La battaglia sulla marijuana: Cosa succederebbe deviando il fiume di denaro che oggi finisce nelle tasche dei trafficanti; il tesoro sottratto ai narcos e miliardi di nuove entrate così può cambiare il mercato

MICHELE BOCCI per Repubblica oggi in edicola
ROMA.
Un fiume di soldi, che ora finisce nelle tasche dei trafficanti e invece potrebbe dare vita a un nuovo comparto industriale. Contemporaneamente, nelle casse dello Stato entrerebbe un bel po’ di denaro e forze dell’ordine e magistratura potrebbero smettere di dedicare il loro tempo all’inseguimento di chi spaccia hashish e marijuana. Ma mentre molti Stati americani ed europei hanno legalizzato o depenalizzato l’uso di cannabis, in Italia la sostanza oggi può essere utilizzata solo come farmaco e la può produrre esclusivamente l’Istituto farmaceutico militare di Firenze.
UNA LOTTA VANA
Bisogna pensare a 10.751 operazioni di polizia, guardia di finanza, carabinieri. In un solo anno, cioè 30 al giorno. Ecco, tutti quegli uomini impiegati talvolta a inseguire 10 grammi di fumo, quei magistrati che devono indagare e convalidare fermi, quelle camere di sicurezza e carceri piene, tutto questo e altro ancora per sequestrare circa un decimo della cannabis che circola in Italia. Lo sforzo del sistema di polizia e giudiziario è enorme ma le stime dicono che non si avvicina nemmeno lontanamente a disturbare un fenomeno molto più grande. Fatto di importazione e di spaccio ma da qualche anno anche di produzione. La criminalità, organizzata e non, si è accorta da tempo che la marijuana frutta bene e ha iniziato a coltivarla in campi, serre, capannoni. Nel 2015 la Direzione centrale dei servizi antidroga ha contato 24mila piante sequestrate in Sicilia, e 45mila in Calabria, giusto per fare due esempi.
I NUMERI DEGLI SPINELLI
In piazza, per strada, nei locali o in casa. A colpi di qualche grammo per ogni acquisto dal pusher, si stima che i consumatori italiani brucino nelle canne tra 1,5 e 3 milioni di chili all’anno. Il dato è una stima legata ai sequestri di cannabis fatti dalle forze dell’ordine. A un prezzo intorno agli 8 euro al grammo vuol dire una spesa minima di 12 miliardi e massima — ma forse questo dato è davvero sovrastimato — addirittura di 24 miliardi. Anche il numero di coloro che fanno uso di cannabis non è certo, ma l’intergruppo parlamentare raccolto da Benedetto Della Vedova intorno alla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis parla di 3-4 milioni di persone all’anno. Considerando anche i consumatori saltuari, che fumano molto di rado, si sale a quasi 6 milioni di italiani.
I BENEFICI PER LO STATO
E se la cannabis fosse legale in Italia? Forze dell’ordine e magistratura potrebbero dedicarsi ad altro, nascerebbe un comparto produttivo, le mafie perderebbero introiti e lo Stato ci guadagnerebbe. Si è calcolato che le tasse su hashish e marijuana frutterebbero alle casse del nostro Paese circa 8 miliardi di euro. Il dato è stato ottenuto da alcuni ricercatori assimilando la tassazione a quella già in vigore per le sigarette e tenendo conto della spesa attuale di 12 miliardi di euro al mercato nero. Ovviamente la cifra non tiene conto di alcune variabili, ad esempio quella del prezzo al grammo, che cambia molto tra quello praticato in strada e quello di eventuali rivenditori autorizzati, probabilmente un po’ più alto.
I MODELLI ALL’ESTERO
In principio fu l’Olanda, che con il suo “Opium act” del 1976 rese possibile possesso e vendita delle sostanze. E dopo oltre 40 anni di coffee shop, le statistiche dicono che il numero dei consumatori di derivati della cannabis di quel Paese non è superiore al resto d’Europa. Oggi però quando si parla di legalizzazione si guarda soprattutto agli Usa. Intanto al Colorado, Stato da 5,5 milioni di abitanti che nel 2012 ha aperto alla cannabis per scopo ricreativo. Nel 2015 è stata venduta marijuana per quasi un miliardo di euro e il giro d’affari generale è stato di 2,4 miliardi. Il numero dei consumatori giovani (la sostanza può essere venduta a chi ha più di 21 anni) sarebbe rimasto costante rispetto agli anni precedenti la legalizzazione.
A suo tempo sono partiti anche Alaska, Stato di Washington, District of Columbia (dove c’è Washington, la capitale) e Oregon. Con le ultime presidenziali ci sono stati 9 referendum. Uno, in Arizona, è stato perso, gli altri hanno aperto alla legalizzazione per uso ricreativo in California, Maine, Massachusetts, Nevada e per uso medico in Florida, Arkansas, Montana e North Dakota. In Canada il premier Trudeau ha appena presentato un disegno di legge per rendere legale l’utilizzo ricreativo dal 2018. In Europa, il Portogallo ha depenalizzato l’uso delle droghe e la Spagna ha creato i “Cannabis social club” dove si può fumare liberamente. In India la sostanza può essere venduta da certi negozi, in Uruguay malgrado la legalizzazione, ben due terzi dei consumatori continuano ad acquistare dai narcotrafficanti, che fanno prezzi più bassi e minacciano le farmacie che possono vendere la cannabis per legge.
PER CURARE IL DOLORE
Sono circa 30 i chili di cannabis di Stato già distribuiti alle farmacie private italiane e alle Regioni. Nel nostro Paese l’uso della sostanza è permesso soltanto per ragioni sanitarie. Il produttore è uno solo: l’Istituto farmaceutico militare di Firenze, che ha iniziato a lavorare a pieno regime alla fine dello scorso anno. Nel 2017 si dovrebbe arrivare a 100 chili di prodotto, ma vista la domanda molto alta si stanno già preparando gli spazi per produrne 300 nel 2018. La cannabis è prescrivibile a carico del sistema sanitario nazionale per lenire il dolore neurologico e oncologico ma anche per ridurre i sintomi di gravi malattie come la sclerosi multipla.

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