Simonetta Fiori intervista Adele Corradi, la protagonista di “Lettere a una professoressa” : “A me pare orribilmente offensivo anche soltanto tentare di difenderlo. Don Milani si difende da solo.”

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Adele Corradi, 93 anni, la professoressa a cui Lorenzo Milani dedicò una dlle sue più belle lettere,
«Quando ho letto la dedica di Siti ho pensato: se avesse letto il mio libro non vedrebbe don Lorenzo come “un’ombra ferita”. Accanto a “un’ombra ferita” non mi sarei divertita così tanto a Barbiana».
Adele Corradi è la professoressa di Don Milani, o meglio è “la professoressa diversa da tutte le altre” a cui lui dedicò una copia della più celebre delle sue lettere. È stata al suo fianco per quattro anni, dal 1963 fino alla scomparsa del sacerdote. È autrice di un bellissimo e irrituale ritratto Non so se Don Lorenzo (riedito di recente da Feltrinelli). Oggi ha 93 anni.
«Chiunque parli del prete di Barbiana tende a proiettare sulla sua figura qualcosa di sé. Può anche darsi che “l’ombra ferita” cui si riferisce Siti sia l’ombra del don Milani che piacerebbe a Siti».
Adele non vuole usare accenti sdegnati: ha l’impressione di dare alimento a una cosa che le appare giustamente assurda.
«A me pare orribilmente offensivo anche soltanto tentare di difenderlo. Don Milani si difende da solo. Con tutto quello che ha fatto. E con tutto quello che ha scritto. Ma bisogna leggerlo tutt’intero, non limitarsi a estrapolare una frasetta interpretandola a vanvera. Leggendo il suo testamento, si comprende che per don Lorenzo l’amore di Dio si potesse vedere solo attraverso l’amore per le sue creature. Questo per un cristiano comporta dei rischi. E il rischio lui lo rilevava con chiarezza: ma è gratuito vederci qualcosa di losco.
«Ora mi riesce impossibile riassumere in poche parole il suo rapporto con gli allievi. A Barbiana si viveva nell’attenzione: don Lorenzo i suoi ragazzi non li perdeva mai di vista. E, nonostante la fortissima personalità del maestro, non si creava mai dipendenza psicologica.
«Non mi sono fatta mai domande sulla sua identità sessuale. I rapporti tra me e don Lorenzo erano di superficie, il che non vuol dire che fossero superficiali. Non ci siamo mai fatti domande di tipo personale. Ora mi dispiace non avergli fatto domande sulla sua conversione. Ma allora mi interessava la sua scuola. Nella scuola di Barbiana dei ragazzi si discuteva tanto, e niente e nessun modo di educarli ha fatto nascere in me il bisogno di chiarimenti sulla sua sessualità.
«Lei mi chiede chi oggi può voler male a don Lorenzo. Nessuno può voler male a un morto. E da morto lui non fa più paura. Gli fanno del male tutti coloro che anche nell’elogio deformano la sua figura. Ma – ripeto – ciascuno tende a vedervi qualcosa di sé. I tanti don Milani di cui sentiamo parlare sono soltanto proiezioni».

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