“Perché la scienza non è un’opinione”     Roberto Burioni racconta la sua campagna per spiegare a cosa servono i vaccini

da ROBINSON, inserto di Repubblica oggi in edicola
MEDICI IN PRIMA LINEA
Testo di Chiara Valerio
Roberto Burioni, cinquantaquattro anni, medico e professore all’Università Vita-Salute di Milano, ha scritto Il vaccino non è un’opinione. Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole capire (Mondadori). Avrebbe potuto continuare a insegnare e studiare senza l’onere — dopo aver aperto una pagina Facebook — di essere identificato come il garante, l’autorità, il guru dei vaccini. La quarta di copertina del suo libro è un elenco di verità scientifiche e di luoghi comuni. I vaccini sono sicuri. I vaccini rendono la nostra comunità più forte. I vaccini conducono all’omosessualità. I vaccini sono un complotto politico. I bambini vaccinati hanno più probabilità di diventare autistici. Burioni viene apostrofato come satanista, alieno, componente della Loggia del Drago (qualsiasi cosa sia). Immediatamente, prima ancora di aprire il suo libro, mi chiedo quale sia la mia posizione nei confronti dei vaccini e se sia necessario averne una. Appena dopo, m’interrogo sulla mia posizione riguardo le scienze trattate e discusse come credenze religiose. Ma le domande bisogna farle a Burioni.
Pensa di essere un bravo medico?
«Penso di fare del mio meglio, e ho l’umiltà di studiare quello che non conosco. La medicina è diversa da tutte le altre scienze perché dietro ogni pagina che leggiamo, parlo sia di chi fa ricerca di base che di chi tiene un bisturi in mano, a distanze diverse certo, c’è sempre una persona».
I medici che fanno del loro meglio sono bravi medici?
«No, non sempre».
Curerebbe se stesso o sua figlia?
«No. Per una diagnosi medica ci vogliono equilibrio e distanza. Non posso esserlo nei confronti di me stesso o di coloro che amo. Posso scegliere un medico del quale mi fido. Io quando ho scelto, mi fido. Un detto americano dice “Il medico che si cura è pazzo due volte, una come medico e l’altro come paziente”. Posso elencare i miei sintomi, ma non giudicarli. Il rapporto tra medico e paziente è emotivo, è basato sulla fiducia e reciproco, il paziente crede a ciò che dice il medico e il medico a ciò che dice il paziente. Parlo prima di tutto da persona che ha un corpo e che dunque potrebbe diventare un paziente in ogni momento…».
Perché ha aperto una pagina Facebook sui vaccini?
«Perché da quando ho avuto una bambina — adesso ha cinque anni — ho dovuto confrontarmi con la disinformazione sui vaccini. Io so spiegare perché i vaccini sono sicuri e così su Facebook ho applicato i due principi che utilizzo a lezione. Principi di responsabilità per chi domanda e per chi risponde. Il primo è che se chi ascolta non capisce, allora non sono stato abbastanza chiaro. Il secondo è che, poiché alla fine di ogni post c’è una bibliografia, chi legge ha la possibilità di approfondire, studiando ciò che ho spiegato. Volevo provare a rispondere a chi afferma “ non credo nella scienza” o “voglio sentire anche l’altra campana”. Due asserzioni prive di senso: ci sono i dati e c’è la discussione sui dati, poi basta. La medicina non è un’opinione e non è una credenza religiosa. Prima dei vaccini, un terzo dei bambini moriva nel primo anno di età. Sono contento che mia figlia sia nata in un mondo dove non ha rischiato di morire nel suo primo anno di vita. Tutti i medici sbagliano, perché tutti gli uomini sbagliano e i medici sono uomini. Eppure questa scienza tanto imperfetta ha migliorato il mondo…».
Su Facebook che domande le fanno?
« Domande spesso intelligenti e domande che, altrettanto spesso, rivelano una confusione. La domanda di un genitore, qualsiasi essa sia, merita una risposta. I genitori di un bambino malato sono deboli. La medicina talvolta deve dire “Non c’è niente da fare”. Lei criticherebbe il genitore che piuttosto di sentire “Tuo figlio morirà” si rivolge altrove? Io no, ma pensi se in questo altrove, incappasse in un ciarlatano. I medici che approfittano della debolezza del malato e di chi gli sta vicino, dovrebbero essere radiati dall’ordine».
