“Il cuore nero dell’amore” di Concita De Gregorio

TITOLO: UNA STORIA NERA
AUTORE: ANTONELLA LATTANZI
EDITORE:MONDADORI
PREZZO: 18 EURO PAGINE: 249
C’è così tanta verità, nel romanzo di Antonella Lattanzi Una storia nera, che verrebbe voglia di indicarla con una freccia, facendo magari anche un disegno, a tutti quelli che si baloccano e si contentano di parlare di scrittura tracciando confini (per sentircisi dentro, a volte anche per escludere chi ingombra) e definiscono di continuo chi sia scrittore e chi narratore, chi cronista o tutt’al più saggista e chi romanziere. Chi debba accomodarsi nella sala degli “autori di genere”, il giallo il nero il rosa, chi in quella degli sceneggiatori di realtà come se non fosse la realtà il più assoluto dei romanzi.
Come se davvero esistesse chi è in grado di raccontare qualcosa che non sia accaduto già, un incidente ferroviario e poi Karenina, il sogno di un falconiere, un mondo di ciechi, il futuro di un despota, o forse era il presente.
L’unica domanda possibile è se un libro, mentre lo leggiamo, ci legge.
Che sia un romanzo o una storia, come dice qui il titolo: una storia vera o reale? Vera: quando è vera è di tutti. Antonella Lattanzi ha fatto questo: ha scritto una storia di tutti.
Il cuore potentissimo del romanzo è un processo. Un’aula di tribunale dove si giudica la colpevole del delitto. C’è un delitto e quasi subito c’è una confessione. Dunque cosa succede, al lettore di una storia criminale, se dopo poche pagine conosce il colpevole? Lei ha ucciso lui perché lui, da sempre, minacciava di ucciderla. Quindi un giorno, il giorno del terzo compleanno della terza figlia, lo uccide.
E adesso? Di cosa ci parleranno le seguenti quasi duecento pagine? Parlano di quello di cui parlavano anche prima (prima, dopo: così sono scanditi i paragrafi): della paura e dell’amore, della paura dentro l’amore e del modo in cui si intrecciano, sempre. Tra uomini e donne, tra genitori e figli, tra chi ha l’autorità e chi la concede. Non occorre aver sperimentato la violenza per saperlo. Della dispercezione per cui abitiamo vite che non vediamo: gli altri le vedono, noi no. Abitiamo vite che ci sembrano abitabili, persino felici seppur difettose. Invece. Qui Carla sposa Vito, che ha conosciuto quando aveva dieci anni, lui quindici. Hanno tre figli.
Lei è piccola bellissima inerme come una bambina, lui grande bellissimo e forte come un gigante. A intermittenza brutale, folle di gelosia, padre esemplare. La trama poi è il pretesto per raccontare l’equivoco fra l’amore e il possesso, la sottomissione e il desiderio di tutela. La luce nell’ombra, e infine solo l’ombra. Le famiglie d’origine, i luoghi d’origine: lui un uomo del Sud, famiglia potente nella modalità criminale. La storia, a Roma, bordeggia la Capitale: via Prenestina Pigneto Spinaceto. Una specie di benessere una certa marginalità. Lui lavora in banca, stimatissimo. Ha un’amante da sempre, forse da lei una figlia. Chiude a chiave la moglie in casa e vive con un’altra donna un’altra vita. La moglie si lascia chiudere a chiave. L’altra donna è gelosa delle botte che non riceve: picchia lei non me, dunque è lei che ama. C’è il delitto, poi. Il morto è lui. Il cadavere, la discarica. I gabbiani, feroci protagonisti. Il processo. Le versioni di ciascuno, un arazzo di figure indimenticabili: il giudice donna coi cerotti alle orecchie, il Pm retorico, le certezze dei giornalisti, la figlia Rosa che amava il padre e lo difende oltre la ragione, il figlio Nicola che ama la madre e la difende oltre la menzogna.
Tutti hanno qualcos’altro, un’altra storia. Tutti un segreto, persino la bambina Mara, Maria Addolorata detta Mara. Ecco, nel film che da questo romanzo sarà tratto, sono già acquisiti i diritti, è forse lo snodo della versione di Mara quello più incerto: la voce della bambina che dovrebbe illuminare la scena e rivelarla. Ma è un piccolo inciampo, uno spaesamento persino utile. Non c’è nessun altro, infatti, che possa spiegare come siano andate le cose se non chi lo legge. Quando un libro ti legge tu, cosa ha visto, lo sai.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un marito violento, una moglie sottomessa e poi un omicidio, il processo, le voci dei figli,verità e menzogne ricostruite Antonella Lattanzi racconta una storia dal meccanismo perfetto, già pronta per un film
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