Doppio femminicidio, eseguito a due mani con due coltelli, uno per mano; e a uno così, cosa gli faresti?

Quasi ogni giorno c’è una notizia di femminicidio: sempre il solito cliché, lei vuole interrompere la relazione ma lui non accetta la separazione, e piuttosto che perderla la uccide. Quasi sempre davanti ai figli, spesso uccidendo anche loro. Intanto si fanno convegni, fiaccolate, centri antiviolenza che non funzionano perché lasciati senza fondi (ma per gli stipendi, e le pensioni, dei parlamentari i fondi ci sono SEMPRE…). Difficile trovare soluzioni per arginare questa strage di donne, e figli; inutile inasprire le pene, perché questi energumeni quando perdono la testa spesso dopo l’efferato gesto si suicidano a loro volta, autocondannandosi alla pena di morte; forse la situazione di conflitto andrebbe risolta all’inizio, prima che degeneri, ma come si fa?

da Repubblica oggi in edicola

 

Lasciato dalla moglie, uccide lei e l’amica

Ortona, sospettava che avessero una relazione. L’ha accoltellata davanti alla figlia incinta poi è andato dall’altra “Aveva paura e si era rivolta a un centro anti violenza. C’erano dei segnali gravi: non sono stati compresi”

PAOLO G. BRERA
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VUOLE lasciarlo, teme voglia farle del male e si rivolge a un centro anti violenza ma non basta. Copione già letto, sì, ma stavolta è peggio: è un femminicidio doppio quello che ha sconvolto Ortona, ieri nel primissimo pomeriggio quando un 50enne in crisi dopo la decisione della moglie di lasciarlo ha risolto la questione a coltellate, uccidendo in due luoghi differenti della città sia lei che la sua migliore amica.
Il protagonista del massacro — avvenuto davanti a sua figlia, incinta, che ha tentato inutilmente di difendere la madre — è Francesco Marfisi, «pregiudicato per reati contro il patrimonio commessi molti anni fa», spiegano gli inquirenti. Le vittime sono Letizia Primiterra, 47 anni, e Laura Pezzella, 33 anni. Contesto e dinamica, invece, sono un pugno nello stomaco.
Letizia ha lasciato Francesco, e sa che non sarà un addio semplice. Hanno tre figli, due ragazze di 23 e 22 anni e un ragazzo di 19. La più grande è incinta. Ma Letizia ha detto basta, non ama più il marito e vuole lasciarlo. Solo che lui è un gigante di un metro e ottanta con troppi muscoli e poca serenità per controllarli, e ha un lontano passato di furti e rapine anche se poi si era messo a rigare dritto. Letizia chiede aiuto a un centro anti violenza ma l’aiuto che servirebbe non arriva. «C’erano segnali gravi e si era rivolta a un servizio sul territorio per denunciare di essere vittima di maltrattamenti. Siamo sgomenti, dobbiamo capire dove non è stata compresa», dice Francesca Di Muzio, presidente di “Donn.è”, un altro centro antiviolenza di Ortona.
Sono le 14 e Francesco ha con sé «due coltelli da cucina lunghi, sottili e molto affilati», dice il colonnello Luciano Calabrò, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti. Sa che sua moglie è ospite di un’amica in via Zara, nel cento di Ortona. La chiama al telefono, le chiede di scendere e Letizia lo fa con accanto la loro figlia più grande, che nel ventre custodisce un nipotino che entrambi sognavano. Cosa potrà mai succedere?
E invece lui è una furia. Appena sua moglie e sua figlia sono a tiro, nell’androne del palazzo, lui sfodera entrambi i coltelli nelle due mani come un guerriero ninja, e comincia a colpire all’impazzata. Sua figlia si mette in mezzo, tenta di fermarlo ma lui la sposta, con vigore ma senza ferirla, e continua a colpire Letizia inerme, finché non è certo di averla uccisa.
I vicini accorrono allarmati dalle urla, ma lui è una roccia con due coltelli in mano e non si ferma. Lascia via Zara e va in contrada Tamareto dove vive Laura, la migliore amica di Letizia. Francesco è convinto che sia colpa sua se il loro amore è finito. Pensa che tra Letiza e Laura, che è sposata e ha due figli, ci sia più che un’amicizia. Riesce a farsi aprire la porta di casa e sferra una sequenza di colpi a due mani che non lascia scampo.

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