VITE PARALLELE “Il coraggio di Lara” di Giuliano Aluffi

 da Robinson inserto domenicale di Repubblica oggi in edicola
L’indimenticabile Lara del Dottor Živago è esistita davvero, ma si chiamava Olga. Olga Ivinskaya: conobbe Pasternak nell’ottobre 1946 a Mosca, nel palazzo in piazza Puškin della più importante rivista letteraria russa, Novy Mir ( Nuovo mondo), dove lavorava come redattrice e poetessa. Trentaquattro anni lei, cinquantasei lui, al momento del loro incontro, Olga divenne prima amante e musa di Boris Pasternak, e poi capro espiatorio su cui il governo sovietico si accanì non potendo toccare un intellettuale di statura internazionale come il grande scrittore. A raccontare la storia di Olga, nella biografia Lara. The Untold Love Story and the Inspiration for Doctor Zhivago (Ecco), è Anna Pasternak, scrittrice. E, soprattutto, pronipote di Boris.
Miss Pasternak, cosa si diceva nella vostra famiglia di Olga Ivinskaya?
«Olga, in particolare da mia nonna Josephine (sorella di Boris), è sempre stata considerata una tentatrice e un’avventuriera. Nessuno è mai stato disposto ad ammettere l’importanza di Olga nella vita di Boris. Quando lei morì, nel 1995, un giornale mi chiese di scrivere un suo ricordo. Feci ricerche su Olga e provai tristezza per il fatto che nella sua storia c’era molto più di quello che si conosceva: la mia famiglia era in errore. Negli ultimi anni ho approfondito la mia indagine, e ora l’ho pubblicata».
Quali aspetti di Olga le sembrano più interessanti?
«Il suo coraggio e la sua lealtà. Olga fu trascinata alla Lubjanka di Mosca, sede dei servizi segreti staliniani, e lì lungamente interrogata sul libro “eversivo” che Pasternak stava scrivendo. Lei tenne duro, non lo tradì non solo in quell’occasione ma nemmeno nel resto della sua vita, anche se era ben conscia di rischiare la sua pelle e il futuro dei suoi figli».
Quali aspetti della relazione tra Boris e Olga vorrebbe che i lettori scoprissero nel suo libro?
« Soprattutto la portata del loro amore, conflitti interiori annessi. È tragico che Boris non volle mai onorare il più grande desiderio di Olga, sposandola. Boris non la sposò non per egoismo, ma perché non aveva il coraggio di sfasciare per una seconda volta la sua famiglia. Il loro fu un amore travagliato, con spiragli di felicità e un frutto ormai eterno: una storia intensa e piena di ostacoli come la loro, il Dottor Živago, che per me è come una lunga lettera d’amore a Olga».
Un romanzo che pare forgiato dalle traversie quotidiane di Pasternak…
« Boris finiva sempre per mettersi in situazioni nelle quali si sentiva tormentato. Non era capace di vivere in pace le sue relazioni extraconiugali. Era sempre torturato dal senso di colpa. Anche la figlia di Olga, Irina, diceva che Boris aveva bisogno della sofferenza per produrre la magia sulla pagina».
C’è una scena, nella storia di Boris e Olga, che simboleggia più di altre il loro rapporto?
« Quando Boris era in fin di vita, a Olga non fu permesso di visitarlo e a Boris fu proibito di scrivere lettere. Ma lui, naturalmente, disobbedì: scriveva note su pezzi di carta che poi erano portati all’esterno dalla sua fidata infermiera. Che ogni mattina, all’alba, sul ponte sul lago Izmailovo si incontrava con Olga — che abitava in una casetta sull’altra sponda del lago — per passarle i biglietti del suo amato».
Uno degli aneddoti più stupefacenti è quando Boris propone all’improvviso a Olga di immolarsi in un suicidio congiunto come risposta agli attacchi del governo sovietico alla sua reputazione… «È una scena tra il drammatico e il comico, che avviene sotto gli occhi innocenti del giovane Mitia, figlio di Olga. Boris esordisce: “Sediamoci qui: sarà così che ci troveranno. Una volta dicesti che undici pastiglie di Nembutal sono una dose letale. Io qui ne ho ventidue. Facciamolo. Per loro sarà uno schiaffo morale”. Mitia scappa traumatizzato. Boris lo rincorre e cerca di convincerlo: “Mitia, perdonami, non pensare male di me per voler portare tua madre con me. Ma ne abbiamo passate troppe. Lei non può vivere senza di me e io non posso vivere senza di lei. Dimmi: non ho ragione?”. La cosa incredibile è che tale era la venerazione di Mitia per Pasternak, che finì per dargli il suo assenso! Ma Olga riuscì a ricondurre Boris a più sani consigli».
Non è l’unico momento in cui Pasternak si rivela meno ragionevole delle donne che ha intorno… «Ho trovato un comportamento simile quando Olga tornò dal gulag. Avuta notizia del rilascio, Boris va a trovare la figlia di Olga, Irina, a Mosca e le dice: “Devi dire a tua madre che non posso continuare questa relazione, perché devo troppo a mia moglie Zinaida”. È una frase molto egoista: Olga è stata tre anni nel gulag a causa di Boris, e lui non trova di meglio che parlare così alla figlia? Io adoro la reazione di Irina: conoscendo la volubilità di Boris, decise di non dire nulla alla madre. Irina sapeva che le cose si sarebbero aggiustate, perché alla fine Boris era Boris. Ossia volubile».
Nel libro rivela che lo stesso Stalin rispettava Pasternak, seppure a modo suo. Visto che ordinò che nessuno toccasse “l’uomo che viveva sulle nuvole”.
«Un effetto indesiderato del mio libro è che tutti quelli che lo hanno letto mi hanno detto che per la prima volta nella loro vita hanno avuto un barlume di compassione per Stalin, per questo suo sorprendente rispetto verso un “nemico del popolo” — così i gerarchi sovietici consideravano Pasternak per le dure critiche al sistema contenute nel Dottor Živago. Se si considera quel periodo storico, che Pasternak sia sopravvissuto a Stalin fu una specie di miracolo».
Quanto fu importante Olga per la fortuna mondiale del “Dottor Živago”?
«L’anno scorso Carlo Feltrinelli mi ha mostrato il manoscritto originale del Dottor Živago. Carlo aveva conosciuto Olga e Irina — le aveva incontrate con suo padre — ed era d’accordo con la mia ricostruzione che restituisce a Olga ciò che le è stato tolto: Olga fece di tutto per assicurare la pubblicazione del romanzo, e fu preziosissima per Boris non solo da un punto di vista emotivo ma anche intellettuale». ?

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