“Andiamo tutti a lezione di tempo”   di Luca Fraioli

da Robinson, inserto Cultura di Repubblica oggi 21 maggio 2017 in edicola
TITOLO: L’ORDINE DEL TEMPO AUTORE: CARLO ROVELLI EDITORE: ADELPHI PREZZO: 14 EURO PAGINE: 207
Una lunga lezione di fisica. Ma anche di filosofia, di poesia, di biologia, persino di musica. Carlo Rovelli, professore all’Università di Marsiglia torna nella Piccola Biblioteca Adelphi dopo il trionfo, non solo italiano, delle sue Sette brevi lezioni di fisica. Se nel bestseller precedente ci aveva guidati attraverso il cosmo, dalla relatività alla meccanica quantistica, questa volta Rovelli intraprende un viaggio che inizia e finisce dentro noi stessi, alla scoperta del mistero più grande: cos’è il tempo? Per millenni la risposta l’hanno cercata santi, mistici indiani e filosofi greci. Rovelli parte proprio da uno di loro, Anassimandro: «Le cose si trasformano l’una nell’altra secondo necessità e si rendono giustizia secondo l’ordine del tempo». Ecco dove nasce L’ordine del tempo, che è insieme il titolo e lo scopo del libro: spiegare quanto c’è di reale nella nostra percezione di uno scorrere uniforme, dal passato verso il futuro, lungo il quale si succedono gli eventi. Quella di Rovelli è insomma, per citare il suo illustre collega Stephen Hawking, una “breve storia del tempo” in tre tappe: come lo viviamo noi umani, come ce lo hanno spiegato le due rivoluzioni concettuali di inizio Novecento (meccanica quantistica e Relatività generale), come, infine, potrebbe essere davvero, alla luce delle teorie più recenti.
Forse proprio memore di Hawking, per il quale ogni equazione in un libro dimezza il numero di lettori, anche Rovelli evita le formule.
Con una eccezione: la seconda legge della termodinamica, secondo cui l’entropia di un sistema tende sempre ad aumentare (cioè il calore passa dai corpi caldi ai corpi freddi, mai viceversa). «È l’unica equazione della fisica fondamentale che conosce la differenza tra passato e futuro» spiega Rovelli.
Ma l’illusione che gli studi sull’entropia condotti nell’Ottocento potessero svelare definitivamente il mistero del tempo fu di breve durata. Pochi anni dopo la Relatività di Einstein avrebbe scardinato molte certezze: gli orologi rallentano vicino a grandi masse, vanno più veloci se ne sono lontani, frenano se viaggiano alla velocità della luce, vanno più in fretta se stanno fermi. E non esiste un tempo assoluto: ogni punto dell’Universo ha un suo presente, un suo passato, un suo futuro. Poi c’è la meccanica quantistica: anche il tempo, se lo si va a studiare su scale infinitesimali, è composto da grani elementari. «E la distinzione fra presente, passato e futuro diventa fluttuante, indeterminata» scrive Rovelli. «Un avvenimento può essere insieme prima e dopo un altro».
Sono conquiste scientifiche che hanno ormai un secolo. Ma faticano a “correggere” la nostra visione del tempo: continuiamo a percepirlo come un flusso continuo e unidirezionale. Perché ci siamo evoluti su un pianeta la cui piccola massa non provoca le distorsioni spazio-temporali di un buco nero, ci muoviamo lentamente e non a trecentomila chilometri al secondo come invece fa la luce, perché i nostri sensi non riescono a penetrare nell’infinitamente piccolo dove materia e energia si comportano come onde di probabilità.
Siamo insomma miopi, vediamo bene solo una piccolissima porzione di Universo. Tutto il resto ci appare sfocato. Rovelli ci invita a indossare gli occhiali della fisica teorica, per eliminare la sfocatura e guardare oltre. Ci conduce attraverso la gravità quantistica a loop, una delle teorie, quella a lui più cara, che tentano di coniugare Relatività e meccanica dei quanti, e ci spiega che si può scrivere una formula del mondo che faccia a meno del tempo. «Il mondo senza tempo non è un mondo complicato. È terso, ventoso, pieno di bellezza, come la bellezza arida delle labbra screpolate delle adolescenti». Il tempo dunque potrebbe non esistere. Ed essere un’invenzione di noi umani che abbiamo una visione sfocata e parziale dell’Universo. Perché l’evoluzione ci ha dotati di un cervello ipertrofico, che immagazzina ricordi creando sinapsi e sa anticipare ciò che accadrà, scandendo la familiare, ma forse artificiale, sequenza di passato, presente e futuro. Le duecento pagine de L’ordine del tempo sono meno facili delle Sette brevi lezioni di fisica.
Ma in questo caso si viaggia verso frontiere inesplorate, che hanno a che fare con la memoria, la coscienza, il nostro ruolo nell’Universo.
Svelando, ancora una volta, che, lungi dal dare risposte definitive, la fisica spesso pone nuove domande. Non sappiamo cosa sia il 95% dell’Universo, fatto di materia ed energia oscura. Né, come ci ricorda Rovelli, abbiamo ancora compreso il mistero più grande. Ci vorrà tempo. Ammesso che esista.
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