su cui non andavamo d’accordo era l’uso della parola guerra. Secondo Gianni doveva essere bandita».
Lei alla guerra ha dedicato vari racconti.
«Sì, anche esperienze vissute personalmente. I bambini sono curiosi della storia. E non ne possono più di coniglietti e gattini».
È cambiato il suo modo di raccontarla?
«Tendo a una scrittura più veloce, con descrizioni più concise. E ho imparato a cancellare gli aggettivi: rompono. I lettori di oggi non reggono un periodo complesso con troppe relative e subordinate ».
Sono meno preparati?
«Ma no. Si stufano più facilmente. I ragazzini di oggi sanno un sacco di cose, sono allenati dalla rete alla velocità. Per rapidità mentale ed esperienze di vita, un quattordicenne di oggi corrisponde a un diciassettenne della generazione di mio figlio e a me ventenne. Una nipotina di amici mi ha rivelato da poco di aver divorato After, la saga bestseller di Anna Todd che non risparmia dettagli sulla vita sessuale. In classe si divertono da pazzi, senza tabù. Ai miei tempi sarebbe stato impensabile. Ma non perché eravamo più morali, solo avevamo più pregiudizi ».
E i genitori come sono cambiati?
« In peggio. Si lasciano comandare dai figli, che assurgono a maestri di vita. Poi basta con la persecuzione attraverso il cellulare: con quell’aggeggio in tasca, nella mia prima vacanza da sola in Costa Azzurra non mi sarei divertita così tanto. E bisogna anche cambiare la testa di maestri e professori: invece di lamentarsi per l’eccesso di messaggini, perché non lavorare sul nuovo modo di scrivere dei ragazzi? ».
Si diverte ancora a leggere libri per bambini?
« Sì, ci sono buoni autori. Sono però cambiati gli editori, che sembrano mossi più dal soldo che dalla passione per i libri. No, un momento: esistono tanti piccoli marchi che ancora si divertono nella cura di una copertina o nello scoprire cose nuove. Ma larga parte della grande editoria è condizionata dal marketing, che spinge verso la ripetizione d’un successo. E allora va a finire che fanno tutti la stessa cosa, mentre un tempo l’identità era sacra».

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