Di vaccino è mai morto qualcuno?
«No».
Esiste però un rischio encefalite dopo la vaccinazione per il morbillo.
«Le statistiche più pessimistiche contano un caso su due milioni, le statistiche riguardanti le encefaliti nei bambini dopo il morbillo contano un caso su mille».
Però ci sono le grandi verità e le piccole verità, le grandi bugie e le piccole bugie, e poi ci sono le statistiche…
«Se è vero che alcuni dati sono interpretabili, è vero che altri sono da considerarsi acquisiti».
Un esempio?
«Qualsiasi medico che si trovi a diagnosticare una tonsillite da streptococco a un bambino, prescriverà un antibiotico».
Vaccinarsi è come mettere il casco?
« No, è come guidare prudentemente, è un gesto con una valenza sociale, collettiva. Nel 1992 in Olanda sono morte settanta persone di poliomielite, in una comunità protestante. Nessuno era vaccinato contro la poliomielite. Perché la malattia è un castigo di Dio…».
In Occidente però è un caso isolato.
« I virus e i batteri non hanno passaporto. In Occidente non vediamo più certe malattie perché ci vacciniamo. Il profilo di sicurezza del vaccino è unico, il vaccino non cura, previene, è la bombola a gas costruita bene, che non scoppia e che, dunque, non fa notizia. Si è grati a un farmaco perché ti guarisce, ma non si può essere grati a un vaccino, perché non ti fa ammalare. Il vaccino non si vede».
L’efficacia dei farmaci dipende dalle dosi…
«Farmaco e veleno in greco hanno la stessa radice, ma per i vaccini conosciamo la dose efficace. Il successo dei vaccini ci ha fatto dimenticare quanto sono gravi le malattie. Mio padre era pediatra, e nel 1959 ha visto un bambino morire di difterite. Prima del vaccino contro la poliomielite, solo in Italia c’erano ottomila casi all’anno tra morti e paralizzati, i vaccini hanno cancellato il terrore della malattia. Inoltre, se lei fino a quindici anni fa avesse voluto sapere cos’era un vaccino, avrebbe aperto un’enciclopedia — su un’enciclopedia non scrive il primo che passa — adesso apre internet. Troverà pagine molto accurate, Medici senza frontiere, Emergency, pagine di colleghi seri e competenti, ma anche pagine scritte da passanti».
Si può distinguere?
«Bisogna studiare. Il punto però è che la medicina ha a che vedere, prima di tutto, col nostro benessere. Accettiamo, per esempio, che un airbag non ci renda immortali, ma non che il vaccino contro la meningite diminuisca la possibilità di contagio del novantacinque per cento dei casi, e che ci sia un cinque per cento che sfugge… Pretendiamo dalla medicina cose che non pretendiamo da altre scienze».
Esistono miracoli?
«Come medico, il miracolo non mi riguarda. Riguarda la sfera privata di ognuno».
Lei è un ottimista?
«Io credo che, al fondo, la ragione e la verità vincano sempre».
Ma per raggiungere ragione e verità bisogna studiare.
« Certo. Il tempo che ho dedicato a studiare mi ha migliorato. Nei momenti di incertezza della mia vita professionale io, nel dubbio, ho studiato. E ho fatto bene. Lo studio è democratico, puoi essere poverissimo o un principe ma non c’è scorciatoia per capire, se non studiare. Ed è una cosa che si esercita, pensi esistono i fisioterapisti per tutti i muscoli, ma non per il cervello, meglio esercitarlo no?».
I vaccini sono naturali?
«Anche i terremoti. Rinuncerebbe per questo a una casa antisismica? Il botulino è naturale. Il concetto di naturale non ha senso in questa discussione».
Sul muro di un ospedale di Roma c’è scritto “Se non potete guarire curate, se non potete curare consolate”…
«Preferisco la medicina che guarisce e ancora di più quella che non fa ammalare, come i vaccini».

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