Intervista a Martin Cruz Smith: “Non dimenticate mai la vostra Resistenza” “In un’epoca di fake news la storia va custodita”  di Antonello Guerrera

ANTONELLO GUERRERA oggi su Repubblica
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IL LIBRO La ragazza di Venezia di Martin Cruz Smith ( Mondadori traduzione di M. Castagnone pagg. 252, euro 19)
Ogni frase di Martin Cruz Smith, anche la più tenebrosa, è così soave da alleviare persino la malattia infame. Perché il grande scrittore americano padre di “Gorky Park” soffre da tempo di Parkinson, rivelato pubblicamente solo qualche anno fa. Ma lui siede al sole californiano e non se la prende. «Non ho altra scelta, devo continuare », sorride dalla sua casa vittoriana di San Francisco. «Certo, sono più lento, a volte mi mancano le parole. Per fortuna
ho mia moglie Emily: tollera tutto di me e della mia malattia. Grazie a lei e alle sue dita riesco a scrivere ogni giorno. Non so più se bene o male. Ma di sicuro mi diverto. Nel dolore, ho capito che il tempo è limitato: adesso ammiro la pesantezza di ogni istante, la bellezza di essere qui».
Cruz Smith, dopo qualche settimana trascorsa in Siberia, sta scrivendo il nono romanzo dell’ispettore moscovita Arkady Renko, il suo personaggio più celebre. Nel frattempo, è appena uscito La ragazza di Venezia(Mondadori) dove per la prima volta lo scrittore 74enne dedica una sua opera interamente all’Italia. Un’Italia torchiata e smembrata perché questo thriller storico è ambientato nel 1945, agli sgoccioli sanguinosi della Seconda guerra mondiale, nella Venezia della Resistenza al nazifascismo, nella Repubblica sociale di Salò. Protagonista è Cenzo Vianello, un giovane pescatore di Pellestrina, che estrae da un canale il corpo di Giulia, una ragazza ebrea che si finge morta per sfuggire ai moloch hitleriani. Cenzo decide di proteggerla, di nasconderla ai gerarchi uncinati e poi di amarla. « Cinque anni fa ero in vacanza in Italia, sul lago di Garda » , ricorda Cruz Smith, «un giorno siamo risaliti in macchina fino a Salò. Lì ho capito che il dibattito sulla storia della città e dell’Italia era ancora vivo».
E perché ha deciso di ambientarvi il suo romanzo, signor Cruz Smith?
«Innanzitutto, perché è una parte di storia italiana purtroppo poco conosciuta in America. Eppure quel periodo dopo il 1943, la caduta di Mussolini e il ribaltamento delle alleanze, mi ha subito colpito, soprattutto perché la pace nascerà da questa terribile confusione interna: i nazisti, gli italiani fascisti, i partigiani, gli italiani neutrali… era una storia tragica e imprevedibile che gli americani non potevano ignorare, come invece fanno alcuni italiani».
Cosa intende dire?
«Sono venuto in Italia quattro volte per scrivere La ragazza di Venezia. Parlando con gli abitanti, ho percepito a volte un rifiuto di conoscere la propria storia, o comunque un approccio di sufficienza e acriticità. Come se fosse qualcosa che non esiste più, che merita di essere dimenticato».
E questo l’ha scossa molto?
«Certo, soprattutto per un paese come l’Italia davvero unico: la Resistenza che c’è stata da voi contro Hitler e il nazifascismo, con le decine di migliaia di vittime che si sono sacrificate, non ha avuto eguali in Europa, basti pensare alla Francia. L’Italia, con quel suo incredibile coraggio, dovrebbe essere orgogliosa di se stessa e di quel passato, perché l’Europa della pace è anche figlia della Resistenza».
Qual è stato l’aspetto che l’ha più colpita di quell’Italia in bilico tra l’umiliazione dell’essere umano e la dignità della democrazia?
«La possibilità di ritrovarsi improvvisamente un nemico mostruoso in casa, in guerra, in famiglia e nella vita quotidiana: i tedeschi erano “fratelli”, poi in un attimo diventano i cattivi. Come nella Ragazza di Venezia, la linea tra amici e nemici è molto più esile di quanto pensiamo».
Quanta storia c’è nel suo romanzo?
«Molta, ho fatto tante ricerche, compare persino Mussolini, anche se piuttosto goffo. Ma continuo a credere che sia il romanzo che debba servirsi della storia, non viceversa ».
Con tutte le dovute distinzioni, le divisioni dell’America di Trump le ricordano un po’ quelle dell’Italia della Resistenza?
«Credo che la guerra in Vietnam ne abbia generate di più. Ma in un certo senso sì, soprattutto se si pensa alle minacce esterne, il terrorismo e secondo molti l’immigrazione, che stanno lacerando il Paese. Gli Stati Uniti di oggi sono malati, hanno una febbre molto alta, perniciosa e Trump ne è il sintomo. Non sono affatto ottimista per il mio Paese. Spero che nei prossimi quattro anni, in questo clima di enorme tensione in cui il nemico è sempre alle porte, questa febbre non degeneri in una malattia più grave».
Che cos’è il fascismo oggi, signor Cruz Smith?
«Il nazionalismo e i populismi più violenti. L’ideologia di Steve Bannon, che è stato uno dei consiglieri principali di Trump, ne è l’esempio. Ma oggi facciamo fatica a usare la parola “fascismo”. Forse perché ci fa troppa paura. Ma evitare di pronunciarla non risolverà i problemi».
Oggi si parla tanto di fake news, bufale, fatti alternativi. La storia è a rischio secondo lei?
«Assolutamente sì. Al momento ognuno può contribuire alla “storia” su Internet e modificarla a proprio piacimento. Guardate Trump: spesso costruisce narrazioni sul nulla o su pochissimi elementi. La faciloneria della sua retorica distruttiva è lo specchio della nostra pigrizia: per preservare la verità e la storia dovremmo essere invece i loro rigorosi guardiani, fare controlli e critica continui. Ognuno di noi, ogni giorno. Ci vorrà tanta pazienza. Ma solo così potremo salvarci».

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